“Jobs Act”: la Cassazione a favore dell’estensione dell’art. 18 dello “Statuto dei lavoratori” ai dipendenti pubblici

“Jobs Act”: la Cassazione a favore dell’estensione dell’art. 18 dello “Statuto dei lavoratori” ai dipendenti pubblici

Nella Sentenza n. 24157 del 26 novembre 2015 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità affrontano l’annosa vicenda del nuovo art. 18 della Legge n. 300/70 (“Statuto dei lavoratori”).
La Suprema Corte afferma che “l’inequivocabile tenore dell’art. 51 del Dlgs. n. 165/01 prevede l’applicazione anche al pubblico impiego cd. ‘contrattualizzato’ della Legge n. 300/70 e successive modificazioni ed integrazioni, a prescindere dal numero di dipendenti”. Dunque, secondo i Giudici di legittimità, “è innegabile” che il nuovo testo dell’art. 18 della Legge n. 300/70, come novellato dall’art. 1 della Legge n. 92/12 (c.d. “Legge Fornero”), trovi applicazione al licenziamento dei dipendenti statali e locali e ciò a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla Legge n. 92/12 .

Nel caso di specie, la Cassazione si pronuncia in via principale sul licenziamento del Dirigente di un Consorzio siciliano, giudicandolo illegittimo per motivi procedurali, in quanto l’intero procedimento è stato avviato, istruito e concluso da un solo componente dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari, che invece deve operare come Organo collegiale.

Secondo le argomentazioni della Corte, il nuovo testo dell’art. 18, comma 10, dello “Statuto dei lavoratori”, come modificato dalla Legge n. 92/12, ricollega espressamente (oltre alle ulteriori ipotesi in esso previste) la sanzione della reintegra (e non quella meramente indennitaria) anche ad altri casi di nullità previsti dalla legge. Ed è indubbio che fra le nullità previste dalla legge vi sia anche quella per contrarietà a norme imperative e in tale novero rientra l’art. 55-bis, comma 4, del Dlgs. n. 165/01, in base al quale ciascuna Amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari. La tutela meramente indennitaria è invece prevista, sempre dal nuovo testo dell’art. 18, in ipotesi differenti da quelle verificatasi nel caso in esame  (ad esempio, in quella in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui all’art. 2, comma 2, della Legge n. 604/66, della procedura di cui all’art. 7 della Legge n. 300/70 o della procedura di cui all’art. 7 della Legge n. 604/66).

Dopo avere confermato l’illegittimità del licenziamento, i Giudici affrontano anche l’altra questione sollevata dal Consorzio, inerente proprio l’applicabilità dell’art. 18 citato al pubblico impiego, confermando che il medesimo si applica anche ai dipendenti pubblici e ritenendo di non dover interessare la Corte Costituzionale sulla questione, come invece richiesto dal ricorrente.

Un pronunciamento che non sembra però aver spostato di un millimetro la posizione assunta dal Governo in merito. “Per il pubblico impiego – ha detto il Ministro per la Semplificazione e la P.A., Marianna Madia, in occasione di un’iniziativa in materia di innovazione svoltasi a Bologna – la riforma dell’art. 18 non vale, perché c’è una differenza sostanziale che è il tipo di datore di lavoro. Nel Testo unico sul pubblico impiego chiariremo anche questo aspetto in modo esplicito”. Il Ministro ha inoltre evidenziato che la Sentenza della Cassazione, “letta a fondo e con attenzione, dice che di fatto quel lavoratore va reintegrato perché oggi ci sono delle norme che dicono che per i procedimenti disciplinari è così. Quindi c’è stata una lettura parziale di quella Sentenza, dopo di che potranno anche esserci altre Sentenze”.

Corte di Cassazione, Sentenza n. 24157 del 26 novembre 2015


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