La Giornata Parlamentare del 9 novembre 2022

La Giornata Parlamentare del 9 novembre 2022

Meloni istituzionalizza la cabina di regia sul Pnrr e la affida a Fitto

Nel giorno in cui dalla Commissione Ue arriva il via libera all’erogazione di altri 21 miliardi di euro all’Italia, relativi alla seconda richiesta di pagamento del PnrrGiorgia Meloni istituzionalizza la cabina di regia per “monitorare lo stato di attuazione degli obiettivi” del Piano e “individuare puntualmente le soluzioni tecnico-politiche per superare le eventuali criticità in fase di attuazione”. In occasione della prima riunione sul tema a Palazzo Chigi con i Ministri e i rappresentati di Regioni, Province e Comuni la presidente del Consiglio evidenzia il fatto che la cabina di regia “è il luogo istituzionale dove vengono affrontati tutti i temi connessi all’attuazione del Pnrr”. Per il Premier “il precedente Governo ha convocato la cabina di regia solo due volte, noi intendiamo immaginare una convocazione cadenzata. Riteniamo opportuno che questo organismo sia convocato periodicamente per monitorare costantemente lo stato di attuazione del Pnrr”. 

Per assicurare a pieno le sue funzioni, la Cabina, che sarà coordinata dal Ministro per gli Affari europei, la coesione territoriale e il Pnrr Raffaele Fitto, verrà convocata sistematicamente, in sede sia plenaria che settoriale, per affrontare le questioni connesse a specifici adempimenti e obiettivi. La prossima settimana saranno previste sedute bilaterali con le singole Amministrazioni per monitorare lo stato di attuazione di tutti gli obiettivi ancora da raggiungere entro fine anno. Per Meloni “Il Pnrr rappresenta la principale sfida che il Governo dovrà affrontare nei prossimi anni. È un’occasione per l’Italia e non va sprecata: ogni euro va speso bene e deve essere utile per sostenere la crescita economica, lo sviluppo e l’ammodernamento della Nazione”. 

In termini di spesa, afferma quindi il Premier, il Pnrr sconta alcune difficoltà: “Dalla Nota di aggiornamento al Def si evince che il livello della spesa al 31 dicembre 2022 è di 21 miliardi di euro a fronte di 33 miliardi di euro previsti dal Def di Aprile 2022. L’obiettivo del Governo è assicurare la massima integrazione tra le diverse fonti di finanziamento aggiuntive nell’ottica di una maggiore efficienza ed efficacia delle politiche d’investimento”. Il secondo pagamento arrivato da Bruxelles consiste in 10 miliardi di euro in sovvenzioni e 11 in prestiti. La Commissione europea aveva dato il suo parere positivo alla richiesta lo scorso 27 settembre, riconoscendo il raggiungimento di 44 milestones e un target, con 29 investimenti e 15 riforme completate nel primo semestre 2022. Allo stato attuale l’Italia ha ricevuto 67 miliardi. Entro il 31 dicembre, ricorda Meloni, “siamo chiamati a realizzare circa 55 obiettivi per poter richiedere alla Commissione Europea la terza rata” da 19 miliardi. “C’è molto lavoro da fare e questa cabina di regia dovrà giocare un ruolo centrale. Serve il massimo impegno di tutti e la più ampia collaborazione”. Per questo il Premier chiede “a tutti di essere sempre presenti alle riunioni. Queste sono materie che vanno affrontate con approccio pragmatico e non ideologico. Ora comincia il lavoro più difficile. Occorre fare uno sforzo ulteriore, è importante che ognuno prenda il Pnrr come priorità”. 

