La giornata parlamentare del 9 ottobre 2020

La giornata parlamentare del 9 ottobre 2020

Conte preoccupato rilancia l’asse con le Regioni per la tenuta del sistema

Gli occhi del Governo sono tutti puntanti sulle terapie intensive e sui dati di tenuta del sistema. Per evitare che s’impennino, si cerca la massima collaborazione con le Regioni, soprattutto al Sud, dove il sistema sanitario è più fragile. La ricetta sono interventi mirati, locali o iper locali e per i casi critici c’è l’opzione di lockdown mirati. Se non bastasse, il 15 ottobre arriveranno nuove misure: si potrebbe partire dai grandi eventi, per poi allargare il cerchio se servirà, cercando fino all’ultimo di risparmiare il sistema produttivo. Il premier Giuseppe Conte lo dice: “Una nuova fiammata” è dietro l’angolo se ci si distrae. Anche l’impennata dei contagi degli ultimi giorni è giunta in proporzioni che né gli scienziati né il Governo si aspettavano. A rassicurare sarebbe il dato delle terapie intensive non ancora preoccupante. E qui si viene alle Regioni: “Nel nostro sistema il punto di forza nella pandemia è stata la capacità di dialogare” con i governatori, sottolinea Conte, “Fiducia, non polemiche”. Non sfuggono le critiche di Giovanni Toti che lamenta “l’odiosa limitazione” introdotta con l’ultimo decreto, che permette solo ordinanze più restrittive. Ma la crisi allarma tutti e il Ministro Francesco Boccia, in conferenza Stato-Regioni, rivolge l’appello a “lavorare insieme, da qui al 15 ottobre, sul prossimo dpcm”. 

“Rivendichiamo il nostro ruolo”, afferma Stefano Bonaccini, presidente della conferenza delle Regioni. Tutelare scuola e lavoro è la priorità del Governo, che vuol dire evitare un nuovo lockdown nazionale ma anche scongiurare misure più mirate ma comunque penalizzanti per l’economia come un “coprifuoco” per bar e ristoranti. Le mascherine obbligatorie sempre sono il primo passo e i lockdown locali sono la scelta che si praticherà nei casi critici come a Latina. Ma sul tavolo ci sono altre ipotesi, a partire dalla limitazione ai grandi eventi mentre prosegue la discussione sulla capienza di cinema, teatri e palazzetti; una nuova stretta potrebbe poi arrivare sulle regole per lo sport. Per il trasporto pubblico locale, sebbene il Ministero non abbia ricevuto segnalazioni di particolari criticità dopo l’estensione all’80% della capienza degli autobus, il Governo spinge le Regioni ad adottare misure più restrittive, se serve; Conte fa appello alla responsabilità degli italiani, invitando a usare la mascherina, e continua a voler agire con gradualità e proporzionalità. 

Recovery Fund: rischio rinvio dopo scontro tra Parlamento Ue e Germania

A una settimana dal vertice dei leader europei previsto a Bruxelles per giovedì e venerdì prossimi, è scontro tra Parlamento europeo e Consiglio sul Bilancio pluriennale della Ue e il Recovery Fund. Il braccio di ferro tra Eurocamera e Stati membri rischia di far slittare l’approvazione del pacchetto e ritardare ulteriormente l’arrivo dei fondi europei decisi dai Governi a luglio per rispondere alla crisi economica legata all’emergenza coronavirus. I negoziatori del Parlamento europeo sul quadro finanziario pluriennale (Qfp) e il Recovery Fund hanno bocciato la proposta arrivata ieri dal Consiglio Ue che proponeva un aumento di fondi solo a pochi programmi bandiera dell’Unione e chiedono un aumento di risorse su 15 capitoli di spesa, oltre alla richiesta di rafforzare le condizionalità legate al rispetto dello Stato di diritto per erogare i fondi europei. “I capi di Stato e di Governo hanno trascurato il valore aggiunto di programmi veramente paneuropei”, attacca l’europarlamentare belga Johan Van Overtveldt, presidente della Commissione Bilancio in una lettera recapitata all’ambasciatore tedesco Michael Clauss e definisce le proposte “inaccettabili per il Parlamento”. 

Si potrà arrivare a “un rapido accordo a vantaggio dei cittadini europei” solo se “il Consiglio presenterà una proposta veramente sostenibile per rafforzare i programmi bandiera che saranno disperatamente necessari nei prossimi sette anni”, aggiunge. Nel tardo pomeriggio arriva la replica della presidenza di turno tedesca, che in un tweet del portavoce Sebastian Fischer definisce “deplorevole che il Parlamento abbia perso l’occasione di portare avanti i negoziati sul bilancio” e difende la proposta di compromesso messa nero su bianco da Berlino e approvata a maggioranza dai 27 all’Ecofin. Altrettanto dura la replica dell’Eurocamera, affidata al portavoce del Parlamento europeo Jaume Duch, che annuncia lo stop del negoziato: “Senza una proposta praticabile da parte della presidenza tedesca per innalzare i tetti, è impossibile fare passi avanti. Margini e flessibilità servono per bisogni imprevisti, non per trucchi di bilancio”. Lo scontro è aperto e senza un accordo tra Parlamento e Consiglio Ue l’intero bilancio pluriennale e il Recovery Fund concordati al vertice di luglio non potranno procedere nell’iter legislativo di ratifica da parte dei Parlamenti nazionali entro la fine del 2020.

