La giornata parlamentare del 7 agosto 2020

La giornata parlamentare del 7 agosto 2020

C’è l’intesa sui licenziamenti. Decreto agosto in Cdm 

Blocco dei licenziamenti per tutti ancora fino a metà novembre, poi sarà consentito licenziare solo alle aziende che non usino i fondi per la cassa integrazione Covid o per la decontribuzione. Dopo un vertice fiume andato avanti, a singhiozzo, da martedì sera, il premier Giuseppe Conte e il ministro Roberto Gualtieri raggiungono l’accordo nel Governo sul paracadute da offrire da imprese in crisi e lavoratori, e Gualtieri annuncia l’intesa sulla norma e la convocazione per oggi del Consiglio dei ministri per il varo del cosiddetto decreto agosto da 25 miliardi. Non tutto è risolto, però, perché l’assenso di Iv per ora è condizionato e su misure come il bonus per i consumi nell’esecutivo si litiga ancora. La nuova manovra in deficit per tamponare gli effetti dell’emergenza Coronavirus arriva a ridosso di ferragosto ed è già sommersa da una valanga di richieste di partiti e Ministeri: 25 miliardi sono tanti ma fino all’ultimo si lavora per far quadrare le coperture. Al tavolo di Governo, che vede un via vai di capi delegazione, Ministri e sottosegretari, si registrano diversi momenti di tensione e, anche se già in una bozza circolata mercoledì si tratteggiava una possibile soluzione sulla proroga dello stop ai licenziamenti, è solo nel primo pomeriggio di ieri che tutti i partiti di maggioranza sottoscrivono l’intesa. Fino all’ultimo Leu chiedeva, in linea con i sindacati, lo stop ai licenziamenti fino al 31 dicembre; Iv difendeva la necessità di “non ingessare le aziende nel momento della ripartenza” e quindi consentire di licenziare dal 15 ottobre, alla scadenza dello stato di emergenza.  

La mediazione fissa l’asticella a metà novembre: intorno al 15 scadrà infatti la copertura delle 18 settimane di cig decontribuzione cui potranno attingere tutte le aziende proprio per evitare di licenziare. Dopo quel momento il divieto resterà solo per i licenziamenti collettivi, fino a fine dicembre, e per le aziende che continuino a godere della cassa Covid o degli sgravi. Risolto il nodo principale, tutto bene? No, perché mentre fa piombare il macigno di 2800 emendamenti al Senato sul decreto semplificazioni, la maggioranza litiga sulle singole misure e mette a rischio le coperture. Italia viva, con Luigi Marattin, condiziona il suo sì in Cdm al rinvio a novembre delle tasse per lavoratori autonomiIsa forfettari: la misura dovrebbe esserci, Iv attende di leggere il testo. La ministra Teresa Bellanova dà battaglia sulla richiesta di 5mila euro a fondo perduto per 180mila ristoratori che usino prodotti al 100% made in Italy: costa 900mila euro e non è detto che passi. Arriva la fiscalità di vantaggio per il Sud chiesta dal ministro Peppe Provenzano: 30% di sgravi da ottobre sui contributi per le aziende che operino al sud. Passano invece i contributi a fondo perduto voluti da Dario Franceschini per le attività dei centri storici (circa 400 milioni) e il bonus su chi al ristorante paga con carta di credito, che dovrebbe scattare da dicembre. Non passano invece sconti più ampi sui consumi, incluso l’abbigliamento, sostenuto da un fronte trasversale; protestano perciò il viceministro M5S Stefano Buffagni e la sottosegretaria Pd Alessia Morani e fino all’ultimo daranno battaglia, come promettono di fare i Comuni, se non passeranno i 500 milioni aggiuntivi chiesti da Antonio Decaro rispetto al corposo pacchetto di sostegni agli Enti locali. Il Consiglio dei ministri dovrebbe esserci venerdì sera: Gualtieri è al lavoro con tecnici e sottosegretari sul testo. L’obiettivo è sminare le tensioni, portare in Cdm la manovra di agosto insieme alla riforma del Csm per poi prendersi una pausa prima di un autunno che già si annuncia caldo, a partire dal Recovery plan che Conte vorrebbe presentare in Parlamento a inizio settembre. 

