La giornata parlamentare – 9 settembre 2019

La giornata parlamentare – 9 settembre 2019

II Governo Conte sarà alla Camera per la fiducia

Un Governo per il Paese, per tutto il Paese: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si prepara a voltare pagina. Questa mattina alle 11.00 si presenterà alla Camera per la fiducia mentre domani alle 12.30 sarà la volta del Senato. Lo farà con un’impronta quasi di pacificazione, dopo la stagione delle contrapposizioni e dei toni urlati. Al suo fianco avrà da un lato Luigi Di Maio e un Movimento 5 Stelle che non vuole rinnegare quanto fatto negli ultimi quattordici mesi, dall’altro Dario Franceschini in rappresentanza di un Partito Democratico che chiede un cambiamento. La sfida sarà farli collaborare lealmente come non è stato con il precedente Governo targato M5S e Lega. E questo con la consapevolezza che fuori, pronti a infiammare le piazze, ci saranno Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a invocare le elezioni e protestare contro una maggioranza usurpatrice.

Poco più di un anno fa Giuseppe Conte, debuttante assoluto sulla scena politica, si presentava come l’avvocato del popolo rivendicando il populismo. Ora a capo di una nuova maggioranza ha intenzione di parlare a tutto il Paese rilanciando unità e partendo da misure tanto attese dai cittadini: in testa all’agenda ci saranno l’imminente manovra economica, il tema dei migranti e un rapporto più forte, di dialogo critico, con l’Europa. Per il resto, come preannunciato ai capi delegazione di M5S, Pd e Leu, il premier dovrebbe sviluppare i ventinove punti del programma di governo, primo canovaccio dell’azione dell’esecutivo. Non ci sarà molto tempo per il rodaggio visto l’imminente varo della legge di bilancio.

La visita di mercoledì di Conte a Bruxelles darà il via ufficiale alle trattative per ottenere margini di manovra e provare a trasformare una legge di bilancio difficilissima nella chance di dare un primo segnale nel senso di una crescita più equa. Ma in Ue Conte spingerà anche sul fronte immigrazione, nella speranza di avere un sostegno sempre più concreto e registrare passi avanti utili pure a spuntare le armi alla propaganda salviniana. Ambiente, diritti, riforme e le modifiche ai decreti sicurezza sono tra i temi più attesi. Sono inoltre destinate a essere soppesate le singole parole su conflitto d’interessi e autonomia. E ancora: aiuti alle fasce deboli, ai terremotati e ai disabili, pensioni di garanzia per i giovani, parità di genere nelle retribuzioni, edilizia residenziale pubblica, lotta alle mafie. Si attende di capire se il presidente del Consiglio citerà le misure di bandiera dell’ultima manovra, quota 100 e reddito di cittadinanza.   

I numeri della maggioranza alla Camera e al Senato 

Sulla fiducia alla Camera non ci dovrebbero essere grossi problemi per la maggioranza che, unendo le forze di M5SPD e LeU, può contare già su 341 voti favorevoli. A questi si aggiungono i quattro di Civica e popolare (guidati da Beatrice Lorenzin), mentre dai tre di +Europa l’unico voto favorevole sarà quello di Bruno Tabacci. Sulla carta si stima che la maggioranza possa ottenere 346 voti, poco di meno dei 350 incassati dal precedente esecutivo. Diverso il discorso al Senato; a palazzo madama, infatti, i numeri della maggioranza sono risicati: Pd e M5S insieme arrivano a 158 e solo con l’appoggio di LeU toccano 162 superando di uno la maggioranza assoluta. 

L’asticella dei numeri potrebbe salire a favore dei giallorossi grazie all’aiuto di Riccardo Nencini (Psi), Gianclaudio Bressa e Pier Ferdinando Casini. Dal gruppo Misto inoltre è arrivato il sì alla fiducia di Paola Nugnes, di Gregorio De Falco, Maurizio Buccarella, Saverio De Bonis e Carlo Martelli. Una grossa mano potrebbero darla i quattro di Svp che hanno già preannunciato l’astensione: i loro voti quindi non saranno conteggiati per stabilire il quorum dei presenti. In questo caso la quota della maggioranza potrebbe arrivare a 170, la stessa raggiunta dal M5S e Lega, ma con il fantasma dei dissidenti pentastellati contrari all’alleanza. Per ora l’unico no è stato quello di Gianluigi Paragone, cui si potrebbero aggiungere i nove previsti dalla Lega pochi giorni fa. 