Berlusconi striglia il governo su Mes. Pressing Pd e Iv sul M5S 

Silvio Berlusconi, di nuovo in campo dopo la piccola pausa a causa del Covid, striglia l’esecutivo esortandolo ad attivare al più presto le risorse del Mes. Intanto, nella maggioranza si fa insistente il pressing di Pd e Iv affinché l’Italia non rinunci alle risorse messe a disposizione dall’Ue per la Sanità. Ma la posizione dei 5 stelle, nonostante qualche tiepida apertura mostrata nelle scorse settimane, resta ferma sul no categorico. Che le divisioni interne ai giallorossi rendano difficile una soluzione a breve lo si comprende anche dal testo della risoluzione di maggioranza votata ieri dalla Camera sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nell’anno 2020; nel testo, infatti, si fa sì riferimento al Mes, ma l’impegno al Governo non prevede nessuna tempistica e si rimanda a un dibattito in Parlamento ogni decisione: “Assumere ogni decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del Mes solo a seguito di un preventivo e apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un’analisi dei fabbisogni e di un piano dettagliato dell’utilizzo degli eventuali finanziamenti”, recita la risoluzione. Una tempistica incerta non soddisfa le forze politiche da sempre schierate a favore del ricorso al Fondo, tra cui Forza Italia. Il leader azzurro, che ha preso parte a distanza ai lavori del Parlamento europeo, è tornato a incalzare l’esecutivo, proprio alla luce della situazione Covid in Italia: “Lavoriamo perché l’Ue continui a mettere in campo strumenti per sostenere i Paesi colpiti dal coronavirus ma l’aumento dei contagi impone un nuovo senso di responsabilità: il Governo in primis deve abbandonare le incertezze e richiedere l’attivazione dei fondi del Mes. Non c’è più tempo da perdere”. 

Anche nella maggioranza il dibattito sul Mes resta aperto, con Nicola Zingaretti che torna a chiedere tempi rapidi e in un’intervista avverte: “Non vorrei che si approfittasse della ritrovata stabilità” dopo l’esito delle elezioni Regionali e comunali per prendersela comoda. Possibile che stiamo ancora a perdere tempo sul Mes? Voglio dirlo chiaro: l’obiettivo su cui si gioca quest’alleanza di Governo non è più l’elezione del prossimo capo dello Stato, come si poteva ancora immaginare a gennaio, ma il Recovery plan e la ricostruzione del Paese”. Dello stesso avviso il leader di Italia viva: “Sul Mes ho chiesto al presidente del Consiglio, al Pd, al M5S, a Speranza: mettiamoci attorno a un tavolo e decidiamo. Serve che la maggioranza si riunisca, bisogna mettersi d’accordo”. Per Matteo Renzi “è allucinante vedere le code per i tamponi. Mancano i soldi? Ci sono 37 miliardi del Mes, altrimenti diventa una barzelletta. Buonsenso vuole che non si buttino via i soldi”. Ma la posizione dei 5 stelle non cambia. Intanto però, nella Lega, da sempre contraria al ricorso al Mes, si leva la voce fuori dal coro di Roberto Maroni: “Salvini dica sì. Quei soldi servono, sono destinati alla Sanità, io li chiederei”, ha detto l’ex ministro dell’Interno.

Parte la campagna dei Governisti del M5S in vista degli Stati Generali 

Stretto tra l’emergenza Covid e la guerra interna, il M5S si avvia agli Stati Generali facendosi spazio in una selva d’incognite. Quella esterna si chiama Mes: il pressing, nonostante la volontà del Pd di rinviare la questione di qualche settimana, è ripartito parallelamente al riaffacciarsi del rischio emergenza sanitaria. Lo stallo nella Ue sulle trattative sul Recovery Fund offrono una sponda ulteriore ai pro-Mes ma il M5S, per ora, resiste. Il primo scoglio sarà la risoluzione di maggioranza sulla Nadef, dove una parte del Movimento vorrebbe ribadire la necessità del dibattito parlamentare per ogni passaggio sui fondi. Il dossier, inevitabilmente, si incrocia con le tensioni nel Movimento, al cui interno si stagliano innanzitutto due nodi: il terzo mandato e il ruolo della piattaforma Rousseau su cui avrà luogo, dopo l’assemblea finale dell’8 novembre, la votazione degli iscritti sulla nuova leadership. Non sarà un voto sui nomi, che avverrà solo successivamente, ma sulla composizione, se monocratica o collegiale. 

La permanenza del voto online è in fondo un’offerta di mediazione lanciata a Davide Casaleggio ma le distanze restano e rischiano di allargarsi quando si metterà mano allo Statuto ridefinendo il rapporto tra la piattaforma e il M5S. Nel frattempo, l’ala governista, in attesa della kermesse di sabato a Matera lanciata da Luigi Di Maio, ha cominciato la propria campagna sui territori, perché è dalle assemblee provinciali e regionali che partiranno gli Stati Generali, dove andranno i delegati scelti proprio in queste riunioni. Vito Crimi in una serie di riunioni interne sta definendo il percorso che porterà il M5S al 7 e 8 novembre, nel quale emergerà, certamente, il nodo principe nei 5 Stelle: la deroga al terzo mandato, ma è improbabile che si decida entro gli Stati Generali, anche perché il rischio armageddon sarebbe dietro l’angolo. Il M5S deve far fronte a una serie di ostacoli organizzativi dovuti al Covid, anche a Matera, dove Di Maio, Crimi e i governisti si uniranno al neo-sindaco Domenico Bennardi per lanciare, tra l’altro, il modello coalizione in vista delle Comunali 2021. La linea politica però non cambia: “In base all’esperienza di governo con il Pd, s’impone ai 5 Stelle un’alleanza, perché rispetto a quella fatta con la Lega devo dire che non c’è paragone”, scandisce il capo delegazione Alfonso Bonafede descrivendo la situazione che potrebbe portare Alessandro Di Battista all’addio; del resto l’uomo della piazza si è chiuso nel silenzio, consapevole delle difficoltà della scalata alla guida del Movimento. 


Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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