La giornata parlamentare – 25 marzo 2020

La giornata parlamentare – 25 marzo 2020

Il Cdm vara un nuovo DL coronavirus per dare ordine alle misure già adottate

Multe salate, da 400 a 3000 euro, per chi viola le regole anti contagio e la possibilità per singole Regioni di adottare, ma in coordinamento con il Governo, misure più dure di quelle nazionali se il contagio si acuisce. Ecco il decreto legge con cui il premier Giuseppe Conte prova a mettere ordine tra le ormai tante norme anti coronavirus, a un mese dalla creazione delle prime zone rosse. Il decreto elenca 28 restrizioni e regole, accorpando quelle adottate con i diversi dpcm: dallo stop agli spostamenti alla possibile chiusura di strade e parchi, cinema e ristoranti. L’orizzonte temporale è il 31 luglio, perché a fine luglio è per ora fissata la fine dell’emergenza dichiarata a gennaio. Ma Conte tranquillizza gli italiani: non staranno chiusi in casa fino a luglio; sulle singole misure si deciderà di mese in mese, in base ai dati del contagio, ma il premier, alla terza giornata di leggero calo dei contagi ma con aumento dei morti, spera di “allentare prestissimo la morsa: “Più rispettiamo le regole prima ne usciamo tutti, con uno stile di vita migliore”. 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia intanto un appello all’unità, auspicando che sia pari a quella che consentì la rinascita nel dopoguerra. 

Nelle stesse ore il presidente del Consiglio parla in una conferenza stampa da Palazzo Chigi dopo una discussione norma su norma lunga oltre due ore in Consiglio dei ministri. Il Governo è impegnato in un confronto serrato con i sindacati: incombono scioperi come quello dei metalmeccanici in Lombardia e la minacciata chiusura dei benzinai a partire da questa notte. Conte auspica che non ci siano scioperi e professa dialogo, si dice convinto che non servirà la precettazione e annuncia che sarà rivista la lista delle attività aperte, per limitarla per quanto possibile, ferma restando la filiera alimentare e sanitaria. Ma con fermezza avverte che è il Governo a decidere: “La concertazione anni ’90 è superata, con i sindacati c’è confronto”. Per garantire il rifornimento di carburante arriverà un’ordinanza del ministro dei trasporti con fasce orarie su tutto il territorio. Anche sulle sanzioni per chi viola le regole anticontagio l’esecutivo, su stimolo del capo della polizia Franco Gabrielli e il pressing dei Dem guidati da Andrea Orlando, sceglie una linea ferma: finora c’era un’ammenda di 200 euro che viene sostituita da una multa che parte da 400 euro, per arrivare nei casi più gravi a 3000. “Misure rigorose ma necessarie”, dice il sottosegretario Riccardo Fraccaro. C’è anche la chiusura per 30 giorni, una volta superati i blocchi, per i bar e i negozi che violino i divieti. I controlli sono affidati sul territorio anche ai militari, per rafforzare le forze dell’ordine: “Non c’è nessuna militarizzazione”, chiarisce però Conte. 

C’è poi il nodo spinoso delle Regioni e i Comuni, dopo il proliferare di ordinanze locali a volte in contrasto con quelle nazionali: è il Governo a “stabilire la cornice” entro la quale tutti dovranno muoversi, afferma il premier, ma uno spazio di manovra alle Regioni resta, nessun commissariamento: potranno introdurre d’urgenza e per tempo limitato misure restrittive più dure, concordate col Governo. C’è infine il tema del rilevamento dei contagi, dopo che il commissario Angelo Borrelli ha considerato realistica la stima di un contagiato ogni dieci persone non censite. “È un dibattito aperto tra gli scienziati”, taglia corto Conte e dice che per ora l’Italia, seguendo le indicazioni degli esperti, continuerà a fare tamponi solo ai sintomatici. Quanto alla possibilità di tracciare i contagiati mediante i cellulari, non si sbilancia: “Le nostre regole sono sempre trasparenti, gli italiani amano la loro democrazia”.

