La Regione Toscana si affida a Lepida ID per il rilascio delle identità digitali ai cittadini toscani, il dilemma del “referente” dell’ente che aderisce alla Convenzione

La Regione Toscana si affida a Lepida ID per il rilascio delle identità digitali ai cittadini toscani, il dilemma del “referente” dell’ente che aderisce alla Convenzione

L’assenza diffusa di una figura pubblica di riferimento per i processi di transizione al digitale in ogni ente locale quali problematiche comporta?

Il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019-2021 ha indicato le linee di azione per promuovere la trasformazione digitale del settore pubblico e del Paese individuando tra i principi cardine quello del digital identity only, secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono condurre azioni propedeutiche all’adozione di sistemi generalizzati di identità digitale.

Secondo il Decreto Semplificazioni (DL n. 76/2020, Titolo III), entro il 28 febbraio 2021, tutte le amministrazioni dovevano avviare il passaggio dalle diverse modalità di autenticazione online al Sistema Pubblico di Identità Digitale – Spid e alla Carta d’Identità Elettronica.

Spirato quel termine, le amministrazioni non possono più rilasciare o rinnovare le vecchie credenziali. Potranno essere utilizzate le credenziali rilasciate in precedenza fino alla loro naturale scadenza e non oltre il 30 settembre 2021.

Inoltre, sempre dal 28 febbraio, non possono essere più rilasciati Pin, password o altre credenziali per l’accesso ai servizi on line della pubblica amministrazione e per accedere ai servizi, dunque, si dovrà poter usare “Spid”, “Cie” o “Cns”.

La Regione Toscana, coerentemente con il proprio ruolo di intermediario tecnologico e organizzativo nei confronti degli enti del sistema territoriale, ha definito azioni sperimentali per supportare e facilitare la diffusione dell’identità digitale “Spid” sul proprio territorio. In particolare, supporta gli enti per permettere gli accessi con “Spid”, “Cie” e “Cns” ai servizi digitali, consentendo così l’attivazione ai cittadini presso sportelli degli Enti stessi.

Da tempo la Regione ha avviato un’azione denominata OpenToscana, che mira a fornire a cittadini, imprese e PA un punto unico innovativo di accesso ai servizi e agli asset della P.A., sia per quanto riguarda la stessa Regione sia per quanto riguarda gli enti del territorio che intendono partecipare all’iniziativa, realizzando così l’infrastruttura digitale (IAAS) denominata Arpa.

L’Arpa è una piattaforma abilitante che garantisce a cittadini, imprese e operatori della Pubblica Amministrazione l’accesso ai servizi delle P.A. toscane, con gli strumenti previsti della norma.

In questo contesto, come detto, la Regione Toscana opera come Soggetto aggregatore per le varie iniziative ivi contenute, fra le quali la gestione delle identità digitali (in virtù dell’Accordo di collaborazione per la crescita e la cittadinanza digitale, sottoscritto tra la medesima e l’Agid in data 17/5/2020 e approvato con Dgr 1191/2019). In questo modo la Regione consente la condivisione di questa piattaforma alle Pubbliche Amministrazioni del territorio toscano e assume un ruolo di facilitatore e promotore dei diritti di cittadinanza digitale per tutto il territorio. Gli obiettivi programmatici sono: mantenere coerente l’infrastruttura con gli obiettivi del piano triennale Agid e con le regole tecniche in costante emanazione; garantire l’adeguamento alle tecnologie emergenti; fornire il supporto continuo alla integrazione di servizi digitali.

Proprio in questo contesto si colloca la collaborazione con Lepida S.c.p.A., fornitore di identità “Spid” integralmente pubblico, al fine di offrire ai cittadini il (nuovo) servizio di rilascio delle credenziali “Spid” gratuitamente ed online, per un periodo sperimentale di dodici mesi (si rammenti che l’accordo di sperimentazione fra Lepida S.c.p.A. e Regione Toscana è stato approvato con la Dgr n. 1270 del 15/9/2020)[1].

Alla stessa convenzione possono aderire le altre amministrazioni toscane, che dovranno mettere a disposizione un proprio sportello, formarne gli operatori per incaricarli dell’espletamento del nuovo servizio. Al momento, hanno già aderito molti comuni toscani, anche capoluoghi di provincia.

