La giornata parlamentare del 29 gennaio 2021

La giornata parlamentare del 29 gennaio 2021

Si entra nel vivo delle Consultazioni. Mattarella: crisi complessa, serve tempo

Le consultazioni entrano nel vivo e benché al Colle sia salito Matteo Renzi in persona le incertezze su questa crisi al buio restano. Chi si è seduto a colloquio davanti al capo dello Stato, in un Quirinale blindato nelle rigidissime misure anti-Covid, ha percepito la preoccupazione di Sergio Mattarella per uno strappo inopportuno e gestito senza contezza del momento segnato dalla pandemia e dalla crisi economica. I No del leader di Italia viva a Giuseppe Conte sicuramente mettono nero su bianco un’indisponibilità dell’ex premier a parlare con il capo del Governo dimissionario, ma non per sempre. Insomma quello che emerge sembrerebbe una richiesta di tempo per dirimere, prima dell’eventuale incarico. Un mandato esplorativo, potrebbe essere questa una delle ipotesi da cavalcare oggi, dopo aver ricevuto prima il Centrodestra e poi i 5 Stelle, almeno per ora. La persona potrebbe essere anche il presidente della Camera Roberto Fico, mediatore apprezzato anche nel Partito Democratico, oppure si potrebbe scegliere la strada di una riflessione del capo dello Stato per aiutare il dialogo tra Renzi e Conte. L’eventualità sarà trattata oggi al termine dei colloqui, visto che finora non si è parlato né d’incarico esplorativo né tantomeno d’incarico esplorativo al presidente Fico. Restano comunque i dubbi del Colle sull’operazione responsabili o costruttori, non tanto in sé quanto piuttosto per le prospettive a lungo termine. 

È lo stesso Ricardo Merlo, capo delegazione del nuovo gruppo in Senato a sostegno di Conte (Europeisti-Maie-Cd) a riportare in chiaro, in modo candido e irrituale, le parole del Presidente della Repubblica: “Ha detto che è una situazione critica e che questa crisi va risolta presto. Noi abbiamo fatto il nome di Conte, senza di lui può entrare più tranquillamente Iv ma uscirebbero altri”. Scontato ovviamente il sostegno a Conte delle Autonomie, anche se condizionato; parte del gruppo in Senato, quello rappresentato dal valdostano Albert Laniece, ha posto infatti una condizione: “Vorrei auspicare una maggiore attenzione per la montagna in un futuro Governo. Io mi sono permesso di suggerire al presidente della Repubblica di prevedere un maggiore equilibrio di rappresentanza territoriali nella lista dei ministri”. Il Conte ter viene blindato anche da Leu, con in aggiunta Sandro Ruotolo, senatore del Misto a palazzo Madama. “La soluzione di questa crisi passa per una ripartenza del Governo Conte e un ampliamento della base parlamentare della maggioranza”, dicono i capigruppo delle due Camere Loredana De Petris e Federico Fornaro.  

Anche il Partito Democratico, con il segretario Nicola Zingaretti, si schiera dalla parte del premier dimissionario: “Auspichiamo la soluzione della crisi in tempi brevi e abbiamo manifestato la disponibilità del Pd a sostenere un Governo guidato dal presidente Conte che si è confermato un punto di equilibrio avanzato nelle forze politiche”. Un Governo, precisa, “che possa contare su un’ampia e solida forza parlamentare”. Unico diniego registrato al Conte ter è stato quello di Emma Bonino, alla guida della delegazione di +Europa e Azione in Senato: la senatrice con un filo di voce ma decisa, ha spazzato via ogni sopravvivenza di questa maggioranza richiamando alla necessaria discontinuità per uscire dal pantano; la soluzione della crisi per Bonino è una maggioranza Ursula: “Noi saremo disponibili a dialogare con un nuovo premier incaricato, che abbia un profilo autorevole, europeista e riformatore, che coinvolga le forze che nel Parlamento europeo sostengono la commissione a guida Ursula Von der Leyen”. Questa posizione apre quindi a Forza Italia su cui non solo Bonino, Richetti e Magi puntano, qualora si consumasse per il Conte ter un fallimento, per ora solo annunciato. 

Renzi dice No a Conte e intanto Vitali lascia i responsabili

Matteo Renzi dice no all’ipotesi di un incarico immediato a Giuseppe Conte per formare un nuovo governo subito. Prima, dice al Capo dello Stato, bisogna chiarire se Pd e M5S vogliono ancora Italia viva in maggioranza; si allontana così la soluzione della crisi. Il leader di Iv non pone un veto sul nome di Conte ma il suo auspicio è che si affidi un mandato esplorativo a una personalità terza per verificare se ci siano le condizioni di rimettere insieme la maggioranza, poi tutte le strade saranno aperte. È lui, dice Nicola Zingaretti al Quirinale, l’unico “punto di sintesi” possibile. Ma Renzi, dopo aver avuto un colloquio telefonico con il premier dimissionario, non esclude altre soluzioni. “Fare presto, fare bene, fare lietamente”: il leader di IV cita Paolo VI e assicura di essere pronto a un governo politico e in subordine anche istituzionale, ma vuole sapere se i veti sul suo partito siano caduti. Non esiste un’altra maggioranza possibile secondo il leader di Italia Viva e i fatti lo dimostrerebbero. Per questo, nonostante la “guerra del fango” degli ultimi 15 giorni, la soluzione alla crisi passa per il confronto con Iv: Pd e M5S “devono capire se vogliono stare o no con noi”. E un eventuale mandato esplorativo a una figura istituzionale potrebbe servire proprio a prendere ancora tempo e a riaprire il dialogo. 