I lavori del Parlamento riprendono. Al via l’esame del Decreto Cura Italia

I riflettori tornano a spostarsi sul Parlamento. E non solo perché è partito l’iter del decretone, il provvedimento che accorpa il Cura Italia a tutti gli altri decreti varati sinora dal Governo per far fronte al Coronavirus, ma anche, e soprattutto, perché sarà il presidente del Consiglio in persona, Giuseppe Conte, a riferire in Aula sull’emergenza sanitaria. È la prima volta, da quando è scoppiata la diffusione del Covid-19 nel Paese, che il premier si presenta davanti al Parlamento e lo farà ogni 15 giorni: è scritto nero su bianco nel nuovo decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L’attività dell’esecutivo, quindi, torna a essere sottoposta al controllo e alla verifica delle Camere che, insistono a ribadire i due presidenti Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, non sono mai state chiuse. Semplicemente, si sono dovute contemperare le esigenze di proseguire l’attività con quelle di tutela della salute. Ma c’è anche un altro segnale che arriva dal Parlamento: l’avvio del dialogo tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione. L’invito alla collaborazione rivolto dalla stessa maggioranza alle opposizioni sfocerà in un incontro che dovrebbe tenersi già oggi al Senato, intorno all’ora di pranzo, prima della riunione della Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama.  

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Dopo che lo stesso Conte ha avviato una collaborazione con i leader del centrodestra, le prove di dialogo si trasferiscono in Parlamento, laddove sarà necessario stabilire una tempistica e un iter veloce per l’esame del decreto Cura Italia, che va convertito entro fine mese. E se la maggioranza e il Governo hanno aperto a tre letture, per non consegnare alla Camera un testo blindato, è altrettanto vero che occorrerà la collaborazione delle opposizioni affinché’ le modifiche al testo non si trasformino in un assalto alla diligenza. Il dialogo, però, mettono subito in chiaro sia la Lega che FdI, non deve essere “di facciata”, ma reale, “concreto”. A farsi “garante” che i diritti delle opposizioni saranno rispettati è lo stesso Roberto Fico, che, anzi, rivendica proprio il ruolo “centrale del Parlamento”, mai venuto meno, scandisce. E lo dimostra, ricorda, il voto “importantissimo” sullo scostamento di bilancio. Insomma, dopo settimane in cui i battenti di Camera e Senato se non proprio sbarrati apparivano quantomeno accostati, ora il Parlamento è pronto, sempre rispettando le disposizioni di sicurezza, a riprendersi in mano “il boccino”, come dice Fico, e a riavviare appieno l’attività. 

In Parlamento

L’assemblea del Senato si riunirà alle 15.00 per le Comunicazioni del Presidente. Per quanto riguarda le Commissioni, la Bilancio inizierà l’esame del decreto legge per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale e il sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, il cosiddetto decreto Cura Italia. La maggior parte delle altre Commissioni si riuniranno solamente in sede consultiva per l’espressione del parere sul decreto Cura Italia. L’Assemblea della Camera si riunirà alle 15.00 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e alle 18.00 ascolterà l’informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte sulle iniziative assunte dal Governo per fronteggiare l’emergenza derivante dal diffondersi dell’epidemia da COVID-19.

Nuovo deficit per dl aprile. Dall’Europa fumata nera

L’epidemia da Coronavirus non si trasformerà in “macelleria sociale” perché il Governo è impegnato “h24” ed è pronto a chiedere al Parlamento l’autorizzazione a nuovo deficit per far fronte alla crisi sanitaria con il decreto aprile. Ma dall’Europa, dopo il via libera al superamento del patto di stabilità, arriva una fumata nera: l’Eurogruppo, che avrebbe dovuto preparare la strada al vertice di domani approfondendo il confronto sul possibile uso di Coronabond e anche delle risorse del fondo Salva-Stati, il Mes, si chiude senza un documento comune. Con un nulla di fatto e una strada che appare in salita per attivare altri interventi. In Italia nel frattempo si corre per fare arrivare il prima possibile a tutti i lavoratori gli aiuti del decreto Cura Italia, dalla cassa integrazione agli indennizzi per gli autonomi. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri difende, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, la strategia in due tempi messa in campo per attutire l’impatto economico del virus, che rischia di far andare in rosso il Pil di qualche punto nel 2020, e non nasconde di puntare più sullo scudo della Bce che sul Mes per poter mettere in campo tutte le risorse necessarie. 

