Iva: un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sui tempi di emissione delle note di credito in caso di fallimento

Iva: un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sui tempi di emissione delle note di credito in caso di fallimento

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 438 del 28 ottobre 2019, ha fornito chiarimenti in ordine al termine per l’emissione della nota di credito in caso di chiusura di una procedura concorsuale.

Nel caso di specie, l’istante è creditrice di una Società dichiarata fallita dal Tribunale nel 2006. A seguito della conclusione della procedura fallimentare, il Collegio del Tribunale ha dichiarato la chiusura del fallimento nel 2013. Nelle more della procedura, l’istante ha affidato ad altra Società il mandato di informarla della data di chiusura del fallimento, onde poter poi procedere all’emissione della nota di variazione ai sensi dell’art. 26, comma 2, del Dpr. n. 633/1972.

Nel 2019, tale ultima Società ha inviato una nota all’istante nella quale ha evidenziato che la chiusura del fallimento è stata dichiarata nel 2013, ma la sua annotazione presso il Registro delle imprese è stata eseguita solamente nel 2019, per cui l’istante ha chiesto se il termine per l’emissione della nota di variazione decorra dal deposito del Decreto di chiusura ovvero dall’annotazione dello stesso presso il Registro delle imprese.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che l’art. 26, comma 2, del Dpr. n. 633/1972, prevede che “se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui agli artt. 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’art. 182-bis del Regio Decreto n. 267/1942, ovvero di un Piano attestato ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. d), del medesimo Regio Decreto n. 267/1942, pubblicato nel Registro delle imprese o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’art. 19 l’Imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’art. 25”.

Il diritto alla variazione è subordinato alla “infruttuosità” delle procedure concorsuali o esecutive. Con diversi Documenti di prassi (su tutti vedasi la Circolare n. 77/E del 2000 e la Circolare n. 8/E del 2017) è stato chiarito che la condizione di infruttuosità della procedura concorsuale si realizza alla scadenza del termine per le osservazioni al Piano di riparto finale ovvero, in assenza, alla scadenza del termine per opporre reclamo contro il Decreto di chiusura del fallimento.

Nel caso in esame, posto che, dal tenore dell’istanza, non pare esserci stato un Piano di riparto finale, l’esercizio del diritto alla variazione risulta subordinato alla scadenza del termine per opporre reclamo contro il Decreto di chiusura del fallimento. Al riguardo, l’art. 26 della “Legge Fallimentare” prevede al comma 3 che il reclamo al Decreto di chiusura del fallimento possa essere proposto nel termine perentorio di 10 giorni, decorrente dalla comunicazione o dalla notificazione del Provvedimento per il Curatore, per il fallito, per il Comitato dei creditori, e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il Provvedimento; per gli altri interessati il termine decorre invece dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal Giudice delegato o dal Tribunale, se quest’ultimo ha emesso il Provvedimento.

Tuttavia, il successivo comma 4 della citata norma dispone che, “indipendentemente dalla previsione di cui al comma 3, il reclamo non può più proporsi decorso il termine perentorio di novanta giorni dal deposito del Provvedimento in Cancelleria”.

Posto che, nel caso di specie, il deposito del Provvedimento ha avuto luogo nel 2013, ne consegue che, agli effetti della norma da ultimo citata, i termini per proporre reclamo al Decreto risultano ormai scaduti e con essi, per quanto sopra esposto, risultano in conclusione scaduti anche i termini per l’emissione della nota di variazione di cui all’art. 26, comma 2, del Dpr. n. 633/1972. Stante il rinvio all’art. 19 del medesimo Dpr. n. 633/1972, contenuto nel citato art. 26, il diritto alla detrazione poteva essere esercitato, ratione temporis, al più tardi con la Dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo.


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