La giornata parlamentare – 10 maggio

La giornata parlamentare – 10 maggio

Tra Movimento 5 Stelle e Lega è guerra su tutto 

I temi che fino al voto del 26 maggio saranno terreno di scontro fra Lega e Cinque Stelle per il voto europeo diventano di più ogni giorno che passa. E ognuno potrebbe essere buono per aprire una crisi di governo dopo il voto. C’è la giustizia, intesa soprattutto come inchieste e processi, ci sono la Tav, le Province, l’autonomia, la cannabis e la flat tax. L’elenco è lungo. E lo stato dei rapporti fra le forze di maggioranza non lascia prevedere che finisca qua. L’ultima querelle in ordine di tempo è sulla droga.

Cannabis legale: tra chiusura totale e legalizzazione

Chiuso il caso del sottosegretario Armando Siri, a cui è stato revocato l’incarico dal premier Giuseppe Conte, il ministro degli Interni Matteo Salvini ha subito lanciato una nuova battaglia, quella per la chiusura dei negozi che vendono cannabis legale. “Sulla lotta alla droga sono pronto a litigare con i Cinque Stelle. Il governo su questo può andare a casa”, ha detto il vicepremier, invitando i colleghi di maggioranza a ritirare “la loro proposta sulla droga libera”. Però “nei Canapa shop non si vende droga”, gli ha fatto notare il ministro alla Salute, Giulia Grillo, mentre Luigi Di Maio ha invitato il leader della Lega a dedicarsi anche alla lotta alla mafia.

Immigrazione: tra porti chiusi e accoglienza

C’è poi la questione immigrazione. Se in un primo momento i Cinque Stelle si sono adeguati alla politica dei porti chiusi, col tempo hanno un po’ rivisto la loro posizione. A volte il tema incrocia le competenze di due ministri, Matteo Salvini e la titolare della Difesa, Elisabetta Trenta. Fra i due i rapporti non sono idilliaci. Qualche giorno fa il Viminale ha fatto trapelare un giudizio poco lusinghiero sulla ministra “I militari meritano di più”. Le tensioni potrebbero ripresentarsi. Per esempio, ieri una nave della Marina Militare italiana ha soccorso trentasei di migranti al largo della Libia. Salvini ha protestato: “Non può esserci un ministro dell’interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie i migranti”. Sul tema la tensione rimane alta anche se alla fine Francia, Malta, Lussemburgo e Germania si sono offerti di accogliere una parte dei migranti salvati.

Giustizia: possibile che si apra il caso Rixi

Il 30 maggio i problemi con la giustizia potrebbero di nuovo mettere a rischio l’esecutivo. Quel giorno ci sarà la sentenza sulle spese pazze in Consiglio regionale della Liguria. Fra gli imputati c’è il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, del Carroccio. Lega e Cinque Stelle potrebbero trovarsi di nuovo a discutere sull’opportunità di mantenerlo nel governo. A quel punto, però, i rapporti di forza fra i due partiti saranno stati ridefiniti dal voto. E questo, sicuramente, peserà sul futuro del viceministro.

Tra sblocca Roma e Tav

Ci sono anche due provvedimenti all’esame del Parlamento che potrebbero alimentare una certa tensione tra i due alleati di Governo.Con il decreto sblocca cantieri, ora all’esame del Senato, si dovrà discutere il futuro della Tav; mentre sul decreto crescita, ora alla Camera, tornerà in campo la norma salva Roma: i pentastellati tenteranno di risolvere in via definitiva il problema del debito di Roma, ma Salvini è contrario ad un intervento ad hoc a favore della Capitale. Senza considerare la riforma degli enti locali, con cui i leghisti vorrebbero far tornare le giunte e i consigli provinciali eletti. Una proposta fortemente osteggiata dal Movimento 5 Stelle che bolla l’ipotesi del ritorno delle province come l’ennesimo tentativo di ripristinare un vero e proprio poltronificio.

