La giornata parlamentare – 6 dicembre

La giornata parlamentare – 6 dicembre

Conte vedrà Juncker, pressing su M5S-Lega per intesa Ue

Muoversi d’anticipo, portando una prima proposta concreta di mediazione già martedì per convincere la Commissione Ue a non far partire la procedura di infrazione contro l’Italia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte professa ottimismo e imprime una accelerazione al negoziato, fissando per l’11 dicembre, due giorni prima del Consiglio europeo, un incontro a Strasburgo con Jean-Claude Juncker, sicuro di poter aprire uno spiraglio per evitare la scure Ue. Il premier vuole arrivare all’appuntamento forte del sostegno dei due azionisti di governo e ha convocato per questa mattina alle 12 un vertice con Matteo Salvini e Luigi Di Maio proprio per tirare le fila del pacchetto da portare a Bruxelles. E dopo Juncker andrà in Parlamento per una informativa per spiegare cosa dirà il 13 e il 14 per portare dalla sua parte anche gli altri partner europei.

La partita è complessa, ammettono nella maggioranza, anche perché’ la posta è molto alta. Abbassare il rapporto deficit/Pil nel 2019 anche fino al 2% potrebbe non essere infatti sufficiente: quello che porta l’Italia alla ormai famosa “deviazione senza precedenti” dalle regole europee è l’assenza di uno sforzo strutturale che invece la Commissione chiede di delineare bene e nell’intero triennio. Per questo gli uffici oltre a rivedere i conti per reddito e pensioni stanno anche ricalcolando le stime del quadro macro e i saldi della manovra da inserire in un nuovo Draft Budgetary Plan, il terzo in due mesi, che questa volta dovrà contenere la sintesi dell’accordo Roma-Bruxelles.

Sul tavolo il Governo metterà comunque una rimodulazione delle due misure-bandiera gialloverdi, reddito di cittadinanza e revisione della legge Fornero, che inciderà sia sulle platee interessate sia sui tempi della loro attuazione, forse di qualche mese. “Spostare la data delle riforme non vuol dire tradirle” ha detto non a caso il premier: questo primo passo consentirebbe di recuperare almeno un miliardo sul fronte del reddito e probabilmente più di due sul fronte di quota 100 ma che non potrà accontentare le richieste di Bruxelles. E sarà anche da vedere come tenere fede alla promessa fatta con il secondo Dpb, quella di fare salire all’1% del Pil (18 miliardi) gli incassi da privatizzazioni da destinare al calo del debito.

La risposta quando l’economia frena non può che essere “più investimenti”, ha ribadito il ministro dell’Economia Giovanni Triainsistendo su un altro dei capisaldi della manovra che il Governo punta a rafforzare per spuntarla con Bruxelles. Certo è che bisogna fare presto ed essere incisivi perché c’è lo spettro della “recessione” che aleggia sul Paese, avverte il ministro delle politiche Ue Paolo Savona, puntando comunque il dito contro l’incapacità del sistema europeo di creare sviluppo.

Proprio per questo la manovra italiana è anticiclica e presenta “una nuova ricetta economica in controtendenza con il passato dell’Italia e con il presente degli altri Paesi europei. Questo crea attriti e discussioni” ha dichiarato Luigi Di Maio, ribadendo che quota 100 e reddito arriveranno entro Natale, probabilmente con un decreto ad hoc. L’obiettivo, conferma anche Matteo Salvini, è che le misure “entrino in vigore all’inizio dell’anno”, in modo che le prime uscite con quota 100 ci siano allo scattare della prima finestra, ad aprile, mentre i primi assegni di sostegno al reddito dovrebbero arrivare ai beneficiari da marzo.

Minniti si ritira dalla corsa per la segreteria del PD

Marco Minniti si ritira dalla corsa alla segreteria del Pd; nella scelta dell’ex ministro dell’Interno ha pesato il mancato appoggio di Matteo Renzi.  A meno di clamorosi colpi di scena i renziani dovranno trovare un altro nome per contendere il Nazareno a Nicola Zingaretti. Diverse fonti riferiscono di forti pressioni su Lorenzo Guerini, che sarebbe il candidato più forte tra i renziani, ma lui non è convinto e continua a chiamarsi fuori. A Teresa Bellanova, invece, viene spiegato, non dispiacerebbe scendere in campo, ma attualmente è attorno alla figura di Ettore Rosatoche si raccolgono i maggiori consensi.

