La Giornata Parlamentare del 3 marzo 2023

Mattarella omaggia le vittime del naufragio di Crotone. Silenzio davanti alle bare

Lo sguardo dritto, le mani in raccoglimento. Solo, in assoluto silenzio. La foto diffusa dal Quirinale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti alle bare dei migranti allineate sul parquet del palazzetto dello sport di Crotone è l’immagine simbolo di una giornata vissuta dal Capo dello Stato all’insegna del cordoglio e dell’intensa commozione, che ha raggiunto il picco nell’incontro con alcuni dei familiari delle 68 vittime, in larghissima parte afghane, che il presidente ha ascoltato con attenzione e cui ha rivolto parole di conforto e vicinanza. E proprio ai profughi superstiti e ai loro familiari Mattarella ha assicurato “pieno sostegno”, sostenendo che “si occuperà della condizione degli afghani che sono richiedenti asilo”, una situazione, la loro, “prioritaria”. Dalla folla che era all’esterno del palazzetto è invece arrivata con forza all’attenzione del presidente una richiesta di “giustizia e verità” dopo quanto accaduto. 

Il Capo dello Stato, apparso particolarmente teso e toccato dalla tragedia, ha iniziato la visita con un passaggio nell’ospedale San Giovanni di Dio dove sono ricoverati 15 superstiti, alcuni dei quali bambini tra i due e i 15 anni. Al suo arrivo all’ingresso del nosocomio, secondo i rigidi protocolli imposti dal cerimoniale, il presidente della Repubblica ha trovato a riceverlo, con il Commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale Simona Carbone e il direttore sanitario Lucio Cosentino, anche una piccola folla di operatori sanitari, pazienti e cittadini. Il Presidente ha poi incontrato al Palamilone i familiari delle vittime che hanno chiesto aiuto per il recupero dei dispersi e l’assistenza ai superstiti soprattutto per il rimpatrio o il trasferimento delle salme, e prima di lasciare la Calabria ha ringraziato i sindaci di Crotone e Cutro per la generosità delle comunità locali che nell’immediatezza hanno soccorso e accolto i profughi. Nella giornata anche la nuova segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha visitato i luoghi della tragedia. Intanto la Procura di Crotone ha chiesto alla Guardia costiera e alla Guardia di  finanza gli atti relativi alla loro attività nelle ore antecedenti il naufragio. È stato aperto senza ipotesi di reato e contro ignoti il nuovo fascicolo che riguarda la catena dei soccorsi ed è presumibile che, una volta analizzate le carte, la Procura decisa se aprire un fascicolo specifico ipotizzando un reato e individuando eventuali indagati.

Meloni punta sull’India e sul ruolo di Modi al prossimo G20

Giorgia Meloni, rilanciando le relazioni l’India, garantisce il sostegno dell’Italia a Narendra Modi affinché usi il suo ruolo di presidente del G20 di quest’anno. È uno degli aspetti più delicati del bilaterale a Nuova Delhi, dove nelle stesse ore s’incontrano i ministri degli Esteri del G20 e fallisce il tentativo di dichiarazione congiunta finale. L’India prima o poi potrebbe cambiare gli equilibri geopolitici: Modi insiste sulla necessità di “dialogo e diplomazia”, assicurando che “l’India è prontissima a contribuire a qualsiasi progetto per la pace”. Le posizioni di Nuova Delhi e Roma sulla guerra in Ucraina sono diverse, i due Paesi, però, promettono impegno comune sulla crisi. “Con Modi condividiamo l’auspicio che l’India, in qualità di presidente del G20, possa avere un ruolo per facilitare un percorso verso la cessazione delle ostilità e una pace giusta”, sottolinea la premier “Non alimentiamo la falsa metafora di un mondo diviso, l’Occidente contro il resto”. 

“L’incrollabile unità di fronte alla crescente minaccia alla pace e alla stabilità internazionale va ben oltre l’interesse occidentale, è un interesse comune”, è poi l’auspicio che lascia al Raisina Dialogue, la conferenza di geopolitica cui partecipa come ospite d’onore dopo l’incontro con la presidente della Repubblica indiana Droupadi Murmu. Chiuse le controversie del passato, le relazioni fra Italia e India sono elevate a partenariato strategico. C’è anche un accordo di cooperazione sulla difesa, cui dà enfasi soprattutto Modi, spiegando che porterà a “esercitazioni militari e formazione congiunte”. Da Fincantieri a Leonardo, si aprono nuove opportunità per le imprese italiane del settore: l’obiettivo comune è rafforzare la collaborazione in vari settori, come sicurezza energetica, rinnovabili, transizione digitale e ricerca spaziale. L’Italia aderisce alla Indo-Pacific Oceans Initiative lanciata da Modi, per ritrovare influenza nell’area, considerata parte di un “Mediterraneo allargato”: per Meloni “c’è un grande lavoro che possiamo fare insieme”. 