Tra Province e Autonomia e salario minimo e flat tax

Restano sul tavolo i temi bandiera. Se il leader della Lega propone di discutere in un prossimo consiglio dei ministri la questione Autonomie, che vede in Cinque Stelle piuttosto distanti, Luigi Di Maio rilancia chiedendo un vertice di governo su salario minimo e flat tax, il primo caro ai pentastellati, la seconda fra i punti cardine del programma del Carroccio, insieme all’abolizione della Legge Fornero. E proprio sulla tassa piatta il partito di Salvini insiste proponendo di introdurre un’aliquota al 15% per un costo di 13 miliardi: la soglia di reddito prevista è di 50mila euro o di 26mila euro per i single senza figli o familiari a carico. Ma sul tema, a prescindere da quelle che potranno essere le differenti soluzioni, pesano soprattutto le coperture visto che nella prossima manovra economica a pesare saranno soprattutto i 24 miliardi da recuperare per scongiurare lo scatto delle clausole di salvaguardia che altrimenti porterebbero ad un nuovo e considerevole aumento dell’Iva.

Il Decreto per la revoca dell’incarico di Siri diventa un caso 

Quello che ufficializzava la rimozione di Armando Siri doveva essere un decreto di poche righe, sulla falsariga dei precedenti. Ma così non è stato, e la situazione si è ingarbugliata tanto che si è avviata una fitta e inusuale interlocuzione tra Palazzo Chigi e Quirinale che ha prodotto una versione finale del testo, riveduta e corretta. Un passaggio, in particolare, fa rallentare la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: è quello che fa riferimento alla fiducia accordata al premier dal Consiglio dei ministri e al principio della presunzione di innocenza. È un passaggio irrituale, che non ha precedenti, e che spinge il Colle a chiedere una formulazione più consona. E Palazzo Chigi lo stralcia.

Ma a ricostruire la vicenda del decreto al centro di un tesissimo Consiglio dei ministri, emergono gli strascichi di un braccio di ferro che si è riverberato fino nei testi. Sarebbe stata infatti la Lega, spiegano dagli uffici di Chigi, a volere inserire nel testo un’aggiunta al dispositivo, non contenuta in nessuno dei precedenti. I modelli cui fare riferimento sarebbero stati segnalati ai tecnici di Palazzo Chigi e da quelli del Colle. Ma nella versione del decreto Siri che è giunta al Quirinale spunta una postilla: “Il Consiglio dei ministri ribadisce la sua fiducia nel presidente Conte e afferma il principio di presunzione d’innocenza”. Per i tecnici del Colle il decreto avrebbe dovuto riportare la sola revoca dell’incarico. Così alla fine, dopo una lunga giornata di tensione il testo viene ripulito dal passaggio inedito. Resta, però, nella versione finale una premessa di una decina di righe che ne spiega le motivazioni.

Europee, Zingaretti fissa obiettivo: Pd oltre 20%

Il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti fissa la soglia minima per le prossime Europee. La lista unitaria, dice, andrà “oltre il 20%”. “Sarà un risultato che noi raggiungeremo, quando prima in tanti dicevano il Pd è morto”. Il leader dem, insomma, continua a dirsi ottimista: “il campo largo creato dal centrosinistra sarà la vera sorpresa delle elezioni del 26 maggio”, dal momento che è l’unico in grado di mettere in crisi il governo giallo-verde targato Movimento 5 Stelle e Lega. “Chi vota di Maio e Salvini vota questo continuo litigio che sulle battute può durare un mese, se diventa pratica di Governo diventa pericoloso per gli italiani”.

Zingaretti punta il dito contro i dati economici. “La linea del Governo italiano è l’aumento dell’Iva o almeno 24 miliardi di euro di tagli. Non lo diciamo noi. Lo ammette il ministro Tria”. Per il segretario i gialloverdi “devono andare a casa. È vero che c’è la crisi internazionale e sarà dura, ma il Governo è parte di questa crisi”. Quindi, è convinto che cadrà sull’economia. E, a quel punto, non ci saranno esecutivi tecnici sostenuti dai dem. Il Partito Democratico, ha assicurato, siederà in maggioranza solo dopo le elezioni. Per Zingaretti, la sfida alle Europee è innanzitutto con il M5S, dal momento che la Lega è irraggiungibile.

 

 

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