Al di là della presa di distanza pubblica del predecessore di Salvini, a non convincere l’ex premier sono proprio le similitudini tra gli ultimi due ministri dell’Interno, soprattutto in materia di gestione dei flussi migratori. Il ragionamento, spiegano fonti vicine all’ex sindaco di Firenze, sarebbe più o meno questo: “La gente non percepisce la differenza con il capo della Lega. Così, nel dubbio, gli elettori scelgono sempre l’originale”. La valutazione, dunque, sarebbe squisitamente politica: la figura di Minniti non buca nell’opinione pubblica, lo vedrebbe come un doppione del vicepremier leghista, smontando di fatto la campagna di comunicazione che punta a rimarcare le differenze con i democratici.

Nelle ultime ore, escluso Minniti, sta avanzando l’ipotesi di un appoggio a Maurizio Martina, che si presenta in tandem con Matteo Richetti e con la sponsorizzazione di Graziano Delrio. Sarebbe un approdo naturale per Renzi, che ritroverebbe due pezzi da novanta che si sono staccati dal suo gruppo. Sarebbe una réunion propedeutica a evitare la vittoria di Nicola Zingaretti, oggi in testa ai sondaggi. L’ex presidente del Consiglio, però, potrebbe non essere convinto dalle prime mosse annunciate da Martina.

Il segretario uscente ha lanciato il suo decalogo, 10 proposte per il suo Pd. Tra queste il tesseramento tutto l’anno, riattivando quello online, e primarie aperte anche per la selezione delle candidature monocratiche nelle istituzioni di ogni livello. Inoltre referendum tra gli iscritti e conferenza programmatica annuale, una piattaforma digitale di partecipazione deliberativa, la Direzione nazionale eletta al 50% su base regionale, il finanziamento delle strutture territoriali, una nuova idea dei circoli, un progetto Erasmus con i partiti e i movimenti democratici e progressisti europei e globali, la parità di genere con la conferenza nazionale delle donne, un segretario che svolge solo quel ruolo e un governo ombra.

L’Aula del Senato

Dopo che nella giornata di ieri sono state discusse le mozioni sulla tutela del settore agroalimentare italiano, la legge europea 2018 e la relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea per l’anno 2018 e su quella per il 2019, l’aula del Senato tornerà a riunirsi alle 9 per confrontarsi sul disegno di legge, collegato alla legge di bilancio, relativo agli interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo. Come di consueto alle 15 è previsto lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Le Commissioni del Senato

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sul disegno di legge relativo alle disposizioni in materia di operazioni elettorali e dibatterà il ddl per la prevenzione di maltrattamenti a danno di minori, anziani e disabili nelle strutture pubbliche e private. La Giustizia si confronterà sullo schema di decreto legislativo sul codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

La Finanze esaminerà l’Atto europeo sulla copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate e lo schema di decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni sugli indici di riferimento negli strumenti finanziari e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi d’investimento. La Commissione Lavori pubblici ascolterà i rappresentanti di CNA Nazionale nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’applicazione del codice dei contratti pubblici.

La Commissione Agricoltura, in sede riunita con la Territorio, svolgerà diverse audizioni sui disegno di legge per il contrasto al consumo del suolo. La Commissione Industria proseguirà il ciclo di audizioni sulla produzione e vendita di pane e inizierà le prime audizioni sul ddl relativo alla normativa sul commercio equo e solidale. La Salute esaminerà il ddl sulle disposizioni di corpo e tessuti post mortem.

L’Aula della Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 8 per l’esame del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e di bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021. Nella seduta di ieri è stata aperta la discussione generale, questa mattina ci sarà la replica del Governo che con ogni probabilità porrà la questione di fiducia. Se verrà accolta la deroga alle 24 ore il voto potrebbe svolgersi già nella giornata di oggi così da garantire il via libera della manovra già nella giornata di domani. Il provvedimento passerà poi all’esame del Senato che avrà poco più di due settimane per poterlo discutere e modificare.

Le Commissioni della Camera

La Commissione Giustizia ascolterà i rappresentanti dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) sullo schema di decreto legislativo sul codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. La Finanze esaminerà la proposta di legge per la semplificazione fiscale. La Attività produttive esaminerà lo schema di decreto legislativo relativo all’accordo sul Tribunale unificato dei brevetti. La Affari Sociali si confronterà sulle risoluzioni per modificare i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale.

 

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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