La giornata parlamentare – 7 luglio 2020

La giornata parlamentare – 7 luglio 2020

Il Cdm dà il via libera al decreto semplificazioni, ma salvo intese

Dopo una discussione lunga più di quattro ore il Consiglio dei ministri dà il via libera al decreto semplificazioni ma “salvo intese”. Non sono bastate settimane di trattativa: fino all’ultimo hanno tenuto banco le divergenze sulle deroghe alle norme sugli appalti e anche sulle opere pubbliche da affidare a Commissari, nonché sull’abuso d’ufficio, su cui Iv esprime la sua riserva, e su norme come quella dell’interoperabilità dei dati su cui discutono i ministri Paola Pisano e Roberto Gualtieri. I grandi nodi alla fine, assicurano fonti di Governo lasciando Palazzo Chigi, sono stati sciolti: il “salvo intese riguarda pochi aspetti tecnici, non politici” ma la discussione sulle opere da sbloccare sembra destinata a tenere ancora banco. Il Cdm notturno, lungo in tutto sei ore, ha dato il via libera al Programma nazionale di riforma (PNR) con le direttrici che il Governo seguirà nei prossimi mesi e anche al ddl di assestamento di bilancio e al rendiconto dello Stato. Ma è sul testo del decreto semplificazioni, di una cinquantina di articoli e lungo quasi 100 pagine, che il Governo fa nottata: quattro ore di discussione articolo su articolo. 

Intanto però il premier Giuseppe Conte ha ottenuto il via libera a quella che considera “la madre di tutte le riforme” e che nei prossimi giorni illustrerà ai partner europei nei contatti in vista del Consiglio Ue sul Recovery fund. Ma la discussione promette già di riaprirsi in Parlamento. Il dibattito in Cdm si accende in particolare sulla possibilità non solo per i Commissari ma anche per le stazioni appaltanti di agire, per far fronte agli effetti negativi dell’emergenza Covid, in deroga a tutte le norme, tranne quelle penali, antimafia e quelle sulla sicurezza sul lavoro. Restano infatti le perplessità di Pd e Leu sulle deroghe introdotte sul “modello Genova”. Una prima intesa ci sarebbe sull’elenco delle grandi opere considerate prioritarie e che saranno affidate a Commissari (dovrebbero essere tra le 40 e le 50) ma la lista non entra nel testo del decreto ma nel piano “Italia veloce” del Ministero delle infrastrutture, che è un allegato al Programma nazionale delle riforme; comunque per la nomina dei Commissari dovrebbe esserci tempo fino a fine anno. Il Consiglio dei ministri trova un accordo sul Durc, ma viene stralciata, su richiesta di Roberto Speranza, la norma che aumentava le percentuali di subappalti. Quanto a uno degli altri nodi sul tavolo, la modifica del reato di abuso d’ufficio, l’intesa arriva nonostante Iv metta a verbale la sua riserva.  

Il Governo approva il Piano nazionale di riforma

Via libera al PNR, il piano nazionale di riforma con cui il Governo si presenterà in Europa indicando il quadro di interventi necessari a smuovere l’economia del post Coronavirus e a far ripartire il Paese. La strategia di rilancio prevede di rimettere mano a un fisco “eccessivamente complesso” e riequilibrarne il carico. Oltre ad una semplificazione amministrativa e allo sblocco delle opere pubbliche, infatti, il piano del Governo punta a una riforma tributaria che “migliori l’equità e l’efficienza” e sia coerente con il principio di progressività sancito dalla Costituzione, riducendo le aliquote effettive sui redditi da lavoro e aumentando al contempo la propensione delle imprese a investire e a creare reddito e occupazione. Anche il cuneo fiscale sarà un altro importante capitolo del programma di rilancio assieme alla lotta all’evasione fiscale da perseguire anche con l’incentivo e l’utilizzo dei pagamenti digitali. 

Altro capitolo, il rientro dall’elevato debito pubblico che “rappresenta un freno alla crescita dell’economia oltre che un pesante fardello per la finanza pubblica”. Il Programma di rilancio sarà pertanto accompagnato da un aggiornamento del Programma di Stabilità che presenterà non solo nuove proiezioni fino al 2023 ma anche un piano di rientro del rapporto debito/PIL su un orizzonte decennale. E se la strategia del Governo mira nell’immediato a sostenere la ripresa dell’economia, la politica di bilancio punterà dunque “al rilancio della crescita” e poi, su un orizzonte di medio termine, a una gestione prudente della finanza pubblica rafforzandola con opportune misure. E poi salario minimo a supporto dei lavoratori più deboli; valorizzazione del patrimonio pubblico, al fine di incentivare gli investimenti e la crescita economica e ridurre il debito pubblico; nuova spending review per liberare risorse necessarie alla riduzione del debito e riqualificare la spesa delle Amministrazioni pubbliche.  

Tensione fra Pd e Iv sulla casa dei riformisti

La guerra fra ‘ex’ continua. Dopo il pensiero di Andrea Orlando affidato a un tweet in cui il vicesegretario Pd, numeri alla mano, con un sondaggio di Bidimedia fa notare che senza tre scissioni il Partito democratico avrebbe le stesse percentuali della Lega, arriva la replica, piccata, di Italia Viva: “Iv non accetta lezioni” da chi ha fatto “la guerra atomica quando con Renzi avevamo il 41% dei voti reali”, mette nero su bianco Davide Faraone. Non basta: il capogruppo al Senato di Italia Viva va oltre e accusa il Pd di non essere più da tempo “la casa dei riformisti”, casa che Faraone avrebbe intenzione di costruire con quanti riformisti lo sono, ma non si trovano (ancora) in Italia Viva. Leggi: gli scontenti dem dentro il Pd, i transfughi come Carlo Calenda e Matteo Richetti, ma anche Emma Bonino fino a chi è riformista ma ha votato “perfino altre coalizioni” vale a dire il centrodestra. Il nome di Mara Carfagna è quello che ricorre più spesso, come quello di Marco Bentivogli che ha da poco lasciato il sindacato in cui ha militato per anni. Il progetto di Italia Viva è chiaro: essere il perno fondamentale della casa dei riformisti.  

