La giornata parlamentare – 11 gennaio

La giornata parlamentare – 11 gennaio

Stop a decreto reddito e pensioni, il Cdm slitta alla prossima settimana

Non è ancora pronto per l’approvazione il decreto che contiene i due provvedimenti simbolo del Governo, reddito di cittadinanza e quota 100. Così, nonostante fosse stato dato più volte per certo l’appuntamento di giovedì pomeriggio, il Consiglio dei ministri viene rimandato alla prossima settimana, probabilmente venerdì. A rallentare la corsa c’è l’esame della Ragioneria generale dello Stato, che sta prendendo più tempo del previsto, ma i motivi sono anche politici, come l’altolà della Lega sui fondi ai disabili: “Se non ci sono, non votiamo”, aveva dichiarato Matteo Salvini dopo aver visto l’ultima versione del testo, uscita dal preconsiglio tecnico di martedì.

Sul punto Luigi Di Maio rassicura: “I 260mila invalidi che percepiscono un trattamento avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza senza doversi riqualificare per il lavoro e avranno una pensione a 780 euro se sono da soli, mentre se stanno in un nucleo familiare 1300 euro “. Ma da risolvere ci sarebbe anche il nodo del Tfr degli statali che, secondo la bozza di decreto, andrebbe trattenuto fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

I tempi del decreto sono ancora incerti. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha definito possibile il rinvio a venerdì prossimo, data plausibile anche alla luce dell’incrocio delle agende di premier e vicepremier. Luigi Di Maio nel frattempo ha annullato il suo viaggio istituzionale negli Stati Uniti, ufficialmente per lo shutdown governativo, ma di certo il cambio di programma è un assist per il leader pentastellato che potrà rimanere a Roma a seguire l’iter del decreto, alla cui approvazione il M5S ha intenzione di legare un maxi evento nella Capitale.

Svolta di Grillo sui vaccini: firma Patto di Burioni

Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno firmato, insieme a molti altri esponenti più o meno noti, un patto per la scienza, una sorta di gentlemen’s agreement proposto dall’immunologo Roberto Burioniper sostenere la ricerca scientifica e contrastare la pseudomedicina. È una svolta di rilievo soprattutto per il via libera di Grillo, fondatore di un Movimento che annovera tra le sue fila anche convinti No Vax e il cui Ministro della Salute Giulia Grillo è di recente finita nel mirino dopo le dimissioni del presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi a causa delle “posizioni antiscientifiche” da lui attribuite al Governo.

Dal canto suo Beppe Grillo ha dichiarato: “Il progresso della scienza deve essere riconosciuto come un valore universale dell’umanità e non può essere negato o distorto per fini politici e/o elettorali. Io critico l’obbligatorietà dei vaccini che è questione politica, non i vaccini in sè, che quando sono sicuri ed efficaci rappresentano il frutto della scienza”.

Ma prima del chiarimento le parole di Grillo creano il finimondo. I No Vax lo inseguono sui social e lo tacciano di tradimento. Solo in serata arriva il commento della Ministro Giulia Grillo: “La posizione pro-scienza è nel contratto di governo, tutte le azioni messe in campo in questi primi mesi dimostrano che per questo esecutivo il ruolo della scienza e della competenza sono irrinunciabili”. Ma a colpire di più è il silenzio della Lega di Matteo Salvini ma soprattutto di Luigi Di Maio: in silenzio stampa anche la senatrice Paola Taverna.

Tensione Lega-M5S sulla Tav: Salvini apre al referendum consultivo

Il Movimento 5 Stelle attende l’esito, scontato, dell’analisi costi-benefici sulla Tav ma ribadisce la sua contrarietà all’opera. La Lega, dal canto suo, decide di scendere in piazza in difesa della Torino-Lione. Almeno in via ufficiale, la crisi di governo sembra lontana: ieri il ministro Danilo Toninelli ha ricordato che il documento di lavoro preliminare è al vaglio della Struttura tecnica di missione per le opportune verifiche. Poi, come annunciato, ci sarà il confronto con Bruxelles e con i partner francesi, cui seguirà il dibattito in maggioranza. Solo in ultima istanza, ma a breve tenta di tranquillizzare il Ministro, verrà pubblicata. L’esito, comunque, come hanno fatto capire fonti del Mit, sarebbe negativo.