Salgono ancora contagi, pronto il nuovo DPCM del Governo

Salgono ancora i contagi per coronavirus, con i nuovi casi che superano i 400 in un giorno e l’Rt torna a schizzare per la prima volta da mesi sopra l’1 in tutta Italia con l’età dei malati che si abbassa: segnali che, avvertono gli esperti, “richiedono una particolare attenzione” perché altrimenti si rischia di tornare indietro e vanificare gli sforzi fatti finora. Il governo recepirà il monito nel nuovo Dpcm che dovrebbe vedere la luce entro il fine settimana e che resterà in vigore fino al 31 agosto, ribadendo le tre regole essenziali, come le definisce il ministro della Salute Roberto Speranza: uso delle mascherine nei luoghi chiusi, distanziamento sociale e igiene. I numeri parlano chiaro: da quattro giorni i nuovi casi diagnosticati sono in aumento e sono quasi triplicati rispetto a lunedì: da 159 a 402, mentre le vittime nelle ultime 24 ore sono state 6, quattro meno di mercoledì. In crescita anche gli attuali malati (48 in più rispetto a ieri) e per la prima volta dopo giorni le terapie intensive contano 42 pazienti, uno in più rispetto a mercoledì. 

Per questo bisogna mantenere alta l’attenzione, rafforzare il contact tracing e la consapevolezza dei cittadini, soprattutto nel rispetto della quarantena. Che non sia il caso di prendere alla leggera la situazione lo ha ripetuto anche il Ministro Roberto Speranza nell’informativa al Senato sottolineando che ci si deve continuare a muovere “su una linea di prudenza e cautela poiché il rischio zero non esiste”; sulla base di questa impostazione ha confermato quelli che saranno i principali contenuti del nuovo Dpcm che il premier Giuseppe Conte firmerà nelle prossime ore: proroga dell’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi, ripartenza di crociere e fiere, riapertura delle scuole a settembre, chiusura delle discoteche. La questione del distanziamento finirà nel Dpcm anche per quanto riguarda i trasporti: il testo ribadirà infatti l’ordinanza di Speranza che ha ripristinato la capienza ridotta sui treni ad alta velocità; l’indicazione del governo vale anche per i treni, bus e metropolitane locali e regionali, anche se diversi governatori hanno già fatto scelte differenti. 

La scuola prova a ripartire ma è polemica sull’Azzolina

La scuola prova a ripartire, ma non si placano le polemiche intorno a Lucia Azzolina. A viale Trastevere la Ministra e i sindacati sottoscrivono il Protocollo per la sicurezza in vista della ripresa di settembre, ma a finire nel mirino delle opposizioni è l’assunzione di 450 dirigenti scolastici, vincitori del concorso bandito nel 2017, cui la stessa Azzolina aveva partecipato, risultando poi vincitrice, quando era parlamentare della Commissione scuola e istruzione della Camera.  “In Italia c’è una sola persona pienamente soddisfatta del ministro Azzolina: è la stessa Azzolina, aspirante dirigente scolastico, che aveva partecipato a un concorso e ora potrebbe essere assunta grazie a un’autorizzazione del suo stesso Ministero, alla faccia dei precari che non sono membri del Governo. La scuola italiana merita di più e soprattutto non merita la Azzolina: né come Ministro, né come dirigente” tuona Matteo Salvini”.  “La Ministra che assume se stessa? Una notizia che spero venga immediatamente smentita. Oppure il conflitto di interessi per i Cinque Stelle vale solo quando riguarda gli altri?”, gli fa eco la presidente dei senatori di FI Anna Maria Bernini. A smentire questa ricostruzione arriva una nota del Ministero dell’Istruzione: “Nessun conflitto di interessi in merito al concorso per dirigenti scolastici. Le assunzioni e lo scorrimento della graduatoria di merito del concorso, cui la Ministra ha legittimamente partecipato, sono di stretta competenza dell’amministrazione del Ministero e non della Ministra. 

