La giornata parlamentare del 15 settembre 2020

La giornata parlamentare del 15 settembre 2020

Riparte la scuola: per il Governo lo sforzo è stato imponente 

136 milioni di mascherine, 445mila litri di gel igienizzante, 200mila banchi: ecco i numeri del primo giorno di scuola. Li divulga ieri sera il Governo, a testimoniare lo “sforzo imponente” compiuto per garantire “condizioni di sicurezza per tutti gli studenti”. Il premier Giuseppe Conte traccia subito un primo bilancio in una riunione a Palazzo Chigi con i ministri Roberto Speranza e Paola De Micheli, collegati in videoconferenza con Lucia Azzolina e Francesco Boccia ma anche il commissario Domenico Arcuri e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Il premier rivendica soddisfazione per una ripartenza “ordinata, nel rispetto delle regole sanitarie”. Ma i “nodi” non vengono negati: la riunione inaugura, spiega una fonte dell’esecutivo, un Gruppo permanente di coordinamento per risolvere in tempo reale i problemi sul fronte scolastico, come già fatto nella fase del lockdown per gestire i rapporti con le Regioni. Per dare risposte alle famiglie e al personale della scuola, rende noto Palazzo Chigi al termine dell’incontro, saranno trasparenti i dati sulla “distribuzione di mascherine chirurgiche, gel igienizzante e arredi scolastici alle scuole”: si potranno “monitorare, tutti i giorni, attraverso le informazioni pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Istruzione”. 

Non tutti, però, sono ancora ripartiti: il Governo ha esaminato i ritardi di chi ha rinviato l’inizio “per motivi sanitari o per completare gli interventi di edilizia scolastica e di messa in sicurezza come pure la locazione di ulteriori strutture”. Dal territorio arriva richiesta di banchi e sedie: alcune Regioni hanno chiesto la sostituzione del 70%. “In dieci giorni sono stati messi a disposizione 200 mila banchi, pari alla stessa quantità che ordinariamente viene prodotta in Italia in un anno intero. Entro fine ottobre saranno distribuiti agli istituti scolastici 2 milioni di banchi monoposto e 400mila sedute innovative”. Infine, le mascherine: “Ne sono state fornite 136 milioni, ogni giorno verrà assicurata la distribuzione gratuita di una mascherina chirurgica a ogni studente”. Quanto allo stress test sul trasporto pubblico, per ora non si registrano particolari criticità, assicura l’esecutivo, grazie all’aumento della capienza sugli autobus fino all’80%: a un primo monitoraggio emerge un incremento medio del 15% sia sul trasporto urbano che extraurbano (a Milano il 20% di passeggeri in più, a Roma l’8%) mentre è pressoché invariato il flusso dei viaggiatori sui treni locali.

Il Centrodestra punta alle regionali e al No per dare la spallata al Governo

L’esito del referendum sul taglio dei parlamentari s’incrocia sempre di più con quello delle elezioni regionali. Nel centrodestra si comincia a ragionare sull’incidenza della vittoria del No sulla tenuta del Governo, che si pensava fosse messa a rischio solo da un risultato molto negativo alle regionali per i partiti di governo, specie per il Pd, che guida quattro delle sette regioni in cui si vota. FdI ha smentito l’impressione data dalle parole pronunciate domenica da Giorgia Meloni, che era sembrata sposare il NO al referendum al fine di favorire la spallata al governo Conte: sul sì infatti sono attestati, più o meno convintamente, ormai solo M5S e Pd, mentre dopo Silvio Berlusconi anche Matteo Salvini ha dato libertà di voto ai suoi militanti: “Io voterò sì. Il Referendum è il trionfo della democrazia, della libertà di pensiero, ogni cittadino deciderà con la sua testa”. E tuttavia ad articolare la posizione della Lega è arrivato un No pesante al taglio dei parlamentari, quello di Attilio Fontana, governatore della Lombardia dove vive il 20% dell’intero elettorato italiano, e questo dopo il No di Giancarlo Giorgetti venerdì scorso. Certo, la candidata del Carroccio in Toscana Susanna Ceccardi si è espressa per il Sì, come Salvini, dando l’impressione tuttavia che nella Lega ci siano posizioni profondamente diversificate ma che non impedirebbero, se vincesse il No e le regionali andassero in un certo modo, all’intero centrodestra a invocare le dimissioni di Conte. 