A prescindere da quale sarà il responso definitivo degli esperti, l’attenzione è concentrata sulla decisione di un Governo che, almeno all’apparenza, sembra scricchiolare sotto il peso delle grandi opere. TapTerzo ValicoPedemontanaTav, stanno infatti mettendo a dura prova l’alleanza giallo-verde tanto da scomodare lo stesso fondatore dei 5Stelle, Beppe Grillo, che dal blog offre un assist ai suoi: “Abbiamo messo un gruppo di esperti che hanno affrontato con rigore e metodo scientifico la questione Tav in termini di costi e benefici per i cittadini. Loro ci diranno se costruirla comporta dei vantaggi o meno; la decisione resterà comunque politica”.

I pentastellati non hanno mai fatto mistero della loro contrarietà all’opera, come ribadito anche dal vicepremier Luigi Di Maio, è la Lega a trovarsi spalle al muro, bloccata tra una scelta di Governo o di partito. Mentre il leader del Carroccio e vicepremier Matteo Salvini si trincera dietro l’attesa dell’analisi ma apre a un referendum consultivo in caso di bocciatura dell’opera, la base leghista parteciperà alla manifestazione Si Tav indetta sabato 12 gennaio a Torino.

Per i M5S, da Danilo Toninelli alla sindaca Chiara Appedino, è fuori luogo, adesso, evocare il referendum, ipotizzato invece dal presidente piemontese Sergio Chiamparino, in caso di uno stop all’opera deciso dal governo. “È uno strumento splendido, ma è inutile parlarne prima di aver conosciuto e studiato per bene i numeri dell’analisi costi-benefici”. Chiamparino, candidato alle regionali di maggio, invita il governo a fare in fretta: “Non ha più alibi, i dati tecnici ci sono, li completi e decida”. Al momento sembra che se il verdetto alla Torino-Lione sarà negativo “chiederà al Consiglio regionale del Piemonte di indire con apposita legge un referendum consultivo”.

La Corte Costituzionale rigetta il ricorso del PD sulla manovra

Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Partito Democratico sulla manovra è stato dichiarato inammissibile, ma la Corte Costituzionale lancia un monito sulla contrazione dei tempi dei lavori parlamentari. “Per le leggi future – scrive Palazzo della Consulta – simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità”. I giudici della Consulta pur non ritenendo sufficienti i motivi indicati dal capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci e da altri 36 senatori nel ricorso depositato poco dopo Natale, puntano l’attenzione sul particolare iter che la legge di bilancio ha avuto alle Camere.

Nel conflitto si denunciava la “grave compressione” dei tempi di discussione del disegno di legge, che, secondo i ricorrenti, avrebbe “svuotato di significato” l’esame della Commissione Bilancio e “impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione”. L’organizzazione e i tempi dei lavori del Senato, e le modalità in cui si sono svolti avrebbero “precluso l’acquisizione di un’adeguata conoscenza dei contenuti normativi, di formarsi un’opinione su di essi e di discuterli, anche al fine di proporre emendamenti o comunque di esprimere un voto consapevolmente favorevole o contrario ai sensi dell’articolo 72, primo comma, della Costituzione”.

Marcucci e gli altri 36 senatori denunciavano dunque la “lesione della sfera di attribuzioni costituzionali spettanti ai singoli membri del Senato della Repubblica e ai gruppi parlamentari” e, in particolare, “alle minoranze parlamentari con riferimento alla loro partecipazione al procedimento legislativo”, evocando anche il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato.

 


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