La giornata parlamentare del 14 gennaio 2021

La giornata parlamentare del 14 gennaio 2021

Renzi apre la crisi. IV esce dal Governo ma Conte va avanti

Il governo Conte bis è finito. Non basta l’apertura di Giuseppe Conte a un patto di legislatura: Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva. Si apre una crisi, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli esiti non ancora chiari, e si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci le condizioni per siglare un accordo politico. A sera, aprendo il Cdm, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti: parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese” prodotto da un gesto che non può essere sminuito, afferma di aver cercato “fino all’ultimo utile” il dialogo ma il terreno è stato “disseminato di mine”, chiama la sua squadra a testimone. Dal Cdm arrivano i tweet all’unisono dei ministri M5S, Pd e Leu; Nicola Zingaretti scrive il suo attacco a Renzi: “Ora è a rischio tutto, è una scelta incomprensibile”. All’ora di pranzo, ricevendo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva chiesto di più: uscire velocemente dall’incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. A sera, l’emergenza è anche politica: ora, dice dal Pd Andrea Orlando, è giusto che, come chiede l’opposizione, Conte riferisca in Parlamento ma aggiunge che l’esecutivo non può essere sostenuto da una nuova maggioranza “raccogliticcia”; il vicesegretario Dem non esclude a priori il ritorno alle urne, “ma non in tempi brevi”. Il premier si prende qualche ora di riflessione prima di salire al Colle per comunicare le sue determinazioni. Ma a sera, l’ipotesi che accetti l’offerta di Renzi, reiterata dopo le dimissioni delle ministre, di aprire un tavolo per un governo Conte ter, sembra remota, anche perché gli alleati sono furiosi con l’ex premier. 

Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e l’intero Pd si spendono per l’ultima mediazione. I contatti telefonici per tutto il giorno sono frenetici, Renzi e Conte non si sentono ma i pontieri tessono la tela. L’offerta a Renzi è scrivere in tempo breve il patto di legislatura: il non detto è un corposo rimpasto, ma c’è di più: Conte afferma che si può andare avanti “solo con il sostegno di tutta la maggioranza”. È il modo per sgombrare il campo dall’accusa di Renzi di puntare a un’intesa con un gruppo di responsabili che sostituiscano Iv. Dopo le 18.00, quando Renzi si presenta in conferenza stampa, ha al suo fianco Teresa BellanovaElena BonettiIvan Scalfarotto, i tre membri del governo di Iv. E spiega subito: “Annunciamo le dimissioni delle Ministre e del sottosegretario con una lettera inviata al premier”, dice a bruciapelo. Gela tutti. Iv, spiega, si aspettava la formalizzazione del problema politico “nelle sedi istituzionali”: “Il re è nudo, c’è un vulnus democratico”. I renziani si aspettavano che il premier annunciasse di essere pronto a dar vita al Conte ter, un nuovo Governo con piena discontinuità. Renzi esclude il voto, nega (ma non esclude) una spaccatura di Iv con il sostegno di alcuni responsabili a Conte e assicura che non appoggerà mai un governo col solo centrodestra. Per il resto, dice in conferenza stampa, tutto è possibile: resta Conte, si nomina un nuovo premier con la stessa maggioranza, o con un’altra maggioranza. Il pensiero va alle larghe intese invocate in giornata anche da Beppe Grillo, in nome della necessità di aprire l’era dei costruttori. Renzi scommette che Conte non abbia una maggioranza alternativa con i responsabili: “Non oggi, domani vediamo ma noi siamo pronti ad andare all’opposizione”. 

La maggioranza è ottimista sui numeri di Conte, ma la strada rimane stretta 

Il premier Giuseppe Conte è determinato ad affrontare in Parlamento la prova della verifica di maggioranza. Il premier vi si può recare per annunciare le dimissioni, prima di tornare al Colle ed essere eventualmente reincaricato, oppure per tenere un’informativa sulla situazione politica. Al momento sembra questa la strada che il premier ha intenzione di percorrere, ben sapendo che potrebbe essere l’occasione per la presentazione della mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. Ma i numeri a Palazzo Madama dovrebbero consentire al Governo di ottenere la fiducia, con ogni probabilità anche senza Italia Viva, tanto più che non è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l’emiciclo di Palazzo Madama: è il caso, perfettamente in linea con la Costituzione, del governo di minoranza. Si tratta di un esecutivo che ha il sostegno di entrambe le Camere, ma questo sostegno non è accordato necessariamente dalla maggioranza assoluta dei deputati (316 su 630) e dei senatori (161 su 321): se alcuni si astengono o abbandonano l’aula può bastare anche una maggioranza relativa perché l’esecutivo ottenga la fiducia. A oggi le opposizioni al completo a Palazzo Madama vantano 138 voti, coi 18 voti di Italia viva al completo arriverebbero a 156. Ma questo solo in teoria.  

In Forza Italia sta emergendo un’area della responsabilità che potrebbe quanto meno non votare contro il Governo. Non sarebbe una novità: una decina di senatori forzisti sono mancati molto spesso nelle votazioni delicate degli scorsi mesi, tanto che il governo Conte ha sempre mantenuto un margine di sicurezza di 15-20 voti rispetto alle opposizioni, anche quando non superava la soglia della maggioranza assoluta. 

