La giornata parlamentare – 10 settembre 2019

La giornata parlamentare – 10 settembre 2019

Il Governo Conte bis incassa la fiducia alla Camera

Il governo Conte bis ha incassato la fiducia della Camera con 343 i voti favorevoli e 263 contrari. Il via libera è arrivato grazie ai voti di M5SPD e LeU, nonché delle componenti del Misto +Europa-Centro Democratico e Civica Popolare-Ap-Psi-Area civica. Erano stati 350 i sì raggiunti dai giallo-verdi, ma nonostante il gap di partenza con l’esecutivo precedente, il premier si è detto soddisfatto del risultato ottenuto. Positivo anche il commento del segretario dem Nicola Zingaretti, che su Twitter ha parlato del via libera di Montecitorio come “un altro passo in avanti per cambiare l’Italia e renderla più verde, giusta e competitiva”. In contemporanea ha twittato anche il capo politico M5S, Luigi Di Maio, dando il “massimo sostegno” al premier, e spiegando che i pentastellati hanno come priorità lavoro, imprese, ambiente, scuola, famiglia e, soprattutto, “taglio parlamentari e revoca concessioni autostradali”.

Conte alla prova del Senato

Questa mattina alle 10:00 la partita si sposterà al Senato. Rispetto alla Camera i numeri sono molto più risicati, ma i giallorossi si dicono ottimisti. La maggioranza dovrebbe già contare su 168 voti certi: i 106 del M5S (tolto Gianluigi Paragone), i 50 del PD (ieri Matteo Richetti ha annunciato che non voterà a favore), i 9 del gruppo misto (De Petris, Laforgia, Errani, Grasso, Nencini, Buccarella, De Falco, De Bonis, Nugnes) e i 3 dalle Autonomie (Bressa, Casini, Laniece). Dovrebbe raggiungere al massimo quota 139 voti l’opposizione: 61 no verranno da FI (la presidente Casellati non vota), 58 dalla Lega, 18 da FdI, più il pentastellato Gianluigi Paragone che però alla fine potrebbe astenersi. Ci sono poi i sei senatori a vita e, secondo gli ultimi rumors, quasi certo è il sì di Liliana Segre, mentre vengono dati per probabili quelli di Mario Monti ed Elena Cattaneo. Ci sono poi 7 senatori incerti tra cui figura Emma Bonino. Tirando una linea, quindi, il governo giallorosso può puntare a superare quota 170, e magari raggiungere i 171 sì ottenuti 15 mesi fa dai giallo-verdi. Nessuna suspense sui numeri, quindi, Almeno sulla carta. 

Dal patto di stabilità ai migranti: in Aula Conte detta la linea del nuovo Governo

La giornata di ieri si è aperta nell’Aula di Montecitorio alle 11 con le comunicazioni del premier Giuseppe Conte mentre in piazza si svolgeva la manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega, alla quale era presente anche Giovanni Toti, fondatore di Cambiamo ed ex esponente di Forza Italia. Dopo aver ringraziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Conte ha spiegato che il suo programma di governo “non è un mero elenco di proposte eterogenee, né una sommatoria dei programmi delle diverse forze politiche della maggioranza”, ma una sintesi per il bene del paese, un progetto basato sull’equilibrio, sulla sobrietà e sul rigore che “segna l’inizio di una nuova, risolutiva stagione riformatrice”. Il premier ha subito messo uno stop “al frastuono dei proclami inutili e alle dichiarazioni bellicose e roboanti”: “la lingua del governo sarà una lingua mite” e il confronto tra le forze politiche dovrà svolgersi nelle sedi istituzionali e non sui social”, è stato l’invito del presidente del Consiglio. 

Conte si è poi soffermato sulla manovra economica, prendendo l’impegno a “evitare l’aumento automatico dell’Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale”. Non mancheranno poi gli interventi a favore delle famiglie con reddito medio-basso, a partire dall’azzeramento delle rette degli asili nido. Il premier ha toccato poi il tema delle concessioni: “Renderemo più efficiente e razionale il sistema delle concessioni dei beni e dei servizi pubblici, operando una progressiva ma inesorabile revisione di tutto il sistema”. Allo stesso tempo, ci sarà lo stop a nuove trivellazioni. Il discorso si è poi spostato sulle zone terremotate e sulla necessità di completare la ricostruzione.  

Uno degli obiettivi di questo Governo sarà di alleggerire la pressione fiscale: “tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti, questo affinché’ tutti possano pagare meno”. Inoltre, secondo il premier, occorrerà “anche migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, per semplificarne le regole e sostenere gli investimenti”. Nel programma del Conte bis ci sono anche la legge sul taglio dei parlamentari e la riforma della legge elettorale. Quanto al tema dell’autonomia, il presidente ha ribadito che “è intenzione del Governo completare il processo, purché salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà e la tutela dell’unità giuridica ed economica”. 