L’inchiesta sul Covid scuote la politica. FdI punta alla Commissione d’inchiesta

L’eco dell’inchiesta di Bergamo sulla zona rossa ad Alzano e Nembro e sul piano pandemico scuote la politica. Il tema del Covid torna prepotentemente nel dibattito con la maggioranza, FdI in primis, che punta sulla necessità costituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia. “Ben vengano le verifiche”, sottolinea l’ex premier Giuseppe Conte, che risulta tra gli indagati, puntualizzando che non si sottrarrà alle richieste delle Autorità giudiziarie ma ricorda anche come l’Italia abbia combattuto, per prima tra i Paesi occidentali, un “virus invisibile”, sul quale “almeno per la parte iniziale” anche gli esperti non avevano certezze. “Ho seguito con umiltà” le loro indicazioni rivendica l’ex premier sottolineando come non ci fosse un vademecum per affrontarlo. In ogni caso, Conte spiega che risponderà nelle sedi opportune, ma puntualizza: “Non vi aspettate da me show mediatici”. “Ho la coscienza pulita. Ho sempre agito nell’interesse esclusivo del Paese”, rivendica anche l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, finito anche lui sotto inchiesta. Intanto Andrea Crisanti, microbiologo e ora senatore del Pd, che ha firmato la maxi consulenza depositata ai pm di Bergamo, puntualizza che con l’inchiesta “è stata restituita agli italiani la verità su quelli che sono stati i processi decisionali che hanno portato a determinate scelte”. 

E proprio prendendo spunto dalle carte di Bergamo arriva un input sul fronte parlamentare: FdI, infatti, va in pressing sulla richiesta della costituzione di una Commissione d’inchiesta. “Dopo le attività d’indagine compiute dalla procura di Bergamo” evidenzia Galeazzo Bignami, primo firmatario della pdl, “confidiamo che anche coloro che si dimostravano restii all’istituzione oggi ne comprendano appieno l’importanza”. Il testo base per l’istituzione della Commissione, spiega Ugo Cappellacci (FI) presidente della commissione Affari Sociali della Camera dove il provvedimento è in discussione, sarà in Aula entro aprile; gli obiettivi “sono essenzialmente due: fare chiarezza, e questo lo si deve alle vittime e alle famiglie delle vittime, e poter avere un quadro di quanto accaduto fotografando le criticità che si sono determinate, affinché in futuro, a fronte di nuove emergenze, le si possa evitare”. Se verranno evidenziati errori, aggiunge, “ognuno si assumerà poi la proprie responsabilità politiche”. L’obiettivo, sottolinea la relatrice del testo Alice Buonguerrieri (FdI), è che “sia operativa entro giugno”; a FdI dovrebbe spettare la presidenza dell’organismo parlamentare d’inchiesta. 

In Ue è stallo sullo stop alle auto inquinanti. Il Governo italiano rimane contrario

È ancora stallo in Europa sullo stop alle auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Il voto sul regolamento va verso un nuovo slittamento; il motivo è semplice: alla riunione dei Rappresentanti permanenti aggiunti dei 27 (Coreper II) c’è il forte rischio che si crei una minoranza di blocco che affossi il provvedimento. Per il pacchetto Fit for 55 sarebbe un colpo durissimo, che, di fatto, il Governo Meloni auspica: “L’Italia voterà contro e sarà un segnale anche per tutta l’attività dell’Ue su altri dossier, dall’automotive al packaging”, ha scandito il ministro Adolfo Urso a margine del Consiglio Competitività. Alla riunione si è parlato innanzitutto del dossier aiuti di Stato e, più in generale, della risposta europea all’Inflaction Reduction Act americano. Ma, negli incontri laterali, è spuntato anche il nodo dello stop alle auto inquinanti e l’Italia ha manifestato con decisione la sua contrarietà: “Noi condividiamo gli obiettivi ecologici ma serve una visione pragmatica, concreta, e non ideologica, messianica, frutto di una concezione che appartiene al passato. All’Europa serve una sveglia”, ha spiegato Urso. Il Ministro ha avuto bilaterali con i suoi omologhi di Austria, Romania, Repubblica Ceca, e Irlanda; con tutti ha cercato di costruire la base per una linea comune sui dossier ambientali, in attesa che, l’anno prossimo, cambi la Commissione. 