Ed è lo stesso senatore fiorentino a dire pubblicamente che “se fosse in Forza Italia troverebbe più logico stare con Iv che con Salvini”: se non una dichiarazione di guerra al partito guidato da Nicola Zingaretti, poco ci manca. A far da pompiere questa volta è Andrea Marcucci, il più renziano dei Democratici: “Le scissioni del passato sono un tema di dibattito accademico. Quel che conta è che Il PD resti un partito aperto e accogliente. Io sono convinto che il riformismo resti il vero motivo d’essere della nostra comunità e del nostro agire politico”, dice il capogruppo dem in Senato. Interviene poi lo stesso Matteo Renzi: “Non ho una visione del Pd negativa o polemica. Non ho mai avuto un rapporto migliore con Zingaretti come in questo periodo. Se Zingaretti e Orlando vogliono parlare di economia, lavoro e imprese ci sono, se vogliono fare polemiche interne che tanto affascinano i dirigenti del Pd non ci sto”. L’ex premier-segretario ricorda di appartenere a quelli che “hanno subito” la scissione (di Bersani and co.) e non nega di essere venuto via dal Pd in quanto “certe culture come quella giustizialista, messe ai margini dalla nostra segreteria, sono tornate fuori”. Il vaso di Pandora è scoperchiato: per i renziani il Pd si è appiattito sul populismo dei Cinquestelle, perdendo la spinta riformista delle origini. 

Al Senato

L’assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 16.30 per le comunicazioni del Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati sul calendario dei lavori.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà diverse audizioni sul ddl costituzionale per il riconoscimento del grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità, esaminerà lo schema di DPCM sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. La Giustizia esaminerà il ddl sulla Magistratura onoraria, svolgerà poi delle audizioni sullo schema di decreto legislativo sulla crisi d’impresa e sul disegno di legge di delega al Governo per la revisione del processo civile. La Esteri si confronterà sullo schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2019-2021. La Finanze svolgerà diverse audizioni sul ddl relativo all’utilizzo del conto corrente ed esaminerà il ddl sull’imposta di registro sugli atti giudiziari. L’Istruzione svolgerà diverse audizioni sull’impatto del Covid-19 sul settore della cultura. La Lavori Pubblici ascolterà i rappresentanti di Anac e Banca d’Italia nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali. 

La Agricoltura si confronterà sugli affari assegnati relativi alle problematiche dei consorzi di bonifica e d’irrigazione, alle nuove biotecnologie in agricoltura e alle problematiche della filiera bufalina. La Commissione Industria svolgerà diverse audizioni sull’affare assegnato sul settore dell’automotive italiano e le implicazioni in termini di competitività conseguenti alla transizione alla propulsione elettrica, proseguirà il confronto sull’affare assegnato per il sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo nell’ambito della congiuntura economica conseguente all’emergenza da COVID-19. La Lavoro esaminerà il ddl sul Caregiver familiare.  La Salute svolgerà delle audizioni sul ddl relativo all’infermiere di famiglia, esaminerà il ddl sulla sicurezza degli esercenti delle professioni sanitarie e quello per il riconoscimento della guarigione e la piena cittadinanza delle persone con epilessia. La Territorio proseguirà l’esame degli atti del governo relativi al pacchetto economia circolare. La Politiche dell’UE proseguirà il confronto sulla legge di delegazione europea. 

Alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 10.00 per proseguire il confronto sul decreto rilancio. Il decreto però potrebbe dover tornare in commissione bilancio dal momento che mancherebbero all’incirca 100 milioni di coperture e saranno quindi necessarie delle limature al testo. Se così fosse il Governo sarebbe costretto ad attendere ulteriormente per porre la questione di fiducia. 

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà diverse audizioni sulla proposta di legge costituzionale sulla base territoriale per l’elezione del Senato della Repubblica e di riduzione del numero dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica, alcune sulle pdl per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale e si confronterà sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati. La Giustizia esaminerà la pdl sulla violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. Le commissioni Esteri e Difesa, in sede congiunta con le rispettive del Senato, proseguiranno il ciclo di audizioni nell’ambito dell’esame dei documenti per la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali per il 2020. La Finanze svolgerà delle audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui mercati finanziari al servizio della crescita. 

La Cultura discuterà le risoluzioni sulle misure in materia d’istruzione, anche alla luce dell’epidemia Covid-19, e con la Trasporti si confronterà sulla proposta d’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione intenzionale, seriale e massiva di informazioni false.  La Trasporti svolgerà alcune audizioni sugli Atti europei reattivi al Libro Bianco sull’intelligenza artificiale. L’Attività Produttive esaminerà lo schema di decreto ministeriale per la ripartizione per l’anno 2020 del fondo derivante dalle sanzioni amministrative irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato da destinare a iniziative a vantaggio dei consumatori e svolgerà diverse audizioni sugli Atti europei relativi al mercato unico. La Affari Sociali concluderà l’esame del decreto sulle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Infine la Politiche dell’Ue proseguirà le audizioni sul Programma di lavoro della Commissione per il 2020-Un’Unione più ambiziosa e sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nell’anno 2020.

Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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