Tra oggi e domani si formano le Commissioni di Camera e Senato

In Parlamento siamo al rush finale per la formazione delle Commissioni permanenti che a loro volta eleggeranno il proprio Presidente e il relativo ufficio di Presidenza. Oggi la Camera riunirà le proprie 14 Commissioni, le prime 7 a partire dalle 14.00 e le altre dalle 15.15; al Senato l’appuntamento è stato spostato a domani mattina, alle 10.30 per le prime 5 e alle 12.00 per le altre 5, per evitare un accavallamento dei tempi con l’esame della Nadef. Per il momento, regge l’accordo di maggioranza per la suddivisione delle 24 presidenze, con l’attribuzione di 12 a Fratelli d’Italia, 7 alla Lega e 5 a Forza Italia, mentre sui nomi il puzzle va ancora definito completamente, servendo qualche limatura tra e nei partiti. Alcune candidature sembrano comunque blindate: è il caso di Stefania Craxi (Fi) alla Esteri del Senato, di Giulio Tremonti (Fdi) allo stesso organismo della Camera e di Giulia Bongiorno(Lega) alla Giustizia del Senato. Tra gli altri nomi in netto vantaggio, per Fratelli d’Italia si segnalano a Montecitorio quelli di Federico Mollicone alla Cultura, di Marco Osnato alla Finanze, di Carolina Varchi alla Giustizia, anche se questi ultimi due potrebbero essere insidiati da Ylenia Lucaselli

Tornando a Palazzo Madama, Fratelli d’Italia dovrebbe indicare Alberto Balboni per la Affari costituzionali (con Marcello Pera in corsa per la guida di un’eventuale commissione per le Riforme), Nicola Calandrini per la Bilancio, Luca De Carlo per l’Agricoltura e Francesco Zaffini per la Salute. Oltre a Bongiorno, la Lega al Senato è pronta a schierare un altro ex Ministro, vale a dire Massimo Garavaglia (al Turismo nel Governo Draghi), che dovrebbe andare alla Attività produttive, mentre Roberto Marti punta alla Cultura. Alla Camera Igor Iezzi, attuale Commissario della vecchia Lega Nord, è il nome più gettonato per la Affari costituzionali, anche se sarebbe insidiato da Nazario Pagano di Forza Italia, partito alle prese con un complicato mosaico per accontentare chi non è riuscito a entrare nel Governo, in particolare Ugo CappellacciFrancesco Battistoni e l’ex capogruppo Paolo Barelli

Nel Carroccio, per la Difesa Nino Minardo sembrerebbe in vantaggio rispetto a Paolo Formentini ed Eugenio Zoffilli, mentre per la Finanze si pensa ad Alberto Gusmeroli. Qualche giorno ancora invece per quanto riguarda la corsa alla guida delle Commissioni di garanzia, appannaggio delle opposizioni. Per martedì prossimo, 15 novembre, è stata convocata la Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato, che potrebbe vedere alla presidenza di Dario Franceschini. Per il Copasir continuano a circolare i nomi dei Dem Francesco BocciaEnrico Borghi e Lorenzo Guerini, mentre per la Vigilanza Rai sarebbe in corsa per il M5S Riccardo Ricciardi (o in alternativa Alessandra Todde), anche se a sparigliare le carte potrebbe arrivare Maria Elena Boschi, indicata dal Terzo polo.

È stallo in Ue sul price cap. Cresce il pressing sulla Commissione

A poco più di due settimane dal Consiglio Affari Energia straordinario del 24 novembre sul gas, l’Europa naviga al buio, anzi, rispetto all’accordo raggiunto al summit dei leader di fine ottobre le acque si sono ulteriormente agitate. Sul price cap, nella sua versione dinamica e temporanea, l’intesa tra i 27 continua a non emergere, con la Commissione stretta tra scettici e gli oltre 15 Stati membri (Italia e Francia su tutti) che il cap lo vorrebbero. Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel lunedì ha scritto a Ursula von der Leyen un messaggio piuttosto esplicito: sul pacchetto energia occorre far presto, è responsabilità della Commissione agire. Al Coreper convocato per oggi i rappresentanti dei 27 torneranno a fare il punto proprio mentre, alla mini-plenaria dell’Eurocamera, von der Leyen e Michel riferiranno sulle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, quasi tutto incentrato sul caro energia e sulla crisi delle forniture. L’impressione è che il calo del prezzo del gas alla borsa di Amsterdam abbia tolto l’aura dell’urgenza a una discussione che, invece, resta ancorata al concetto di emergenza: perché se per quest’inverno gli stock europei sembrano bastare, per la prossima stagione fredda la partita è più che mai in salita. 