“Già ora c’è una certa consapevolezza e sono convinto che nel 2024 emergerà nell’Eurocamera una maggioranza più capace di interpretare a fondo gli interessi e gli ideali della nostra casa comune europea”, ha osservato Urso, puntando, come tutto il Governo Meloni, a un’alleanza destrocentrica che soppianti l’asse tra S&d e Ppe. La Commissione sta premendo su Berlino: la Germania ha chiesto un impegno concreto da parte di Palazzo Berlaymont sugli e-fuels che difficilmente verrà inserito nel regolamento sullo stop alle auto inquinanti ma potrebbe spuntare in una delle misure del pacchetto Fit for 55 ancora sotto negoziato. Berlino, però, ha bisogno di più tempo e “senza il necessario consenso” la presidenza svedese stralcerà il voto dall’agenda del Coreper II di venerdì mattina. A quel punto anche la ratifica formale prevista al Consiglio Ue Educazione del 7 marzo salterebbe. Lo scontro è dietro l’angolo: “L’impegno è stato preso da tutti i Paesi membri, lavoriamo perché sia rispettato”, ha spiegato il Ministro francese per l’Industria Roland Lescure. Su tutto il fronte competitività l’Ue resta divisa: da un lato c’è chi, come i nordici e l’Italia, continua a chiedere una revisione degli aiuti di Stato mirata e temporanea, dall’altro Francia e soprattutto Germania. La settimana prossima Ursula von der Leyen volerà negli Usa, dove il 10 marzo vedrà Joe Biden; un accordo sull’Ira servirebbe, certamente, ad abbassare la temperatura tra i 27. 

Dalle Regioni il via libera al testo sull’Autonomia. Critica l’Anci

Le Regioni mettono mano al dossier sull’Autonomia differenziata e alla fine riescono ad approdare a un primo via libera al testo. Il luogo in cui è maturata la scelta è la Conferenza delle Regioni, dove comunque si è archiviato il no critico, annunciato da Campania, Emilia Romagna, Puglia e Toscana. Si tratta di un primo step, ammettono soddisfatti i governatori di centrodestra; Attilio Fontana della Lombardia ha spiegato a nome delle Regioni di confidare “che si possa arrivare a una risposta positiva”. Ma un granello di sabbia nel meccanismo lo mettono i Comuni, che in un documento accendono un faro sull’individuazione e finanziamento dei Lep.Roberto Calderoli, titolare degli Affari Regionali e padre del provvedimento, guarda al cronoprogramma e dopo l’ok incassato anche in sede di Conferenza Unificata fa sapere di essere pronto a presentare il testo al prossimo Cdm “per la definitiva approvazione”. Sui distinguo di Sindaci e Province il Ministro spiega invece che tutte le loro proposte emendative “verranno proposte in pre-Consiglio per una valutazione del loro inserimento nel dl definitivo”. Il suo ministero dovrà superare le perplessità articolate dall’Anci, che in un documento ha ricordato “il ruolo e il contributo che in tutti questi anni i Comuni italiani hanno offerto in termini di servizi ai territori e alle comunità e soprattutto sul meccanismo di solidarietà e perequazione, già realizzati su scala comunale”. 

Tra i governatori del centrodestra regna l’ottimismo: se il veneto Luca Zaia parla di “grande risultato”, l’umbra Donatella Tesei rimanda al lavoro da costruire “nei vari dettagli”. E Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), anche in virtù di una visione meno di parte imposta dall’essere presidente della Conferenza delle Regioni, tende la mano ai territori riottosi, augurandosi che “che con il prosieguo del processo che vedrà l’attuazione dell’autonomia differenziata si possa trovare una ricomposizione con le regioni che oggi hanno espresso parere contrario”. Cauto il presidente della Calabria Roberto Occhiuto che mette da parte i pregiudizi ideologici “a condizione che si superi la spesa storica e che si garantiscano a tutti i diritti sociali e civili, a prescindere dalla Regione nella quale si vive”. Nel fronte critico si esercita il governatore della Puglia Michele Emiliano e anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Tranchant l’ex ministro delle Regioni e oggi senatore dem Francesco Boccia: “Oggi si consuma un ennesimo grave strappo istituzionale che Calderoli tenta di coprire falsificando anche la comunicazione pubblica parlando di approvazione. Non c’è alcuna intesa. Per le Conferenze o c’è l’intesa o non c’è. E su un provvedimento così delicato per la vita del Paese, il Governo Meloni ha deciso di andare avanti a testa bassa”.  

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