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco del resto rassicura: “La crisi è inedita ma sarà transitoria”, dice. E la Bce dopo un problema di comunicazione iniziale, “è presente, i redditi saranno tutelati”. Mentre il G7 promette un “whatever it takes” e Donald Trump mette sul piatto 2.000 miliardi, la richiesta italiana di una potente risposta europea, attraverso i coronabond o l’uso innovativo del fondo Mes, resta appesa a un negoziato in salita con i partner Ue. Solo unita, è il monito che arriva intanto dalla Banca d’Italia, l’Europa può uscire dalla crisi altrimenti c’è il rischio che ne rimanga vittima. Alcuni esponenti della Bce ed economisti tedeschi vicini ad Angela Merkel hanno offerto qualche sponda all’ipotesi dei coronabond, l’occasione data dal virus per rilanciare la solidarietà europea, magari emessi dal Meccanismo europeo di stabilità. Fra le ipotesi negoziate in queste ore in una conference call dei ministri delle Finanze dell’area euro c’è quella di “usare l’emissione di eurobond da parte del Mes, senza alcuna condizionalità”. Ma poi è lo stesso Gualtieri a spiegare che la risposta “fortunatamente si appoggia sulla centralità della Bce” e sull’impegno “importante” di Francoforte a espandere ulteriormente gli acquisti di debito. 

Gualtieri dialoga con l’opposizione e lavora sul decreto aprile 

E a Roma, Gualtieri deve fare i conti con una opposizione che ha fatto una bandiera del no all’uso del Mes. Con un debito diretto verso il 150% del Pil e oltre, visti il Cura Italia da 25 miliardi e il nuovo deficit del dl in arrivo in aprile, l’Italia insomma potrebbe dover fare conto sugli acquisti della Bce per attutire l’effetto-spread, che però lasceranno inalterato il rapporto debito/Pil, un nodo che si affronterebbe solo mutualizzando il debito. Del resto la situazione richiede “risposte inedite e forti”, ha ribadito il Ministro, chiedendo anche alle opposizioni una mano a “reperire le risorse”, evitando polemiche. Gli italiani una risposta solidale l’hanno già data, visto che alla scadenza delle tasse del 20 marzo in molti hanno pagato, lasciando un “buco” nelle entrate di soli 2,5 miliardi contro i 7,8 stimati. 

Il dato ora va analizzato anche per tarare meglio gli interventi del prossimo decreto: intanto già dalla prossima settimana gli autonomi potranno chiedere l’indennizzo da 600 euro mentre i cassintegrati riceveranno l’assegno dall’Inps entro massimo 30 giorni dalla domanda. Poi sarà da decidere dove investire le nuove risorse, che, secondo molti, potrebbero superare quelle stanziate con il Cura Italia. Ci sarà da rifinanziare la Cig, visto il maggior numero di fabbriche che chiuderanno i battenti per la nuova stretta decisa nel weekend. Poi ci saranno da valutare i ristori diretti per i danni subiti (si pensa a chi ha avuto cali del fatturato per almeno il 25%) e anche da dare una mano ai Comuni che a loro volta subiranno cali delle entrate per le difficoltà di imprese e famiglie a pagare. E per chi non è riuscito a saldare in tempo conti con il fisco, Gualtieri spiega che si sta valutando l’ipotesi di togliere le sanzioni se il ritardo è legato all’emergenza. 

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