La giornata parlamentare – 10 luglio

La giornata parlamentare – 10 luglio

Oggi al Senato

L’aula del Senato tornerà a riunirsi alle 16.30 per esaminare la mozione, a prima firma Emma Bonino, per l’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà diverse audizioni sullo schema di decreto legislativo sul codice del Terzo settore. La Giustizia proseguirà l’esame sugli schemi di decreti legislativi relativi alla riforma dell’ordinamento penitenziario, alla disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni e alla giustizia riparativa.

Le Commissioni Esteri di Camera e Senato ascolteranno le duplici comunicazioni del Ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi alle 13 sulle linee programmatiche del Ministero e alle 19.30 sugli esiti del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018. Le Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento ascolteranno i rappresentanti della Corte dei Conti sullo schema di decreto legislativo per il completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato.

La Commissione Finanze proseguirà l’esame del decreto legge per la proroga del termine per la fatturazione elettronica; l’Istruzione, in sede congiunta con la Cultura della Camera, alle 12 ascolterà il Ministro dell’istruzione Marco Bussetti sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

L’Agricoltura svolgerà alcune audizioni sulle problematiche del comparto agricolo e agroalimentare. Infine alle 14 la Territorio proseguirà l’audizione del Ministro dell’ambiente Sergio Costa mentre le Commissioni Politiche dell’Unione Europea di Camera e Senato alle 12.30 ascolteranno il Ministro per gli affari europei Paolo Savona sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

Proseguono i lavori alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 11.30 per lo svolgimento delle interpellanze e interrogazioni. A seguire proseguirà l’esame del decreto legge per assicurare lo svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e si confronterà sulla proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

La Commissione Affari Costituzionali concluderà l’esame della proposta di legge per l’istituzione della Commissione Antimafia; la Giustizia esaminerà il decreto relativo agli interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale e la Procura di Bari, e sugli schemi di decreti legislativi relativi alla riforma dell’ordinamento penitenziario, alla disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni e alla giustizia riparativa.

La Finanze In sede riunita con la Giustizia esaminerà lo schema di decreto legislativo sugli abusi di mercato. L’Ambiente esaminerà il decreto terremoto e concluderà il confronto sulla proposta di legge per l’istituzione della Commissione rifiuti e sul decreto terremoto. La Commissione Agricoltura svolgerà alcune audizioni sulle problematiche del comparto agricolo e agroalimentare.

Per Di Maio il decreto dignità non sì annacquerà in Parlamento. No a fiducia

Il decreto dignità non verrà annacquato ed in Parlamento sul testo il governo non metterà la fiducia. Lo mette in chiaro il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, dopo che il decreto è stato criticato da molti settori imprenditoriali che chiedono modifiche in sede di conversione. Il testo, varato lunedì scorso dal consiglio dei ministri, non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sarebbe in dirittura d’arrivo e, secondo quanto si è appreso, il Quirinale ha già fatto un primo vaglio sulle bozze del decreto inviate dal Governo in attesa dell’arrivo del testo definitivo.

“Il Parlamento deve avere la possibilità di discutere il decreto e di migliorarlo, credo non ci sia bisogno della fiducia ma, lo dico da capo politico del M5S, non arretreremo sulle norme”, ha affermato Luigi Di Maio, sottolineando che migliorare significa “aggiungere e non annacquare” e dicendosi aperto a emendamenti per “eliminare qualche altra scartoffia burocratica per le imprese o aumentare le pene per le aziende che delocalizzano”. Inoltre ha avvertito che se nel decreto dovesse essere reintrodotto il voucher “per sfruttare di nuovo la gente” allora “troverà un argine, anzi un muro in cemento armato del Movimento 5 Stelle”.

Draghi prudente con il Governo italiano, aspettiamo i fatti

Aspettiamo i fatti”. Mario Draghi, il presidente della Bce ieri in audizione al Parlamento Europeo, ha ostentato prudenza di fronte all’annuncio che l’Italia intenda chiedere alla Ue deroghe sostanziali in sfida alle regole sui conti pubblici. E ha gettato acqua sul fuoco anche sui timori che la fine del quantitative easing possa avere un impatto pesante su un Paese ad alto debito come l’Italia. “Dobbiamo vedere i fatti prima di esprimere un giudizio, i test saranno i fatti, finora ci sono state le parole e le parole sono cambiate”, è la risposta di Draghi a una domanda posta dall’europarlamentare Fulvio Martusciello (Ppe), che ha ravvivato una lunga audizione priva di grandi spunti, nella quale Draghi ha spiegato i dettagli della graduale riduzione degli acquisti di debito e spiegato perché la Bce è fiduciosa che l’inflazione risalirà, nonostante i rischi posti essenzialmente dal protezionismo.

Martusciello si riferiva ai piani relativi alle pensioni, i cui costi secondo alcuni tecnici sarebbero insostenibili, e il debito pubblico che rischia di gonfiarsi ulteriormente se il governo trierà dritto su flat tax e sostegno ai redditi senza adeguati tagli di spesa. Ma Draghi non è caduto nella tentazione di dare un giudizio prima di vedere, nero su bianco, cosa davvero intende fare il governo. Si è limitato a prendere atto che “finora ci sono stati annunci, e che le parole sono cambiate”.

Poi Draghi ha liquidato l’idea che il quantitative easing sia servito per aiutare Paesi come l’Italia: il mandato, la missione e la funzione della Bcesono la stabilità dei prezzi. E dunque l’addio agli acquisti di debito non dovrebbe dare troppi problemi all’Italia nell’analisi della Bce: la risposta dei mercati alla tabella di marcia dell’uscita dal Qe, annunciata un mese fa a Riga dalla Bce, “è stata tutt’altro che drammatica”. E a Francoforte “siamo fiduciosi – risponde sempre sull’Italia – che l’economia si stia rafforzando. Anche se il belpaese dovrà “restare nelle regole del gioco, proseguire nelle riforme e insistere nel processo d’integrazione europeo”.

 

 

 

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