Naturalmente tutto il M5S è in campo nella campagna per il sì, a cominciare da Vito Crimi e Luigi Di Maio, ed anche i Dem fanno la loro parte: “Lo status quo è insostenibile” ha detto Stefano Ceccanti rilanciando la tesi del Pd che solo un Sì può aprire la breccia a future riforme. Ma per creare la tempesta perfetta a danno del Governo anche le Regionali devono avere un certo esito. Matteo Salvini tuttavia, diversamente da quanto fatto a gennaio in Emilia, non ha nazionalizzato il voto: “Non lo uso in chiave nazionale”, ha detto ad Ascoli, “il voto è dei marchigiani per i marchigiani, dei toscani per i toscani”. Il suo timore è una polarizzazione che spinga al voto utile degli elettori del M5S a favore dei candidati governatori del Pd, come ha chiesto il segretario Dem Nicola Zingaretti domenica alla festa dell’Unità. Nel M5S Vito Crimi e Stefano Buffagni insistono nel dire che il voto alle regionali non ha implicazioni sul Governo, come fa anche Iv con Ettore Rosato a Bari per sostenere la candidatura di Ivan Scalfarotto in alternativa a Michele Emiliano, una delle regioni dove il centrodestra spera nel ribaltone da usare eventualmente in chiave nazionale. “Il centrodestra vincerà alle regionali e il Governo ha le ore contate” ha detto Maria Stella Gelmini.  

Casaleggio riduce servizi Rousseau, troppi parlamentari non pagano 

La piattaforma Rousseau riduce i propri servizi agli eletti M5S perché in troppi non versano i 300 euro previsti dalle regole interne del Movimento. Lo scrive Davide Casaleggio in una dura lettera inviata a tutti gli iscritti M5S, spiegando che “a causa delle protratte e gravi morosità di diversi portavoce del Movimento 5 Stelle che da troppi mesi hanno deciso di venir meno agli impegni presi, saremo costretti a ridurre progressivamente diversi servizi e strumenti le cui spese di funzionamento, in assenza delle entrate previste, non risultano ovviamente più sostenibili”. Casaleggio avverte: “Qualora tali condizioni permangano non sarà più possibile garantire l’infrastruttura organizzativa, amministrativa, tecnologica e comunicativa, nonché la tutela legale e le attività di formazione necessarie per il Movimento 5 Stelle. Credo che nessuno debba essere al di sopra delle regole che ci siamo dati e credo che sia altrettanto importante che nessuno possa anche solo pensare di poterlo essere. Questo dipende da noi e da quanto saremo in grado di essere esempio. Ho promesso che avrei custodito il progetto di partecipazione e di democrazia diretta che mio padre sognava e lo porterò avanti con tutte le mie forze”. Casaleggio polemizza con gli eletti che non versano i 300 euro e, al tempo stesso, pubblica l’elenco dei buoni che invece rispettano l’impegno: “Voglio ringraziare però tutti quei portavoce che rispettano ogni giorno il patto preso con tutti gli iscritti del Movimento”. 

Il Pd lancia Green New Deal per Taranto

Il Partito Democratico punta su Taranto per ingranare la marcia del Green New Deal e la proposta è il cuore di un documento presentato nella sede del Nazareno, con la partecipazione di ben tre ministri. Per il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri le parole chiave sono “discontinuità e decarbonizzazione” per mettere Taranto al centro del Recovery Plan. “Una vera e propria svolta ecosostenibile, radicale e profonda è indispensabile per Taranto, per l’Italia, per l’Europa”, si legge nel documento dem, “che capovolga il punto di partenza e riesca finalmente ad armonizzare le esigenze produttive e il diritto inderogabile alla salute dei cittadini e dei lavoratori”. Si propone “l’immediata accelerazione delle bonifiche e investimenti in attività produttive non inquinanti” nel cantiere Taranto. Ma anche di “dettagliare al più presto, e con la necessaria partecipazione dei cittadini e delle istituzioni locali, l’utilizzo del Just Transition Fund e del Recovery Fund per progettare la progressiva decarbonizzazione e il futuro di una fabbrica moderna”. 