Eppure, le divergenze tra le capitali Ue restano invariate. Il dibattito sull’introduzione di un price cap al gas “è molto difficile, i Paesi membri sono divisi e quelli con spazio fiscale maggiore sono i meno interessati poiché temono di più le implicazioni sulla sicurezza degli stock”, ha sottolineato Stefano Grassi, capo di gabinetto della Commissaria Ue per l’Energia Kadri Simson. Al momento la Commissione potrebbe propendere per strade alternative, in vista della riforma del mercato elettrico che a Palazzo Berlaymont è in cantiere per la prossima primavera anche se la pressione sta salendo.  “La proposta va fatta il prima possibile, come indicato dalle conclusioni del Consiglio europeo”, ha scritto Michel a von der Leyen tornando a sollecitare, dopo un primo tentativo alla fine di quest’estate, la presidente della Commissione. La richiesta, plausibilmente, trova in linea anche l’Italia: il cambio di governo da Mario Draghi a Giorgia Meloni non ha mutato la linea generale, avere un price cap e un meccanismo anti-volatilità del Ttf il prima possibile. 

Conte è netto: nel Lazio nessuna alleanza con il Pd. No agli inceneritori

Giuseppe Conte archivia l’alleanza con il Pd e il campo largo in vista delle prossime elezioni regionali nel Lazio e, verosimilmente, anche in Lombardia. Il leader del M5S ribadisce il no all’inceneritore di Roma e bolla come “difficile” il dialogo con gli attuali vertici dei dem, che dal canto loro lo definiscono “ossessionato dal Pd” e lo accusano di agevolare la vittoria della destra. Nella sede del Movimento in via di Campo Marzio, Conte sembra aprire a un’alleanza lanciando una “proposta a tutte le forze politiche e sociali per un’agenda realmente progressista”. Ma di fatto detta condizioni irricevibili per gli eventuali alleati, prima fra tutte: “In materia ambientale e di smaltimento di rifiuti un progetto per la Regione Lazio non potrà ma basarsi su un inceneritore come quello progettato per la Capitale” proposto dal sindaco dem Roberto Gualtieri. Non disconosce “gli ottimi risultati dell’amministrazione uscente cui il M5S ha contribuito” ma “questo territorio ha bisogno di un programma radicalmente progressista” di cui l’ex premier individua altri due capisaldi: “Rompere il connubio perverso tra politica e sanità” mettendo fine alla “discrezionalità nell’individuazione delle direzioni sanitarie”; e impegnarsi “per la mobilità sostenibile” a partire dall’esigenza di “cestinare il progetto di un’autostrada a pedaggio Roma-Latina”, in alternativa alla quale “proporremo una metropolitana leggera di superficie per i pendolari”. “Chi sposa questo progetto è benvenuto”, afferma Conte, escludendo però “ammucchiate” e “cartelli elettorali”, che certamente non possono comprendere il terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi perché “la risposta la danno già loro affidandosi alla logica dell’insulto e all’intenzione di distruggere il M5S”. 

Lo spiraglio per un accordo è strettissimo, anche perché il leader del M5S deve ammettere che, nonostante i richiami del dem Goffredo Bettini per un’intesa, “con questi vertici Pd abbiamo difficoltà a sederci allo stesso tavolo. Non perché sono antipatici ma perché ci sono ragioni politiche serie”. Conte le elenca dalla caduta del Governo Draghi alla campagna elettorale, accusando il Nazareno di aver emarginato e messo alla gogna il M5S nel tentativo di dargli il colpo di grazia, candidando anche gli scissionisti di Luigi Di Maio. Dal Pd e da Articolo 1 la reazione è immediata come anche le critiche per una decisione che di fatto rischia di far perdere le elezioni al centrosinistra nonostante i buoni risultati comuni ottenuti in questi anni; Carlo Calenda invece è tranchant, tira in ballo la candidatura annunciata dell’attuale assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, e chiede ai dem: “Possiamo desumere che continuare a perdere tempo con il M5S è inutile almeno nel Lazio? Visto che c’è una persona del Pd di valore già in campo, possiamo chiudere?”. 


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