Il nuovo Governo intende andare avanti anche con la riforma della giustizia mentre sulla politica estera avrà come punti di riferimento tre assi: “l’Unione europea, le relazioni transatlantiche, con il corollario della nostra appartenenza alla Nato e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti, e la stabilizzazione e lo sviluppo del Mediterraneo allargato”. In materia d’immigrazione, invece, Conte ha sottolineato che l’azione del Governo punterà a una responsabilizzazione solidale di tutti gli Stati dell’Ue e ha annunciato la revisione dei decreti sicurezza

Dopo il dibattito in Aula, la replica di Conte si è svolta in un clima da stadio e politicamente molto teso. Il premier è intervenuto per 40 minuti, facendo fatica a portare a compimento il suo discorso per le continue interruzioni ad opera dei parlamenti di Lega e FdI che gridavano, tra l’altro, “Bibbiano e Dignità”. Il premier, rivolto ai banchi della Lega, ha affermato: “Conosco la vostra capacità comunicativa, ma questa non può cambiare la realtà dei fatti. Si accusa il M5S di tradimento ma è assurdo. Il M5s è stato coerente con il proprio programma, voi del Carroccio dimostrate di essere coerenti con le vostre convenienze elettorali”.

Meloni, Salvini e Toti in piazza contro i “poltronari”

Giuseppe Conte chiede la fiducia all’aula di Montecitorio e, fuori, la piazza e le strade si affollano di manifestanti contro il “governo dei poltronari”. Li ha chiamati a raccolta la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e a lei si sono uniti, poi, la Lega di Matteo Salvini e Cambiamo, nuova forza politica creata da Giovanni Toti dopo il divorzio da Silvio Berlusconi. Non ci sono bandiere di partito, ma moltissimi tricolore. Qualcuno, come Casapound, usa gli adesivi sui megafoni, da cui strilla contro Beppe Grillo, Roberto Saviano, Laura Boldrini e Pd quegli stessi “Vaffa” che, non molti anni fa, era il comico di Genova a indirizzare ai palazzi, a ruoli invertiti. I fischi più sonori, però, li prende il premier: ogni volta che qualcuno fa il suo nome dal palco, la piazza ribolle e urla a una voce sola “Buffone”.Qualche saluto romano, l’inno d’Italia cantato con vigore a più riprese, un po’ di tensione con le forze dell’ordine, ma la dimostrazione, nel complesso, non crea problemi.

In piazza non c’è Forza Italia che preferisce rimanere in Aula.  Non è il centrodestra al completo, quindi, ma “un pezzo di Italia schifato dai poltronari e che chiede di votare”, urla dal palco Matteo Salvini, galvanizzato dalla folla che gli chiede di non mollare. “Oggi avremmo potuto riempire piazza del Popolo per quanti siamo!”, arringa la leader di FdI, che attacca il Pd e M5S come “i peggiori voltagabbana che si siano mai visti, Scilipoti gli allaccia le scarpe al confronto”. Poi passa la parola a Salvini “Mi hanno chiesto se questa è una piazza eversiva…Mamma mia, quante mamme eversive ci sono oggi!”, scherza. Non è tenero con i nuovi governanti e li paragona a “dittatori chiusi nei palazzi e che si vergognano a uscire”. Ma promette battaglia se proveranno a smontare quota 100 e a riaprire i porti. “Non li lasceremo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e ferragosto”, urla tra gli applausi. 

Berlusconi propone coordinamento a Lega-FdI. Da FI escono 4 deputati totiani

Silvio Berlusconi alla Camera, nella Sala della Regina, con i suoi parlamentari, fuori, invece, la piazza che ribolle per la manifestazione organizzata da Fratelli d’ItaliaLega e il nuovo movimento Cambiamo di Giovanni Toti. Nel primo giorno parlamentare del governo giallo-rosso, il centrodestra si presenta visibilmente diviso: i moderati nel Palazzo, gli altri che protestano per strada, o anche nell’emiciclo di Montecitorio, dove urlano e accusano il premier Giuseppe Conte. Berlusconi, incontrando deputati e senatori di Forza Italia, ribadisce di volere dialogare con Matteo Salvini e la leader di FdI Giorgia Meloni, ma evitando il loro approccio. Non a caso, non li ascolta nemmeno. 

Poi promette che l’opposizione di Forza Italia sarà più composta ma, allo stesso tempo, dura, ferma, senza ambiguità. Il secondo governo Conte viene definito di ultrasinistra. Ad ogni modo Berlusconi vorrebbe un riavvicinamento con Salvini e Meloni, cui propone un tavolo comune del centrodestra. L’obiettivo sarebbe di coordinare meglio i lavori tra Camera e Senato, mettendo in piedi un’opposizione parlamentare più efficace. Ma il ricompattamento della squadra sembra ancora distante, nonostante l’alleanza resti solida a livello locale. Infatti, poche ore dopo la riunione dei gruppi azzurri alla Camera, sullo scacchiere parlamentare appare la prima conseguenza del divorzio tra Toti e gli azzurri: i deputati Stefano BenigniManuela GagliardiClaudio Pedrazzini e Alessandro Sorte comunicano l’intenzione di lasciare FI. Dato che non hanno i numeri per formare un gruppo autonomo, si iscriveranno al gruppo Misto. 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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