Nel M5S cresce la fronda anti Casaleggio e a favore di un direttorio politico

“La mina del doppio mandato? Prima o poi scoppierà anche questo bubbone”. È un’espressione un po’ colorita quella che utilizza un big del M5S ma che la dice lunga sulla tensione interna nel Movimento, già messo a dura prova dalla partita sulle presidenze di Commissioni parlamentari. Ma non è questo (almeno per ora) il nodo del contendere nel Movimento, anche se c’è la spinta da più parti a cambiare uno dei dogmi del M5S. Sotto traccia è sempre più teso il confronto sul ruolo dell’associazione Rousseau e sulla necessità di dar vita ad un organismo collegiale, con un capo politico che abbia la funzione di interagire con le altre forze politiche su mandato di una segreteria. A questa ipotesi si oppone soprattutto Davide Casaleggio ma la decisione non sarà presa prima di settembre. Qualora l’associazione con sede a Milano dovesse spingere per perpetuare lo status quo o preparare, con la kermesse del 4 ottobre, la successione di Alessandro Di Battista a prossimo leader, potrebbe partire un’operazione che potrebbe cambiare il volto del Movimento. 

L’estrema mossa di chi contesta la gestione della piattaforma web è quella di espellere Rousseau attraverso una mozione per imporre una modifica dello statuto, un atto politico firmato dai gruppi per estromettere l’associazione dalla vita del Movimento, mettere fine alle votazioni e alle decisioni che vengono calate dall’alto. Nel mirino c’è Davide Casaleggio considerato sempre più da una buona parte dei gruppi parlamentari un corpo estraneo. L’accordo tra i big per dare vita a un direttorio già c’è ma l’impasse che si registra è destinata a cessare dopo il 21 settembre, ovvero dopo le Regionali. Il fronte di chi vuole una svolta sui vertici del Movimento a quel punto si muoverà in maniera autonoma, anche se sul metodo da utilizzare è in corso un dialogo: punta a un confronto con Casaleggio e Di Battista ma in mancanza di un’intesa non esclude una prova di forza, ovvero quella di decidere di fare a meno della piattaforma e di tentare di prendersi il simbolo il cui garante resta Beppe Grillo ma che “è costituzionalmente in mano ai gruppi”. 

Da Zingaretti a Salvini, vacanze Made in Italy per i leader politici

Vacanze Made in Italy per i leader politici e le alte cariche dello Stato: un po’ per scelta, un po’ per costrizione la Penisola è la meta prediletta da tutti, o quasi. Unica eccezione è Silvio Berlusconi che, tuttavia, rimarrà in famiglia: dalla sua villa in Sardegna, il Cavaliere si sposterà infatti in Provenza nella casa della figlia Marina; poi, l’ex premier sarà impegnato in prima persona nella campagna elettorale per le regionali, come anche il suo vice Antonio Tajani che trascorrerà qualche giorno nella sua Fiuggi. Nicola Zingaretti ha scelto le Dolomiti per poi partecipare a diverse feste dell’Unità sparse per l’Italia e cominciare, quindi, la campagna elettorale per le elezioni regionali. In montagna, nella casa di famiglia in Trentino, anche il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sarà in Sardegna, dove visiterà diverse località. Vacanze in famiglia anche per Stefano Buffagni che porterà la famiglia all’Isola d’Elba. Il mare della Toscana è stato scelto da Matteo Salvini, che dopo Milano Marittima si sposterà a Forte dei Marmi, e da Matteo Renzi che difficilmente rinuncia a un bagno nel suo mare. Il ministro della Salute Roberto Speranza dovrebbe raggiungere la famiglia in Basilicata, anche se tutto è subordinato alla curva dei contagi. Vacanze casalinghe per le alte cariche dello Stato: la presidente del Senato Elisabetta Casellati trascorrerà qualche giorno in Veneto, nella sua terra, mentre il presidente della Camera Roberto Fico rimarrà a casa sua a Napoli. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non si sposterà troppo da Roma, per farsi trovare pronto in caso di necessità. Infine, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella trascorrerà qualche giorno nella casa di famiglia a Palermo e poi tornerà nella tenuta presidenziale di Castelporziano.


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