La giornata parlamentare – 8 novembre 2019

La giornata parlamentare – 8 novembre 2019

Ue: Italia fanalino di coda per la crescita, ma la manovra non sarà bocciata

La manovra economica non sarà bocciata e non ci sarà l’apertura di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue. Ma non c’è molto di cui rallegrarsi, perché nelle previsioni autunnali Bruxelles rivede al ribasso le stime per l’Italia, fanalino di coda per crescita, ponendo l’accento sull’alto debito, sull’economia in stallo e sul mercato del lavoro che si sta deteriorando. Le prospettive sono tutt’altro che rosee: +01% di Pil quest’anno, +0,4% il prossimo, nel 2021 il dato migliora leggermente allo 0,7%. La zona euro invece viaggia a 1,1 % nel 2019 e 1,2 % nel 2020 e nel 2021. Per il Commissario agli affari economici Pierre Moscovici “Il messaggio all’Italia resta immutato: deve innanzitutto attaccare le riforme strutturali che consentono di rafforzare i punti deboli, la competitività e la produttività. Sono i punti prioritari per i prossimi anni”.

Il capitolo dedicato all’Italia si chiama “Lottando per sfuggire alla depressione da bassa crescita”. In due pagine, la Commissione evidenzia che il rapporto debito/Pil, al 2,2 nel 2019, salirà al 2,3 nel 2020 e al 2,7 nel 2021 e che peggiorano le dinamiche del debito pubblico, al 136,2 nel 2019, 136,8 nel 2020, 137,4 nel 2021. “L’economia italiana si è bloccata all’inizio del 2018 e non mostra ancora segni di una ripresa significativa” evidenzia il report, che parla di una crescita modesta nel 2020. Per Moscovici ci sarà un contributo positivo dal commercio netto quest’anno e un aumento moderato del consumo delle famiglie che dovrebbe aiutare l’economia ma la domanda non verrà certo aiutata dal mercato del lavoro dove occupazione e salari rimangono molto molto moderati. 

Il sistema, spiega il report, è rimasto resiliente di fronte al rallentamento economico mentre il calo della produttività è probabile che “induca i datori di lavoro a tagliare posti di lavoro o ricorrere a contratti temporanei, come indicato dal numero crescente di lavoratori in cassa integrazione”. E dunque il numero dei disoccupati difficilmente calerà anche a causa del nuovo reddito di cittadinanza “che indurrà progressivamente più persone a registrarsi come disoccupate”. Con un problema ulteriore: la riforma gialloverde, insieme a quota 100, inizierà a mostrare l’intero costo annuale dal 2020, “con un ulteriore aumento della spesa pubblica”. Servono riforme, dunque, esorta Moscovici, per evitare di rimanere in questa situazione di alto debito e crescita limitata

Le Commissioni Bilancio proseguono le audizioni sulla manovra

Proseguiranno, anche nella giornata di oggi, le audizioni preliminari sulla manovra economica. A partire dalle 9.30 le Commissioni Bilancio di Camera e Senato ascolteranno i rappresentanti di ANIA, dell’Associazione nazionale piccoli comuni d’Italia e dell’Associazione nazionale comuni isole minori. Successivamente quelli di Lunaria – campagna Sbilanciamoci!, del Forum Nazionale del Terzo Settore, di  WWF, Legambiente, Greenpeace; SVIMEZ e Osservatorio conti pubblici. 

È stallo sull’ex Ilva. Conte sale da Mattarella

Il governo fa mostra di compattezza e determinazione sull’ex Ilva, ma i vertici dell’acciaieria non cedono di un millimetro. Dopo il primo incontro finito nel nulla, il premier Giuseppe Conte auspica di poter riaprire quanto prima il tavolo di confronto per salvare i ventimila posti di lavoro in ballo, indotto compreso, e attende a ore una risposta. Da ArcelorMittal, però, nessun cenno. È lo stallo: da una parte c’è l’Esecutivo, disposto a concedere lo scudo penale ma fermo nella volontà di far rispettare gli accordi e garantire l’occupazione. Dall’altra c’è la richiesta di cinquemila esuberi e una causa per rescindere il contratto e lasciare Taranto e l’ipotesi di ricucire con la multinazionale è sempre più remota. La questione è complessa e gli spiragli pochi. I sindacati giocano la carta dello sciopero e ne programmano uno di 24 ore in tutti gli stabilimenti. 