Al momento al Senato i 92 del M5S, i 35 del Pd, i 5 delle autonomie, e i 20 del gruppo misto arrivano a 152, compresi i senatori del Maie, che oggi riunisce l’ufficio politico. Ma altri voti potrebbero arrivare in prima battuta dall’Udc (Cesa riunisce la segreteria oggi), dai forzisti, da eventuali senatori di Italia Viva in dissenso. Questi voti, uniti alle assenze e alla non belligeranza della parte responsabile delle opposizioni, dovrebbe consentire di mettere al sicuro la fiducia. Nelle ipotesi questo sarebbe solo il primo step: il numero di senatori a favore del Governo potrebbe aumentare fino a superare la maggioranza assoluta. Renzi stesso ha assicurato il suo sostegno per lo scostamento di bilancio, il recovery fund, il dl ristori, una circostanza che apre un intervallo di tempo durante il quale si può produrre la ricomposizione politica in maggioranza. Anche perché una volta che si componesse un’area dei Responsabili e si riuscisse arrivare sino al semestre bianco il Governo potrebbe stabilizzarsi. 

Il centrodestra chiede il voto ma non chiude a un governissimo

Anche il centrodestra aspetta le prime parole di Matteo Renzi e quando il leader di Italia Viva annuncia le dimissioni delle due ministre Matteo SalviniGiorgia Meloni e Antonio Tajani chiamano a raccolta gli alleati, Cambiamo di Giovanni Toti, Udc di Lorenzo Cesa e Noi per l’Italia di Maurizio Lupi. Il sentire è comune, la coalizione deve dare dimostrazione di compattezza e soprattutto deve allontanare ipotetici coinvolgimenti in governi con la sinistra o esecutivi a tempo. Tanto più deve uscire dal mirino di chi, anche a palazzo Chigi, pensa di poter corteggiare i centristi e renderli responsabili per salvare dal fallimento Giuseppe Conte. “C’è un Governo confuso e dimissionario e un centrodestra compatto” tuona Salvini lasciando il palazzo di Montecitorio, “Noi chiediamo che domani Conte venga in Parlamento a spiegare agli italiani cosa sta succedendo. Se c’è un Governo, trovino i numeri e facciano, altrimenti si facciano da parte. Mezza Europa andrà al voto nei prossimi mesi, in democrazia se non c’è un Governo scelgono i cittadini e si vota”. 

Linea condivisa da Giorgia Meloni, che aggiunge: “È un circo che gli italiani non si possano permettere. In una nazione normale il premier si dimetterebbe stasera stessa”. Centrale, ne sono consapevoli tutti i componenti dell’alleanza, è il ruolo del capo dello Stato, Sergio Mattarella, cui tutti si appellano “per una soluzione rapida”. “Adesso bisogna fare presto perché la situazione è molto preoccupante, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico” insiste Tajani, “Con 600 morti al giorno e centinaia di migliaia di imprese che rischiano di chiudere non c’è tempo da perdere, i partiti di sinistra facciano in fretta”. Durante la riunione, durata poco più di un’ora, sono stati analizzati i diversi scenari e il sentire comune è quello che alla fine si arriverà a un Conte ter. Tutti gli attori in campo sanno con chiarezza che anche in caso di consultazioni non c’è spazio per un governo di centrodestra e qualora fosse presentata sul tavolo l’ipotesi di un governissimo con tutti dentro “saranno fatte le valutazioni nelle sedi opportune”; insomma una porta non aperta, ma socchiusa. 

Il Governo vara il nuovo dl Covid e proroga lo stato d’emergenza fino al 30 aprile

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19. Il testo proroga al 30 aprile 2021 lo stato di emergenza e conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Inoltre, dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021 è consentito, una sola volta al giorno, tra le 5.00 e le 22.00, spostarsi verso un’altra abitazione privata fino a un massimo di due persone oltre a quelle che già vi vivono: la persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Tale spostamento può avvenire all’interno della stessa Regione, in area gialla, e all’interno dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa, fatto salvo quanto previsto per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti. 

Il decreto istituisce la cosiddetta zona bianca, nella quale si collocano le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso e un’incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. Nell’area bianca non si applicano le misure restrittive previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Nelle medesime aree possono comunque essere adottate specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico. In considerazione della necessità di agevolare l’attuazione del piano vaccinale è istituita una piattaforma informativa idonea ad agevolare, sulla base dei fabbisogni rilevati, le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento. Inoltre, su istanza della Regione o Provincia autonoma interessata, la piattaforma nazionale esegue, in sussidiarietà, le operazioni di prenotazione delle vaccinazioni, di registrazione delle somministrazioni dei vaccini e di certificazione delle stesse, nonché le operazioni di trasmissione dei dati al Ministero della salute.  

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 9.30 per la discussione delle interrogazioni e alle 15.00 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Per quanto riguarda le Commissioni, la Lavoro svolgerà diverse audizioni sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea. La Sanità svolgerà diverse audizioni sull’affare assegnato per il potenziamento e la riqualificazione della medicina territoriale nell’epoca post Covid e alcune sul ddl relativo alla sanità pubblica veterinaria. La Politiche dell’UE ascolterà il ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea. 

Alla Camera

L’Aula della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per proseguire il confronto sul decreto per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19 e sul decreto proroga termini. A seguire esaminerà la mozione per un ampio programma di investimenti e misure nel settore sanitario in relazione all’emergenza da COVID-19, e le mozioni sul ruolo del Ministero dell’economia e delle finanze nell’ambito del processo di vendita della società Borsa Italiana

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà alcune audizioni sulle pdl per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale. La Giustizia svolgerà diverse audizioni sulla pdl per l’accesso alla professione forense. La Commissioni Esteri riprenderà le audizioni sull’azione internazionale dell’Italia per l’attuazione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e sull’efficacia del quadro normativo nazionale e del sistema italiano di cooperazione. La Trasporti, con l’Attività Produttive, si confronterà e sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica in materia di istituzione e funzionamento del registro pubblico dei contraenti che si oppongono all’utilizzo dei propri dati personali e del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali. A seguire esaminerà lo schema di piano industriale della società Italia Trasporto Aereo e la proposta di legge quadro in materia di interporti.  


Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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