Iva: sono soggetti i “contributi” versati ad una Associazione da parte degli Enti Locali associati per prestazioni di servizi erogate agli stessi

Iva: sono soggetti i “contributi” versati ad una Associazione da parte degli Enti Locali associati per prestazioni di servizi erogate agli stessi

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 576 del 30 agosto 2021, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento Iva applicabile ai contributi aggiuntivi versati a una Associazione da parte di enti associati.

Nel caso di specie un Centro Studi (Associazione volontaria di soli Enti Locali, iscritta nel Registro regionale delle persone giuridiche) svolge, senza scopo di lucro, attività di supporto tecnico-scientifico nei confronti degli Enti Locali associati, realizzando studi, piani e progetti in materia di pianificazione-programmazione urbanistica-territoriale, infrastrutturale, ambientale e in tema di sviluppo socioeconomico locale.

Detta attività viene organizzata attraverso Programmi annuali, anche sulla base delle esigenze e delle richieste evidenziate dagli Enti associati. Detti programmi prevedono, ad integrazione delle attività di carattere generale aventi una rilevanza per tutti gli Enti Locali associati, anche attività specifiche in favore dei medesimi Enti associati, per le quali è prevista l’erogazione di un contributo aggiuntivo a carico di questi ultimi, necessario al ristoro parziale dei maggiori oneri connessi allo svolgimento delle predette attività.

Sul punto l’Agenzia delle Entrate, confermando una posizione ormai assolutamente chiara su casistiche di questo tipo, ha chiarito come le somme in questione debbano essere considerate fiscalmente, dal punto di vista oggettivo, dei corrispettivi rilevanti Iva, sussistendo un rapporto sinallagmatico tra Centro Studi ed Enti Locali associati. In particolare, riguardo all’individuazione del presupposto oggettivo Iva, l’Agenzia ha ricordato che lo stesso è definito in maniera alquanto ampio dalla normativa europea, in particolare agli artt. 2 e 73 della Direttiva n. 2006/112/CE del 28 novembre 2006.

Al riguardo, la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE ha statuito che una prestazione di servizi è effettuata a titolo oneroso, ai sensi del citato art. 2, paragrafo 1, della suddetta Direttiva, configurando pertanto un’operazione imponibile “soltanto quando tra l’autore della prestazione e il beneficiario intercorre un rapporto giuridico nell’ambito del quale avvenga uno scambio di prestazioni sinallagmatiche, nel quale il compenso ricevuto dall’autore di tale prestazione costituisca il controvalore effettivo del servizio fornito al beneficiario (…), ciò si verifica quando esiste un nesso diretto tra il servizio fornito dal prestatore e il controvalore ricevuto, ove le somme versate costituiscono un corrispettivo effettivo di un servizio individualizzabile fornito nell’ambito di un siffatto rapporto giuridico” (vedasi Corte di Giustizia CE, Sentenza 23 marzo 2006, Causa C-210/04; Sentenza 3 marzo 1994, Causa C-16/93; Sentenza 5 luglio 2018, Causa C-544/16).

In altri termini, il presupposto oggettivo impositivo per l’applicazione dell’Iva si deve escludere solo nel caso in cui non venga ravvisata alcuna correlazione tra la prestazione di servizi effettuata ed il corrispettivo percepito. Inoltre, secondo la giurisprudenza della medesima Corte di Giustizia, “la circostanza che un’operazione economica venga svolta ad un prezzo superiore o inferiore al prezzo di costo è irrilevante ai fini della qualificazione di tale operazione come negozio a titolo oneroso”. Quest’ultima nozione presuppone infatti unicamente l’esistenza di un nesso diretto tra la cessione di beni o la prestazione di servizi ed il corrispettivo realmente percepito dal soggetto passivo (vedasi Sentenza della Corte di Giustizia UE 12 maggio 2016, Causa C-520/14).

Nell’ordinamento italiano il requisito oggettivo è disciplinato dall’art. 3, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, il quale prevede che “costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, (…) e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e permettere quale ne sia la fonte”. L’art. 2, comma 3, lett. a) del medesimo Decreto prevede invece che non si considerano cessioni di beni “le cessioni che hanno per oggetto denaro o crediti in denaro”. In tale conteso normativo e giurisprudenziale, l’Amministrazione finanziaria ha più volte chiarito che, in linea generale, un contributo assume rilevanza ai fini dell’Iva se viene erogato a fronte di un obbligo di dare, fare, non fare o permettere, ossia quando si è in presenza di un rapporto sinallagmatico obbligatorio a prestazioni corrispettive (Circolare n. 34/E del 2013; Risoluzioni 21/E del 16 febbraio 2005 e n. 16/E del 27 gennaio 2006). Nel dettaglio, con la suddetta Circolare n. 34/E del 2013 è stato precisato il trattamento Iva applicabile ai contributi erogati da Amministrazioni pubbliche, stabilendo in particolare i criteri generali per la definizione giuridica e tributaria delle stesse erogazioni, come contributi o corrispettivi.