In mattinata Conte è salito al Quirinale da Sergio Mattarella, per parlare anche delle misure che possono essere messe in atto. “Qui non ci sono governi attuali e precedenti, è l’appello di Conte, qui non c’è la maggioranza o l’opposizione, per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale”; “Stiamo già valutando tutte le possibili alternative – ripete Conte – ma aspetto una proposta dal signor Mittal e vorrei incontrarlo nelle prossime ore”. In ogni caso, spiega Conte, se ci sarà il disimpegno da parte di ArcelorMittal, tornerà la gestione commissariale; il tribunale è l’esito da evitare. Nelle norme, spiega il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, manca “l’elemento necessario a giustificare il recesso” chiesto dalla multinazionale franco-indiana. Per Luigi Di Maio “Se una Multinazionale ha firmato un impegno con lo Stato, lo Stato deve farsi rispettare, chiedendo il rispetto dei patti e facendosi risarcire i danni”. Premier, ministri ed esponenti di maggioranza, compresi Italia Viva e M5S, ripetono che quello per il salvataggio dell’ex Ilva deve essere uno sforzo del sistema Paese.  

Franceschini rilancia l’alleanza di Governo

“I partiti di governo devono difendere compattamente la legge di bilancio e nel contempo devono cercare le condizioni per costruire una maggioranza politica”. È paradossale che un ministro debba esplicitarlo, e infatti il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini riconosce che si tratta di un paradosso. Ma questa è la condizione in cui versa l’esecutivo e “dovremo uscirne con buon senso e lungimiranza o tutto è a rischio”; perciò il capodelegazione del Pd propone agli alleati un “duplice patto”. E il suo tono si fa preoccupato, non minaccioso, quando viene posto davanti alla possibilità che l’offerta finisca per essere rifiutata: “Fermiamoci prima che sia troppo tardi”. Franceschini non cita mai Luigi Di Maio e Matteo Renzi, ma è a loro che si rivolge quando parla dei “passaggi complicati” che attendono la maggioranza: “Questa esperienza è iniziata per evitare che Salvini assumesse i pieni poteri. Solo che si trattava di un elemento sufficiente a far partire il governo” ma per farlo durare “Serve altro. I Governi vanno tenuti insieme da una serie di motivazioni e noi ci dobbiamo preparare ad affrontare due snodi fondamentali”: la legge di bilancio e le prossime regionali in Emilia Romagna e Calabria.

“Per questo motivo serve un patto di metodo: le eventuali modifiche alla legge di stabilità, così come ad altri provvedimenti futuri, andranno preventivamente concordate nella maggioranza. Senza furbizie e in modo collegiale, abbandonando l’idea di voler sconfiggere il partner di Governo. Perché i risultati sono un successo di tutti, e i problemi sono problemi di tutti. Altrimenti si ripete il copione del governo gialloverde, che infatti è andato a sbattere”; e sulle regionali serve che sia i territori a decidere le alleanze. Senza tutto ciò “si può stare insieme solo per la paura di Salvini?”

Nel M5S crescono fibrillazioni su Di Maio. La Fattori abbandona il Movimento

Un altro addio scuote il Movimento 5 Stelle. L’uscita dal gruppo di Elena Fattori non è un fulmine a ciel sereno, ma è sicuramente un problema perché in Senato scende ancora la quota M5S nella maggioranza, che passa a 105. “Non ho lasciato, ma sono stata lasciata, spiega la senatrice. Sono stata isolata perfino sul territorio che mi ha dato mandato per portare avanti un programma che di certo non abbandono”. Da un anno, infatti, Fattori era sotto procedura disciplinare per aver disertato il voto di fiducia sul primo dei due decreti Sicurezza del governo giallo-verde. Nel mirino ci finì assieme a Gregorio De Falco e Paola Nugnes: il primo è stato poi espulso dal gruppo a dicembre 2018, mentre la senatrice napoletana ha mollato gli ormeggi lo scorso giugno.

L’ex portavoce Cinquestelle, però, non è la sola ad aver protestato per chiedere un maggiore coinvolgimento dei parlamentari nelle scelte del partito, proprio lo stesso motivo per cui, finora, alla Camera nessuno è riuscito a raccogliere i consensi necessari dalle varie aree per essere eletto nuovo capogruppo. Finora sono 4 le assemblee andate a vuoto, ma il tempo stringe sempre di più, con la manovra che sta entrando nella fase caldissima dell’iter parlamentare. Luigi Di Maio oggi vedrà i direttivi dei gruppi di Montecitorio e Palazzo Madama, che si riuniranno in assemblea congiunta; non è difficile ipotizzare che il leader proverà a forzare l’impasse. Chi, invece, getta acqua sul fuoco è addirittura il premier Giuseppe Conte, che trova una chiave di lettura nel periodo burrascoso nella “fase di transizione che il capo politico ha annunciato con un rilancio dell’organizzazione interna”. Ma è convinto che “quando si completerà questo processo, ci sarà una maggior linearità”. Comunque sia, la strada sembra essere in salita. 

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