Iva sulla Tia: il rimborso deve essere corrisposto dall’Amministrazione finanziaria e non dal gestore del Servizio “Rifiuti”

Iva sulla Tia: il rimborso deve essere corrisposto dall’Amministrazione finanziaria e non dal gestore del Servizio “Rifiuti”

Giudici di Pace di Lucca, Sentenza n. 921 del 13 settembre 2016

 

Nella fattispecie in esame, il Giudice di pace si esprime sulla questione, mai risolta definitivamente dal Legislatore, dell’Iva riscossa unitamente alla Tia.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate, nelle Risoluzioni n. 25/E del 2003 e n. 250/E del 2008, ha sempre affermato la natura non tributaria della Tia e il conseguente assoggettamento all’Iva. Invece, la Corte costituzionale, con la Sentenza n. 238/09, ha sancito la natura tributaria della Tia, affermando che “la Tia costituisce una mera variante della Tarsu disciplinata dal Dpr. n. 507/93, e conserva la qualifica di tributo propria di quest’ultima, in quanto caratterizzata dalla doverosità della prestazione, dalla mancanza di un rapporto sinallagmatico fra le parti e da un collegamento della prestazione alla pubblica spesa in relazione ad un presupposto economicamente rilevante”.

L’orientamento costituzionale, sulla natura propriamente tributaria della Tia, negli anni, è stato condiviso e confermato dalla Corte di Cassazione, dove in tutte le sue Pronunce ha predicato il principio di diritto secondo il quale la Tia costituisce un tributo e non un’entrata patrimoniale di diritto privato, con la conseguenza che a questo prelievo non è applicabile l’Iva, perché le somme già costituenti un’imposizione fiscale non possono a loro volta essere gravate anche dall’Iva. Infatti, è stato utilmente rilevato dalle Sentenze della Corte di Cassazione che l’entrata tributaria in questione ha natura sicuramente pubblicistica, non rappresentando in senso tecnico il corrispettivo di una prestazione liberamente richiesta, ma costituendo al contrario una forma di finanziamento del servizio pubblico attraverso l’imposizione dei relativi costi sull’area sociale che da tali costi ricava, nel suo insieme, un beneficio, in assenza di una corrispondenza fra costi e benefici.

Per di più, la Suprema Corte ha tratto l’ulteriore conseguenza per cui gli atti con i quali il gestore del “Servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani” richiede al contribuente quanto da lui dovuto a titolo di Tia sono atti amministrativi impositivi che devono pertanto possedere i requisiti di validità propri di tali atti, non configurandosi un ostacolo a siffatta conclusione la natura eventualmente privatistica del soggetto che gestisce l’entrata fiscale.

Come, appunto, nel caso di specie, in cui l’Ente esattore va qualificato come mero adiectus solutionis causa, ossia alla stregua di un mandatario all’incasso di crediti tributari e di un indicato al pagamento, che agisce in nome proprio ma per conto degli Enti (impositori) che gli hanno conferito e gli conferiscono il relativo mandato all’incasso dei crediti tributari. Infatti, la Tia appartiene a quel novero di diritti, canoni e contributi che la disciplina comunitaria, con la Direttiva Ue n. 116/06, ha sottratto all’assoggettamento ad Iva in quanto percepiti da Enti pubblici per attività o operazioni esercitate in quanto pubbliche Autorità.

Dunque, in base a quanto sopra premesso, il Giudice di Pace di Lucca, con la Sentenza in esame, ha estromesso dal giudizio il gestore del Servizio “Rifiuti”, al quale si erano rivolti i contribuenti, ed ha dichiarato la legittimazione passiva del Mef e dell’Agenzia delle Entrate, in quanto Enti impositori e percettori dell’Iva.

Tuttavia, il fatto nuovo, statuito dal Giudice di pace, è che l’Iva deve essere rimborsata dall’Amministrazione finanziaria e non dal gestore del Servizio “Rifiuti”; questo in quanto il gestore del Servizio è un semplice Ente esattore ed è perciò privo di legittimazione passiva nell’azione di restituzione.

Nel caso di specie, gli Enti impositori e percettori dell’Iva sono il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, tenuti in solido a rimborsare ai contribuenti le somme versate a titolo di Iva.

di Carolina Vallini

 


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