“Il Paese è in debito con la città di Taranto e bisogna cominciare a saldare questo debito”, evidenzia il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, secondo il quale “Taranto ha tutte le carte in regola per diventare la capitale del Green New Deal”. Gualtieri dal canto suo assicura che “il Governo è pronto a coinvestire nel progetto di trasformazione green dell’ex Ilva” e ribadisce da una parte l’esigenza del mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi, dall’altra di investimenti per la bonifica e il rilancio verde dell’intera area. Poi l’avvertimento ad Arcelor-Mittal: “Se non sta in questo progetto, troveremo un altro interlocutore”. Anche il Ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia sottolinea come “la ripartenza di Taranto si fa intorno alle attività dell’Ilva per le quali servono risposte molto chiare, perché anche tutto l’indotto è in grande difficoltà”. A poco meno di una settimana del voto in Puglia la sfida dem è lanciata.

Sull’agricoltura l’Italia riceverà dall’UE 38,7mld

Per finanziarie le sue politiche agricole l’Italia potrà contare, nel periodo 2021-2027, su fondi Ue per circa 38,7 miliardi di euro (cifra comprensiva dei 925 milioni che arriveranno dal Recovery Fund), una delle quote più ampie tra quelle in cui sono stati ripartiti gli otto miliardi aggiuntivi stanziati per la Politica agricola comune (Pac) con il piano di rilancio Next generation Eu. L’Italia dovrebbe ricevere nel 2021 anche un anticipo di 298,7 milioni per lo sviluppo rurale, deciso dai Capi di Stato per tutti i paesi Ue. È quanto emerge dall’elaborazione di dati della Direzione generale bilancio della Commissione europea. L’Italia, inoltre, potrà contare su una dotazione per i pagamenti diretti da 25,4 miliardi ed è il primo Paese per contributi per i programmi nazionali nel settore del vino, con 2,3 miliardi Ue; per il comparto dell’olio di oliva arriveranno 242 milioni e per quello del miele 36 milioni. “Da come si era partiti, con i tagli proposti nel 2018 dalla Commissione Juncker, possiamo dire che la spesa Pac ha tenuto” commenta l’eurodeputato Paolo De Castro (S&D, Pd) L’europarlamentare è il relatore della parte del regolamento omnibus che si riferisce all’agricoltura: si tratta del provvedimento con cui l’Europarlamento contribuirà a definire i dettagli della distribuzione del fondo per la ripresa. “Ora – sottolinea l’ex Ministro italiano – dobbiamo batterci per rendere disponibili i fondi aggiuntivi già nel 2021”. Secondo l’impianto del Recovery Fund, infatti, i finanziamenti dovrebbero essere erogati solo a partire dal 2022 ma per De Castro “dobbiamo cercare in tutti i modi di anticiparli per poter dare subito risposte alle conseguenze della pandemia”. 

Le Camere si fermano in vista dell’election day

Nell’arco di questa settimana i lavori di Camera e Senato s’interromperanno in vista del primo, grande appuntamento elettorale post Covid-19. Come definito dal decreto elezioni il 20 e 21 settembre si terranno infatti le elezioni regionaliamministrativesuppletive e il referendum costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Le regioni che si recheranno alle urne sono sette: CampaniaLiguriaMarchePugliaToscanaValle d’Aosta e Veneto. I capoluoghi di provincia saranno quindici: Andria, Arezzo, Aosta, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia. Le elezioni suppletive interessano invece due collegi del Senato: il numero 3 della Sardegna e il 9 del Veneto, rimasti vacanti a seguito dei decessi della senatrice Vittoria Bogo Deledda del M5S e del senatore Stefano Bertacco di FdI. Come detto i lavori parlamentari s’interromperanno in entrambi i rami del Parlamento con la sola eccezione della commissione Bilancio, che assieme alla Finanze, alle 12.00 audirà il Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund.

 


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