Nella Convenzione e nello Schema di Adesione (Allegato 1) si impone alla Regione, e ad ogni altro Ente che aderisca alla stessa, di nominare un proprio “referente” per tutte le attività inerenti LepidaID, che è tenuto a supervisionare sulla corretta implementazione del nuovo servizio, nonché sulla riorganizzazione degli uffici delle amministrazioni in funzione del medesimo (sempre nel rispetto delle regole operative previste da Lepida).

Preso atto del quadro della situazione, è obbligatorio volgere lo sguardo alla maggior parte degli Enti aderenti, che dovranno interfacciarsi con la Regione, con Lepida e con i propri cittadini: i piccoli Comuni sparsi sul territorio.

La Regione Toscana (con la Dgr 1270/2020 suindicata) ha deliberato “(…) di incaricare il responsabile del Settore Ufficio per la transizione al digitale, Infrastrutture e Tecnologie per lo Sviluppo della Società dell’Informazione (in sostanza, l’RTD della Regione, ndr) alla sottoscrizione della Convenzione”, alla gestione della stessa e alla messa in atto di ogni attività finalizzata al raggiungimento degli obiettivi, avvalendosi anche della collaborazione delle necessarie strutture regionali competenti.

Tuttavia, nonostante il Responsabile per la Transizione al Digitale sia divenuto una figura obbligatoria per tutte le Pubbliche Amministrazioni a partire dal 14 settembre 2016, migliaia di enti pubblici, medi e piccoli, nell’ecosistema digitale faticano ad adeguarsi, restando ai margini della digitalizzazione. Essenzialmente per due motivi:

– scarse risorse finanziarie da impiegare negli investimenti ICT;

– deficit di competenze ICT difficilmente colmabile per il reiterato “blocco dei concorsi pubblici” (si spera che la nuova riforma della Pubblica Amministrazione e il Next Generation EU diano una mano in proposito).

L’obbligo di individuazione di tale figura non ha rimosso le cause che hanno generato il ritardo e l’arretratezza della Pubblica Amministrazione (salvo eccezioni virtuose) nel percorso all’innovazione tecnologica.

Questa incongruenza costringe molti Enti pubblici, soprattutto quelli più piccoli, a provvedere a nomine formalistiche, tese più che altro ad una mera compliance.

Alla luce della situazione in cui riversa il tessuto degli enti pubblici più piccoli (questo fenomeno non interessa solo la Regione Toscana, ma il territorio nazionale nella sua interezza, costituita da innumerevoli realtà minori), sarebbe opportuno affrontare una riflessione tenendo in considerazione l’enorme portata del processo di passaggio all’identità digitale e le impellenti scadenze di questa transizione, a cui si aggiunge la mancanza diffusa di figure (anche tecniche) di riferimento all’interno dell’organico degli enti pubblici più piccoli, soprattutto per il passaggio all’identità digitale.

Ci si dovrebbe domandare quindi: come affronteranno questa fase gli enti più piccoli? Sarà possibile l’integrazione con altre figure (ad esempio, un Dpo interno) per sopperire alla mancanza di una figura specifica?

E ancora, sarà in grado la Regione Toscana, quale ente aggregatore, di onorare l’impegno di accompagnare i soggetti aggregati tramite i vari “referenti” e di coordinarsi con la Società Lepida, in ottemperanza alle garanzie sul corretto svolgimento della gestione del servizio “Spid”, tramite i suoi operatori presenti sul territorio?

Sono domande che rischiano di rimanere insolute, in mancanza di una specifica disciplina del fenomeno (che sembrerebbe non essere contemplato da parte della Convenzione in parola), nonché di una programmazione concreta delle fasi del percorso di transizione, anche dal punto di vista del piccolo comune di campagna, rimasto logisticamente ai margini di questa rivoluzione digitale.

Inoltre, data la pregnante presenza di service provider privati, che rilasciano le identità “Spid”, la prerogativa di una Società in house come Lepida dovrebbe essere (teoricamente) quella di consentire il raggiungimento di un interesse generale (pubblico), come la facilitazione di tutti i cittadini nella transizione al digitale (aiutati pur sempre dai dipendenti pubblici preposti).

In questo quadro complesso, la figura del “referente” assume un peso notevole, come collante tra l’ente capofila, l’amministrazione locale, il fornitore del servizio e l’utente finale, ma la sua individuazione, soprattutto nei piccoli comuni, rischia di non essere facile.


di Alessandro Atzeri

[1] Qui reperibile: https://open.toscana.it/documents/10182/3767131/Delibera+n.1270+del+15-09-2020.pdf/9d9d8815-c808-9cf9-0267-b8278637fb27?t=1608649425250.


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