In Senato nessuno crede che i pentastellati, benché critici nei confronti di questo secondo matrimonio di legislatura, possano addirittura arrivare a far saltare il banco; per questo i rumors di palazzo parlano già di assenze pilotate tra le fila di Forza Italia per far abbassare il quorum della maggioranza, ipotesi però non sostenuta dal partito. Silvio Berlusconi ha infatti lanciato un netto avviso ai naviganti: se qualcuno pensasse di sostenere questo Governo si porrebbe fuori e contro Forza Italia”. 

Governo: disgelo da Parigi, Le Drian apre a Di Maio

Addio gilet gialli, attacchi personali, polemiche sul franco Cfa, sui flussi migratori, sul Tav e il dossier libico. La Francia è pronta a fare tabula rasa dell’ultimo anno di tensioni con il Movimento Cinque Stelle e con il governo gialloverde, che hanno portato a una delle più gravi crisi del dopo guerra tra i due Paesi, e tende la mano al loro leader politico, Luigi Di Maio, appena insediatosi alla Farnesina. Il “la” di quello che vuole essere il nuovo corso dei rapporti bilaterali l’ha dato il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian, che in un’intervista radiofonica ha auspicato “rapporti più costruttivi”con il nuovo Governo italiano.  

“Questo governo appare più determinato ad avere relazioni positive con la Francia, più aperte anche a mettere in atto politiche migratorie condivise. Siamo pronti a parlarne”, ha assicurato il titolare del Quai d’Orsay. Le sue parole son state precedute da una lettera che ha scritto la settimana scorsa a Di Maio. “Spero che avremo relazioni più costruttive con l’Italia”, ha ribadito il ministro, spiegando che “chiunque vede che c’è un nuovo accordo, che non siamo più alle prese con insulti e atteggiamenti. Siamo intenzionati ad agire insieme in seno all’Unione europea”. Che il clima sia cambiato lo dimostra anche la pronta risposta fatta filtrare dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio: fonti della Farnesina hanno riferito che è pronto a un incontro “al più presto, per discutere in modo positivo e costruttivo delle comuni sfide a livello europeo e internazionale”. 

Zingaretti lancia la sfida: pronto a cambiare il Paese il PD

Adesso si cambia tutto. Non solo in Italia, ma anche dentro al Partito Democratico, nel segno dell’unità, sempre invocata. Nicola Zingaretti ha concluso la sua prima Festa dell’Unità da segretario con un discorso che, solo poche settimane fa, immaginava completamente diverso. Anche i militanti più anziani riconoscono che una festa dell’Unitàpiù strana di questa non c’è mai stata: era stata pensata con il Pd all’opposizione, è cominciata in una fase di incertezza assoluta ed è finita con il Pd al Governo, con cinque dei nuovi nove ministri democratici sul palco al fianco del segretario e con il presidente del partito, l’ex premier Paolo Gentiloni, in procinto di andare a Bruxelles a fare il Commissario europeo. 

Tutto cambia e cambia in fretta. Ma ora, la cosa più importante secondo Zingaretti è che a cambiare dev’essere l’Italia. “Nei prossimi giorni nascerà il Governo; è tornato il tempo di rialzarsi in piedi; in queste settimana è stata l’azione della politica che, dopo mesi di litigi, odio, ci fa dire: adesso in Italia si cambia tutto. Questo nuovo governo nasce per dire basta all’imbarbarimento e all’odio”. E, per il segretario del Pd, si dovrà mettere il lavoro al primo posto dell’agenda. Certo, c’è il tema del rapporto con alleati nuovi di zecca che fino a pochi settimane fa erano acerrimi avversari: dal palco della festa Zingaretti si è rivolto a loro, si è rivolto al presidente del consiglio Conte, ma si è rivolto anche a chi, all’interno del Pd, non è convinto al 100% di quest’operazione. 

“A Conte chiediamo lealtà e saremo leali, tutti dobbiamo essere convinti che tra nemici non si governa per il bene dell’Italia e quindi dobbiamo cambiare passo. Pd M5S sono forze diverse e per certi versi alternative: non dobbiamo avere paura di dirlo. Ma dobbiamo affrontare queste divisioni per approdare a sintesi nuove”. Perché l’avversario comune adesso si chiama Lega e un banco di sfida elettorale è vicinissimo con le elezioni regionali in due regioni dove il centrosinistra non ha mai perso, l’Umbria prima e l’Emilia-Romagna poi.  Ma la svolta d’agosto, secondo Zingaretti, dev’essere un’occasione per cambiare anche per il Partito Democratico, che “dovrà rigenerarsi, a cominciare da una campagna di tesseramento straordinario per riportarlo a essere protagonista nella società”. 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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