Intanto, la caccia ai responsabili, contro cui Renzi torna a scagliarsi pubblicamente, segna una battuta d’arresto. Dura meno di 12 ore la scelta del senatore di FI Luigi Vitali di passare con il gruppo degli Europeisti: l’ex sottosegretario alla Giustizia dei governi Berlusconi racconta di aver maturato la scelta del passo avanti dopo un incontro con il premier; fatto l’annuncio però sono arrivate le telefonate di Silvio Berlusconi e di Matteo Salvini e lui ci ha ripensato. Vitali ha ricevuto assicurazioni sul fatto che neanche il centrodestra vuole il voto e tanto gli è bastato per tornare all’ovile. I volenterosi dunque a ora non crescono: al Senato sono fermi a quota dieci, contando anche sulla senatrice Dem prestata al gruppo in extremis.  

Il centrodestra è contrario sul no al Conte Ter ma sul dopo non c’è unità

Fibrillazioni nel centrodestra in vista delle consultazioni di oggi al Colle. La coalizione andrà in delegazione unitaria, allargata anche ai centristi, ma c’è un po’ di nervosismo per le posizioni eterogenee manifestate nelle ultime ore e i leader si riuniranno in un vertice di chiarimento prima di andare a colloquio con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. In Fratelli d’Italia è stata accolta con sorpresa l’apertura manifestata da Matteo Salvini a discutere di scenari post Conte: “Quando non ci sarà più Conte a Palazzo Chigi, ragioneremo di tutto il resto”, ha detto il segretario leghista, aprendo, per la prima volta in settimane, a soluzioni diverse dal voto politico anticipato. Il capo della Lega si è poi corretto in serata spiegando che l’unica alternativa è un governo a guida centrodestra; questa ipotesi è quella più caldeggiata da Forza Italia e osteggiata da FdI. Ed è così che durante la direzione nazionale del partito di Giorgia Meloni si è registrata qualche fibrillazione, per l’indecisione mostrata dagli alleati. Le smentite di Salvini non hanno placato il nervosismo di FdI e qualcuno nel corso della direzione ha addirittura proposto di andare separati al Colle.  

Il centrodestra è unito sul tema principale delle consultazioni in programma oggi: il no al Conte ter, ma tramontata l’ipotesi di un governo Conte, la coalizione va invece in ordine sparso. FI è il partito più perplesso rispetto al ricorso al voto anticipato. E oggi Antonio Tajani dovrebbe indicare la linea data da Silvio Berlusconi: o governo di unità nazionale con centrodestra unito o meglio perdere due mesi per le elezioni che due anni con la maggioranza uscente. Matteo Salvini invece è per il voto anticipato o per un governo di centrodestra attorno a un programma che preveda la riforma della giustizia, del lavoro e del fisco. Cambiamo di Giovanni Toti invece si è espresso a favore di un governo di larghe intese, di salvezza nazionale. Infine, FdI è, graniticamente e dall’inizio della crisi, a favore del voto.

Non c’è intesa sul decreto ristori, si tratta sul nodo cartelle

Non c’è intesa tra gli alleati sugli oltre 35 milioni di cartelle che da febbraio rischiano di nuovo di abbattersi sui contribuenti dopo quasi un anno di sospensione causa Covid. Scontato invece oramai che sarà lasciata al prossimo esecutivo la distribuzione dei 32 miliardi dello scostamento varato con il decreto Ristori 5, sempre che si arrivi a breve a una ricomposizione della crisi. Le riunioni al Mef continuano, ha assicurato alla platea di Telefisco il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, specificando però che “vista la fase particolare che stiamo attraversando ci limitiamo a lavorare perché sia pronto un provvedimento ma poi seguiremo l’evoluzione della crisi”. Lo schema di massima resta quello di un intervento perequativo per “rimediare alle distorsioni del primo pacchetto di ristori legati alle perdite del mese di aprile insieme ai nuovi aiuti per il 2021, per accompagnare questa ulteriore fase di restrizioni legate alla pandemia con delle misure di sostegno”. Il Ministro ha confermato che ci saranno i fondi necessari “per prolungare la cassa integrazione in deroga” che, secondo la collega del Lavoro Nunzia Catalfo, va accompagnata dal blocco dei licenziamenti. La Ministra ha confermato anche che si lavora per la proroga delle indennità dei lavoratori dello spettacolo e anche per finanziare nuove mensilità di reddito di emergenza

La partita comunque dovrebbe spettare al prossimo governo, salvo che il disbrigo degli affari correnti non si protragga troppo a lungo. Nel frattempo va trovata una soluzione per le cartelle, ma una lunga riunione al Mef non è bastata per arrivare a una sintesi: niente “fughe in avanti di nessuna utilità” avvisa il Movimento 5 stelle, favorevole, “in mancanza di una maggioranza parlamentare”, a una nuova proroga “di almeno un mese” per dare modo al nuovo esecutivo di “affrontare il tema in modo organico”. Il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini continua a proporre una rottamazione quater e un nuovo saldo e stralcio per attutire l’impatto della valanga di cartelle sui contribuenti che oramai sfiora i 1000 miliardi; la proposta sul tavolo sarebbe invece quella di una proroga ragionata, con ripresa dell’invio delle cartelle ma scaglionato, spalmato tra 2020 e 2021, e una riduzione di sanzioni e interessi per chi abbia subito perdite causa crisi. Se si trovasse una sintesi un nuovo decreto cartelle potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già oggi o comunque nel fine settimana. 


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