Alla luce dei criteri delineati dalla citata Circolare, al fine del corretto inquadramento delle somme erogate dagli Enti associati nei confronti del Centro Studi istante, occorre far riferimento agli accordi che regolamentano i rapporti tra le parti.

Nel caso in analisi il Centro Studi istante, da quanto emerge dalle norme statutarie (art. 2), ha tra i propri scopi, nell’ambito del più generico perseguimento degli obiettivi attinenti allo svolgimento di attività di supporto operativo e tecnico scientifico agli Enti associati in materia di Governo del territorio, Ambiente e Infrastrutture, quello di ”svolgere specifiche attività a favore dei predetti soci, da qualificare in Programmi annuali di attività, in particolare per quanto attiene alla predisposizione di studi su problematiche territoriali e all’attività di collaborazione e assistenza nella redazione dei rispettivi atti di programmazione, pianificazione e progettazione”. Sulla base di quanto previsto dallo Statuto, vengono successivamente definiti e stipulati i programmi di collaborazione (convenzioni) tra lo stesso Centro Studi e i vari Enti Locali associati che intendono avvalersi, in base alle proprie richieste ed esigenze, delle suddette specifiche attività. Dai predetti accordi emerge che l’istante si impegna, oltre che a svolgere l’attività che si evince dall’oggetto dei medesimi Programmi, anche altre attività di supporto quali: partecipare agli incontri necessari per verificare le diverse fasi del lavoro e a partecipare ad eventuali incontri pubblici che si riterranno necessari per comunicare all’esterno i risultati dell’attività con l’eventuale predisposizione di report/presentazioni.

A fronte dei diversi obblighi assunti in sede di accordo convenzionale da parte del Centro Studi viene riconosciuto un “contributo aggiuntivo” (rispetto alla ordinaria quota associazione) necessario alla parziale copertura delle maggiori spese connesse allo svolgimento di tali specifiche attività.

Da quanto sopra esposto emerge che le predette specifiche attività, previste dallo Statuto, vengono rese dal Centro Studi istante a titolo oneroso, ossia nell’ambito di un rapporto a prestazioni corrispettive e quindi di natura sinallagmatica, esistendo un nesso diretto fra le stesse prestazioni fornite e le somme ricevute, a nulla rilevando sia la circostanza che tali somme siano inferiori al prezzo di costo, sia che le prestazioni fornite siano finalizzate al perseguimento di un interesse pubblico.

In tal senso, il presupposto oggettivo si verifica nella misura in cui il Centro Studi si impegna a realizzare le specifiche attività e gli Enti associati riconoscono e versano il “contributo aggiuntivo” che, seppur vada a coprire non interamente i costi sostenuti dal Centro, “rappresenta in ogni caso il compenso per le prestazioni rese, in mancanza del quale l’interpellante non si sarebbe impegnato a svolgere le medesime prestazioni”. A supporto di detta tesi vi è la circostanza che la titolarità degli elaborati e degli studi svolti dall’istante viene riservata ai vari Enti-soci committenti.

La sussistenza del presupposto oggettivo deve essere ravvisata anche nel caso di specie in cui gli accordi con i quali vengono disciplinati i rapporti tra il Centro Studi e gli Enti Locali associati siano stati conclusi ai sensi dell’art. 5, comma 6, del Dlgs. n. 50/2016, il quale prevede che un accordo concluso tra 2 o più Amministrazioni aggiudicatrici non rientra nell’ambito di applicazione del “Codice degli Appalti pubblici” quando sono soddisfatte le condizioni riportate dalla medesima disposizione. Ciò trova conferma nella citata Circolare n. 34/E del 2013, nella quale è stato precisato che si è in presenza di una erogazione-corrispettivo a fronte di una prestazione di servizi anche se i contratti sono stipulati al di fuori o in deroga alle norme del “Codice dei Contratti pubblici” e ciò avviene, tra l’altro, quando i rapporti sono costituiti con soggetti dai particolari requisiti per i quali gli affidamenti sono effettuati al di fuori delle regole del suddetto “Codice”, con la conseguenza che si rendono applicabili tutte le norme tributarie che regolano tali fattispecie. Tale conclusione è in linea con i contenuti della citata Circolare n. 34/E del 2013, che prevede la sussistenza del medesimo schema (e quindi si è in presenza di una erogazione-corrispettivo a fronte di una prestazione di servizi) anche se gli accordi-contratti sono stipulati al di fuori o in deroga delle norme del descritto “Codice dei Contratti pubblici” (es. rapporti tra Enti Locali e Società “in-house”).  Ovviamente, ai fini dell’applicazione dell’Iva dovrà essere verificata anche la sussistenza, in capo al Centro Studi, del requisito soggettivo, elemento su cui l’Agenzia delle Entrate non si sofferma, ma che ricorda dover essere verificato. 


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