La giornata parlamentare – 12 luglio 2019

La giornata parlamentare – 12 luglio 2019

Tra Lega e M5S è scontro sull’Autonomia

Salta l’intesa sull’Autonomia: il flebile accordo tra Lega e M5S sul regionalismo differenziato sfuma e il vicepremier Matteo Salvini dopo un’ora e mezza al tavolo di palazzo Chigi va su tutte le furie. Il Carroccio trova di fronte a sé un muro pentastellato di distinguo, che manda all’aria quanto fatto nelle ultime settimane. I 5stelle non ci stanno e fanno trapelare che a palazzo Chigi “la Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile”. La proposta, fanno sapere, è “discriminatoria e classista” perché “impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alle famiglie di mandarli a studiare in altre università, diventerà difficile e costoso anche prendere un solo treno da Roma a Milano. Follia pura”. 

Più che uno stallo si tratta di una vera e propria battuta d’arresto, che si trasforma in una tempesta. I nodi restano la scuola e la sanità, due punti su cui i contraenti del contratto di governo non intendono piegarsi a compromessi. Il clima è rovente nella sala che ospita non solo il premier Giuseppe Conte con i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio ma anche i Ministri competenti, come Erika StefaniBarbara LezziGiulia GrilloMarco BussettiAlberto Bonisoli, e i sottosegretari Giancarlo GiorgettiStefano BuffagniMassimo Garavaglia e Laura Castelli

Volano parole grosse. La discussione si inceppa e a un certo punto le due anime dell’esecutivo del cambiamento si accorgono che non si può andare avanti. La riunione viene aggiornata, con il rischio che tutto slitti a dopo la pausa estiva. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte tenta la mediazione, ricorda che la dialettica aiuta il confronto e che comunque la riforma deve svilupparsi nel perimetro della Costituzione: “Dobbiamo introdurre strumenti di salvaguardia solidaristici per evitare che l’Italia, come dire, si slabbri. Un progetto del genere sarebbe inaccettabile” avverte il capo del Governo.

Il Capitano non concorda: “Ci vuole il coraggio di premiare il merito, questo è il concetto di Autonomia, che fa bene innanzitutto ai cittadini del Sud che sono stati sfruttati e derubati da una politica incapace negli ultimi decenni”. Il problema non è Conte ma il Movimento 5Stelle e avverte: “Così non si va avanti, non è possibile. Chi difende il vecchio non fa un favore a nessuno. Autonomia significa incentivare. E io voglio un Governo che corre, che lavora, che cresce. Non che torna indietro”. 

Lega, Procura Milano apre fascicolo su fondi russi, indagato Savoini

I rapporti tra la Lega e la Russia sono da mesi al centro di un’indagine della Procura di Milano. Il caso è esploso dopo che il sito americano BuzzFeed ha pubblicato una conversazione tra Gianluca Savoini, fedelissimo di Umberto Bossi prima e poi vicino a Roberto Maroni e a Matteo Salvini, altri due italiani e tre russi il 18 ottobre scorso nella hall dell’hotel Metropol di Mosca. Al centro della riunione, durata poco più di un’ora, le trattative per far arrivare 65 milioni di dollari al Carroccio nell’ambito di una compravendita di petrolio, denaro che sarebbe dovuto servire a finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee. 

Una vicenda complessa quella delle relazioni via Bellerio e figure vicine al Cremlino, sulla quale il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale a capo del dipartimento reati economici internazionali e i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro hanno aperto un fascicolo per corruzione internazionale e iscritto nel registro degli indagati il nome del presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e sherpa dei rapporti tra il Carroccio e Mosca. “Massima trasparenza: quando vado negli Stati Uniti e in Russia non chiedo soldi. Lavoro per le aziende italiane e il popolo italiano”, è stato il commento del vicepremier Matteo Salvini che ieri aveva sottolineato “mai preso un rublo”. Le indagini, però, vanno avanti. 

