La giornata parlamentare – 19 luglio

La giornata parlamentare – 19 luglio

Governo a un passo da crisi. Salvini: fiducia finita. Di Maio: colpiti alle spalle 

È il giorno più convulso per il governo gialloverde, il più difficile di questi 13 mesi. Perché la tensione, dalle polemiche sulla riunione con le parti sociali di lunedì al Viminale fino al frenetico botta e risposta di ieri, sembra essere arrivata a livelli di allerta. E se questa escalation porterà all’implosione della maggioranza o finirà con un bicchiere d’acqua, è solo questione di ore per scoprirlo. Di sicuro mai, nemmeno nella convulsa campagna elettorale per le Europee, i toni si sono fatti così aspri. E se non è crisi di governo, è di certo crisi di fiducia, “anche personale, perché io mi sono fidato per mesi”, lamenta da Helsinki Matteo Salvini. Tanto che oggi il leader del carroccio ha annunciato che non parteciperà al Cdm e neppure al successivo vertice sull’autonomia.

Ma è un dato di fatto che, tra Russiagate e manovra economica, solo per citare gli ultimi dossier, i rapporti con il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sono diventati difficilissimi. È Salvini a dare il via alla battaglia. “5Stelle e PD da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento”, punta il dito parlando di “scelta gravissima”. Accuse cui Luigi Di Maio sceglie di replicare con un video su Facebook in cui rivendica “rispetto per il M5S” e parla di falsità visto che “è la Lega ad andare d’accordo con il Pd, come su radio Radicale o il salario minimo”. Se vogliono le elezioni, sfida Di Maio, lo dicano apertamente. Perché il sospetto affidato ai social è che il Carroccio attacchi il Movimento per nascondere sotto il tappeto la questione russa. 

“Siamo stati colpiti alle spalle, le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il M5S non hanno precedenti”, lamenta Di Maio che riunisce i suoi fedelissimi. E a loro affida il sospetto “che da quello che vedo la Lega vuole tornare con Berlusconi”. Basta per andare a casa? Per il Capitano oltre questo governo ci sono solo le elezioni, niente maggioranze alternative. Ma per tornare al voto a settembre, così da avere in ogni caso un governo per la legge di bilancio mancano poche ore. Certo, questo in teoria, perché al di là dei paletti del Quirinale, “la finestra elettorale è sempre aperta, guardate questo bel cielo…”, minaccia Salvini.  

Come a dire che lunedì non ci si potrà sentire così al sicuro. Il leader della Lega sente su di sé il pressing dei suoi sempre più convinti che sia ora di mettere fine all’esperimento gialloverde e tornare al voto, forti del successo alle Europee. Ma non vuole essere lui a caricarsi la responsabilità del fallimento del contratto. Ecco perché da Helsinki ribadisce: “l’autonomia è ferma, le infrastrutture sono ferme, la riforma della giustizia rischia di allungare i tempi dei processi. Sulla flat tax seimila dubbi. O le cose si fanno o non mi costringe il medico a fare il ministro”. Servirebbe un chiarimento, ma per ora non è in programma. E i due vicepremier non si parlano da giorni. Il premier Giuseppe Conte non interviene nel ping pong di dichiarazioni ma convoca a palazzo Chigi una serie di riunioni preparatorie sul tema dell’autonomia, in vista del vertice di oggi: una per fare il punto sul nodo della scuola, insieme ai ministri Bussetti e Stefani, un’altra insieme ai tecnici del Mef. Come a dire che c’è ancora la possibilità di lavorare.  

Mattarella vigila e ribadisce la necessità di un governo in carica per la Manovra 

Il Quirinale vuole mettere in salvo la legge di Bilancio 2020 ed evitare assolutamente l’esercizio provvisorio. E per portare a casa questo obiettivo serve un governo in carica. Al Colle non sono giunte formalizzazioni di crisi ma ciò non toglie che Sergio Mattarella stia registrando con attenta preoccupazione le sempre più violente dichiarazioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Come sempre succede quando la politica fibrilla, in Parlamento tutti tornano a speculare sui modi e i tempi di una crisi di governo. Inevitabilmente il Quirinale torni al centro di ipotesi e interpretazioni. “Cosa farà il presidente della Repubblica in caso di crisi di governo”, è infatti la domanda del giorno.  

