La giornata parlamentare – 14 dicembre

La giornata parlamentare – 14 dicembre

S’intensificano negoziati governo-Ue per accordo su manovra

Prima ci sono stati tre incontri nelle ultime tre settimane (due a Bruxelles e una al G20 di Buenos Aires) fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sempre accompagnato dal Ministro dell’economia Giovanni Tria, e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, a sua volta accompagnato dal vicepresidente per l’Euro Valdis Dombrovskis, e dal commissario agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici.  Poi, un cambio di marcia nei negoziati fra il Governo e la Commissione europeasulla manovra economica: già si erano intensificati a livello politico e ora stanno andando avanti a oltranza a livello tecnico, verso un accordo che ormai sembra a portata di mano; si può essere moderatamente ottimisti, anche se ci sono ancora importanti aspetti tecnici da calibrare.

Infine, ieri a Bruxelles, un incontro fra Tria e Moscovici, e poi ancora un altro fra Tria e Dombrovskis, mentre da Roma è arrivato il direttore del Tesoro Alessandro Rivera accompagnato da tre esperti del Mef, di cui due membri del Gabinetto del Ministro. Lo stesso Tria ha detto ai giornalisti, al termine dell’incontro con Dombrovskis: “Resto qui fino a quando non arriveremo all’accordo”. In questa fase la Commissione vuole chiarire e approfondire le singole misure della proposta, che è arrivata solo poche ore prima dell’incontro di ieri sera.

L’impressione che l’accordo sia ormai vicino è stata confermata anche da Moscovici che ha parlato di “sforzo consistente e apprezzabile” da parte del Governo italiano. A quanto si apprende a Bruxelles, lo scarto che deve essere colmato rimane quello relativo al deficit strutturale, più che le cifre del deficit nominale programmato per il 2019 che secondo Conte scenderebbe ora dall’iniziale 2,4% al 2,04% del Pil. Per la Commissione, l’obiettivo è di arrivare a un accordo nei prossimi giorni, così che si possa rispettare sia il calendario parlamentare italiano, e cioè l’inizio dell’esame della manovra in Aula del Senato previsto per martedì, sia il calendario di lavoro della Commissione, che ha mercoledì prossimo 19 dicembre l’ultima riunione del Collegio dei commissari.

Potrebbe essere per l’Italia, in caso di mancato accordo, il giorno del giudizio, con l’apertura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo, e la proposta di raccomandazione di misure correttive per ridurre il debito a tappe forzate. Bisogna sottolineare, si apprende a Bruxelles, che l’obiettivo per la Commissione è che nessuno Stato membro dell’Eurozona aumenti il suo deficit strutturale. L’Esecutivo Ue, inoltre, non vuol avere più alcun Paese in procedura di deficit eccessivo l’anno prossimo, non l’Italia (per il debito), e neanche la Spagna che rischia di sforare sul deficit.

Quanto alle cifre, di cui nessuno vuol parlare perché sono al centro del negoziato in corso, non è detto che le stime italiane su crescita e deficit e quelle della Commissione, ben peggiori, non possano avvicinarsi. In particolare, sul deficit strutturale, il Governo prevede per il 2019 lo 0,8% del Pil, mentre la Commissione paventa che arrivi all’1,2%. Tuttavia, le previsioni dell’Esecutivo comunitario sono fondate sullo spread del mese di ottobre, che viaggiava sui 300 punti base, proiettato su uno scenario di tensione sui mercati per tutto il 2019. Se ci fosse nei prossimi giorni un accordo della Commissione con l’Italia per un bilancio conforme alle regole Ue, la situazione degli spread per l’anno prossimo sarebbe ben diversa, e migliore, di quella del mese di ottobre.

La spesa eccezionale, che non ha impatto sul deficit strutturale è uno dei punti della discussione. La stessa logica vale per le dismissioni e privatizzazioni, che possono andare nella colonna delle entrate nominali, in certi casi, e delle entrate strutturali in altri. Anche questo fa parte delle discussioni in corso. La Commissione non chiede che le vendite siano effettuate entro 48 ore, ma ha bisogno di qualcosa di più preciso degli obiettivi indicati dal Governo, deve vedere i progetti. Per ora, comunque, sembra che il negoziato su tutti questi aspetti non stia andando male.

Alta tensione fra Salvini e Di Maio

Mentre la trattativa con Bruxelles va avanti a ritmi serratissimi la tensione di Lega e Movimento 5 Stelle è sempre più alta. Ad agitare la maggioranza è il taglio di oltre 8 miliardi alla manovra. Al momento ne mancherebbero ancora tre e i vicepremier non vogliono farsene carico: Matteo Salvini ritiene di aver fatto già la sua parte, tirando fuori oltre due miliardi da quota 100Luigi Di Maio ribatte di non poter sottrarre al reddito di cittadinanza più di un miliardo. E così la patata bollente viene lasciata nelle mani di Giuseppe Conte.  A Bruxelles sarebbero convinti che la proposta di Conte non fosse del tutto condivisa dai vicepremier; perciò i leader di M5s e Lega hanno fatto espresso sostegno al lavoro di Conte, con un vincolo non da poco: “Mantenere gli impegni”.