Sul Decreto Sicurezza, aut aut di Salvini al M5S: sì a emendamenti o stop lavori

Matteo Salvini fa saltare il tavolo sul decreto Sicurezza bis. Il provvedimento fiore all’occhiello del Ministro dell’Interno si blocca per un problema politico che il leader del Carroccio non stenta a definire serio e che lo porta a dare l’alt. È lui stesso a fine giornata, in diretta Facebook dal tetto della sua abitazione romana, a spiegare la cosa: “Se c’è qualcosa che mi ha fatto incazzare oggi è che qualcuno sta cercando di bloccare gli emendamenti per le forze dell’ordine al decreto Sicurezza bis. Se non rientrano questi emendamenti i lavori non riprendono”, sentenzia, elencando numeri e titoli delle proposte di modifica in questione.

Il testo è all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera ma l’iter si interrompe, bruscamente, all’indomani del vaglio delle ammissibilità degli emendamenti. Nodo del contendere sono otto proposte di modifica che riguardano le forze dell’ordine, care a Matteo Salvini e stoppate dai presidenti delle Commissioni in quanto non coerenti con il decreto. Il ministro dell’Interno, però, crede che il colpevole sieda in realtà sullo scranno più alto di Montecitorio e che il movente sia più politico che altro. “Pasti per i poliziotti, straordinari per i Vigili del fuoco, vestiario per la Polizia di Stato, assunzioni di personale della Polizia locale, destinazione d’immobili pubblici a presìdi di polizia: sono questi gli emendamenti proposti al decreto Sicurezza bis e ora incredibilmente bloccati dal presidente della Camera Roberto Fico”, attacca il leader del Carroccio.

“In questo modo, Fico non rende un buon servizio alle forze dell’ordine e alla sicurezza del Paese. Sono proposte coerenti col decreto Sicurezza bis e tutte già finanziate. Così rischiamo di perdere risorse già disponibili”. Da Montecitorio la replica è pressoché immediata: “Spiace per la confusione del titolare del Viminale riguardo al funzionamento delle Camere” perché “al momento la presidenza della Camera non ha ricevuto nessun emendamento e nessun ricorso sugli emendamenti, che sono oggetto del vaglio che i presidenti di Commissione competenti svolgono in piena autonomia”. Alla fine due delle proposte di modifica incriminate vengono riammesse al vaglio delle Commissioni, ma per la Lega non è abbastanza. 

Salvini segue la partita da palazzo Madama dove si trova per il question time. Invoca il buon senso per sbloccare l’impasse. I pentastellati provano a ricucire, propongono di riformulare gli emendamenti in modo che possano passare il vaglio dell’ammissibilità. “Per il Movimento 5 Stelle non c’è nessun problema politico, si sta creando questo caso ma per noi non esiste”, garantisce Giuseppe Brescia, presidente grillino della Commissione Affari costituzionali della Camera. Non basta. I lavori, che dovevano riprendere in serata, vengono rinviati ad oggi alle 12.  

In Forza Italia si apre il tavolo sullo statuto. Tensione sulle primarie

Primo incontro a cinque al tavolo delle regole di Forza Italia e due documenti distinti su cui ragionare per cambiare lo Statuto del partito. Silvio Berlusconi si tiene lontano dal primo confronto serio del board, riunito nella sede di piazza San Lorenzo in Lucina, sotto l’occhio attento del fedelissimo Antonio Tajani. I coordinatori Mara Carfagna e Giovanni Toti hanno presentato due diversi documenti su cui ragionare per rinnovare Fi. Al tavolo siedono anche Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, e subito si mettono in evidenza le diverse sensibilità sul nodo che potrebbe davvero bloccare la macchina del cambiamento: le primarie. Il governatore della Liguria ribadisce la sua linea: “La mia è una proposta di primarie aperte a tutti coloro che vogliono partecipare, certo se è il partito comunista cinese preferirei che si astenesse dal partecipare”. 

Toti si presenta alla stampa meno ‘guerrafondaio’ rispetto all’altra riunione, quando aveva minacciato di far saltare il tavolo: “Abbiamo riconosciuto tutti la malattia e fatta la diagnosi, sul metodo di cura ci sarà da discutere”. Di fatto, conferma il coordinatore, il board tornerà a riunirsi tra dieci giorni, visti anche gli impegni a Bruxelles di Tajani. E per il momento di Consiglio nazionale, convocato per il 13 luglio e poi annullato, non se ne parla. “In questi giorni continueremo a lavorare. E in quella occasione vedremo se c’è una proposta unitaria da consegnare poi al presidente. Se sono rose fioriranno”, assicura. 


A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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