Mattarella ha sempre dimostrato estrema linearità e scrupolosa attenzione costituzionale. Logico aspettarsi questo tipo di comportamento anche nella gestione di una eventuale crisi di governo. Dando per scontato che difficilmente si riuscirà a trovare una maggioranza alternativa. Il segretario del Pd Zingaretti ha già ribadito che il suo partito non si alleerà mai con il M5S e che l’unica soluzione saranno le urne. Quindi, sviluppando il ragionamento, che poggia sull’esigenza di evitare l’esercizio provvisorio, è chiaro che i tempi sono strettissimi. Da settimane il Colle ha fatto sapere che non esistono problemi ostativi per richiamare il Paese alle urne nel mese di settembre, e questa convinzione resta salda. Ove il voto popolare indicasse una nuova chiara maggioranza ci sarebbe il tempo per varare la legge di Bilancio 2020 con un governo in carica nel pieno dei suoi poteri. 

Tempi strettissimi quindi. Occorrono infatti un minimo di quarantacinque giorni e un massimo di 70 di campagna elettorale dallo scioglimento delle Camere in poi. Gli esperti giudicano ragionevoli 55-60 giorni, contando anche l’ostacolo del voto degli italiani all’Estero del quale si dibatte dall’anno scorso. Oggi è il 19 luglio e l’ultima domenica di settembre cade il 29. Pochi giorni per decidere. 

Giorgetti non sarà commissario Ue e von der Leyen avverte Roma sui conti

La presidentessa della Commissione Ursula von der Leyen avverte l’Italia sul commissario e sui conti. E mentre Giancarlo Giorgetti è salito al Colle per annunciare la sua rinuncia definitiva alla candidatura per far parte della Commissione Europea, la partita sul rappresentante italiano si ingarbuglia ogni giorno di più, tra accuse incrociate di tradimento e sfide all’ultimo coltello tra Lega e 5 Stelle. “Ogni Stato membro ha diritto a proporre i propri commissari, come il presidente ha quello di chiedere altri nomi qualora se ne ravvisino buone ragioni”, ha detto la leader del nuovo esecutivo comunitario mettendo in guardia rispetto alla possibilità di un commissario leghista

E anche sui conti, nella prima intervista concessa ai principali quotidiani europei, la tedesca invia un chiaro segnale: “La Commissione che presiederlo monitorerà da vicino la situazione in Italia”, con l’obiettivo di “riuscire a investire per stimolare la crescita, ma senza contravvenire alle regole”. I messaggi per Roma, insomma, sono diretti e forti. E anche da Strasburgo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd) invita a ponderare bene le prossime mosse: “in Europa se sei nello schema europeista sei in serie A, altrimenti giochi in una categoria dove difficilmente tocchi palla”. Ma in Italia la bufera politica impazza. E Giancarlo Giorgettiè salito al Quirinale per spiegare al presidente Sergio Mattarella i motivi della sua rinuncia alla candidatura europea. 

Tornano così a salire le quotazioni del ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e del capo della Farnesina Enzo Moavero, che ha scortato il ministro degli Affari europei Lorenzo Fontana a Bruxelles, nella sua prima partecipazione ad un Consiglio Affari generali. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte cerca di tenere la barra dritta: “Non si tratta di rivendicare una poltrona a beneficio di una singola forza politica. Ma di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l’Italia il posto di prestigio che merita”. Intanto è partita la sfida dei pentastellati ai coinquilini di governo: “La Lega ha promesso di portare a casa il commissario alla Concorrenza. Lo faccia. Non tradisca la fiducia degli italiani”. E’ chiaro però, come affermato dalla capo delegazione M5S a Strasburgo Tiziana Beghin, che “dopo il voltafaccia” leghista al voto per von der Leyen “sarà molto difficile che un leghista superi il test del voto al Parlamento europeo”.

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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