Con l’accordo sarebbero però in bilico diverse promesse, alcune fatte pochi giorni fa, come il taglio del 30% ai premi Inail, annunciato da Salvini e Di Maio agli imprenditori. Così come si fa fatica a inserire in manovra il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia chiesto dalla Lega e gli incentivi alle auto elettriche targati M5S. Ma sono i tagli pesanti da fare alle due misure di bandiera a preoccupare più di tutto Di Maio e Salvini. I parlamentari sono in agitazione e le basi dei due partiti protestano per aver ceduto all’UE. La situazione è ulteriormente aggravata dai rapporti sempre più logori tra Salvini e Di Maio: il leader del Carroccio vorrebbe che il taglio al reddito di cittadinanza fosse “proporzionale” a quota 100 e non perde un’occasione per ricordare al leader pentastellato quanto già concesso dalla Lega.

Gli emendamenti alla manovra sono 3445. Esame lampo in commissione

Ieri pomeriggio è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge di bilancio in Commissione bilancio del Senato. Nel complesso sono stati depositati 3445 proposte di modifica. La Lega ne ha presentanti 216 mentre il M5S 199. Tanti invece quelli delle opposizioni, basti pensare che il Pd ha presentato 1092 emendamenti e FI 1088. La seduta della Commissione al momento è prevista per le 15. Il primo passaggio sarà quello relativo alla ammissibilità degli emendamenti presentati, poi inizieranno le votazioni con l’obiettivo di portare il testo in Aula martedì 18 dicembre. In Assemblea verranno poi presentati gli emendamenti del Governo frutto dell’accordo con Bruxelles. Una volta approvata, la manovra tornerà alla Camera per il via definitivo.

Congresso Pd, chiuse le candidature: 6 in corsa per la segreteria

Francesco BocciaDario CoralloRoberto GiachettiMaurizio MartinaMaria SaladinoNicola Zingaretti: sono questi i sei candidati che sono arrivati al Nazareno per consegnare le firme e i moduli necessari e che, ultimate le operazioni della Commissione per il Congresso, si contenderanno la leadership del Partito Democratico. Secondo un sondaggio di Emg il Governatore del Lazio raccoglierebbe il 52% dei voti, Martina il 33%, Giachetti il 7%, Boccia il 4%, la Saladino il 2% e Corallo l’1%: dati da prendere con prudenza ma che allineano queste primarie alla serie storica delle precedenti, con due candidati più forti e il terzo assai più indietro. Questa situazione, come nelle volte precedenti, favorisce la polarizzazione e permette al primo di superare la fatidica soglia del 50,1% che gli consentirebbe una vittoria piena.

La BCE conferma lo stop al Quantitative Easing

Come previsto, da Francoforte non è arrivata nessuna sorpresa. La Banca Centrale Europea ha confermato il livello dei tassi d’interesse: quello principale resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Confermato anche lo stop al quantitative easing, con la fine degli acquisti netti da gennaio, ma i reinvestimenti proseguiranno anche dopo l’aumento dei tassi, aumento che, ha ribadito Francoforte, non avverrà almeno fino alla fine dell’estate 2019. La Bce si prepara così a un anno di svolta per la politica monetaria in Europa: oltre alla fine degli acquisti di titoli di Stato del QE (fatti salvi i riacquisti dei titoli in scadenza, che continueranno), in agenda dopo l’estate c’è anche il graduale rialzo dei tassi d’interesse. In conferenza stampa, Mario Draghi ha sottolineato che è ancora necessario uno stimolo monetario per accompagnare il recupero dell’inflazione verso l’obiettivo vicino al 2% che la Bce deve perseguire.

Oggi scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla manovra

La Commissione Bilancio proseguirà l’esame del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e di bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021. Ieri l’Ufficio di presidenza ha deciso di anticipare a oggi pomeriggio alle 14 il termine per la presentazione degli emendamenti. Nella seduta di oggi proseguirà la discussione generale, domani sera o sabato mattina il Presidente dovrebbe comunicare le inammissibilità e successivamente i gruppi dovranno dichiarare gli emendamenti da segnalare. Poi si entrerà nel vivo delle votazioni con l’obiettivo, ambizioso, di terminare l’esame entro martedì pomeriggio. La manovra, che con ogni probabilità sarà profondamente modificata per evitare l’avvio della procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per debito eccessivo, dovrà poi tornare alla Camera per la terza e ultima lettura entro la pausa natalizia.

 

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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