la settimana parlamentare – 7 febbraio 2020

la settimana parlamentare – 7 febbraio 2020

Conte media sulla prescrizione ma la tensione tra Iv e M5S è altissima

Un ultimo tentativo di mediazione sulla prescrizione, per infrangere il muro contro muro di M5S e Italia viva: Giuseppe Conte ci prova e convoca in nottata a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza per cercare una mediazione che in partenza sembra quasi impossibile. Richiama all’ordine i partiti, li invita a fare il passo che consenta di siglare un’intesa che serve non solo a mandare avanti la riforma del processo penale ma a sbloccare l’intera agenda di Governo, ostaggio dello scontro sulla giustizia. Pd e Leu spingono per una mediazione: l’idea è far scattare il blocco definitivo della prescrizione solo dopo una doppia condanna, in primo grado e in appello. Il Movimento dice un sì condizionato ma Matteo Renzi dice no, non basta: bisogna rinviare tutto di un anno. Se gli altri partiti andranno avanti senza Iv, avverte, porterà lo scontro in Aula al Senato “dove Bonafede anche con il Pd non ha i numeri: dovrà cedere”. Se non ci sarà intesa, replicano fonti M5S, il ministro della Giustizia andrà alla sfida in Aula. 

Ogni giorno l’asticella della tensione tra i giallorossi va un po’ più su. Dalle parole di Nicola Zingaretti trapela quanto il Pd sia spazientito per l’atteggiamento degli altri partiti e per l’immobilismo del Governo. Il segretario del Pd definisce un errore l’appello di Luigi Di Maio ai Cinque stelle a scendere in piazza contro i vitalizi e in difesa della riforma Bonafede sulla prescrizione. Il M5S deve “chiarire cosa vuole fare rispetto al Governo”, dice. I Dem chiedono a Conte di dare una spinta al M5s perché sia finalmente possibile un cambio di passo: Zingaretti torna a definire Giuseppe Conte “riferimento dei progressisti” e anche per questo gli chiede di “voltare pagina” sui decreti sicurezza di Salvini. Per sciogliere il nodo prescrizione Conte punta sulla riforma complessiva del processo penale, per tagliare i tempi dei processi e quindi sterilizzare la prescrizione. 

Intanto, ai partiti chiede di fare il passo che consenta di siglare un’intesa: il tentativo è convincere Iv a ritirare l’emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare la riforma Bonafede. Il ministro della Giustizia fissa la sua trincea e dice no a ogni rinvio e boccia anche l’idea, che piace a una parte dei renziani, di far scattare la sospensione della prescrizione dopo il secondo grado di giudizio. Bonafede apre a un meccanismo per step, proposto dal deputato Leu Federico Conte, che bloccherebbe la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, ma tornerebbe a farla decorrere in caso di assoluzione in appello. Può bastare? Pd e Leu dicono di si’, Iv dice di no. Ma gli alleati potrebbero decidere di andare avanti anche senza i renziani, tacciandoli di un atteggiamento irresponsabile e di una posizione presa solo per avere visibilità e guadagnare voti. Italia viva fa già sapere che voterà l’emendamento Annibali per rinviare di un anno la riforma Bonafede e poi, in Aula il 24 febbraio, la proposta di legge del forzista Costa per cancellare la legge del Ministro M5S; se anche in questo caso fosse battuto, Renzi presenterebbe la stessa proposta in Senato. 

Il M5S scenderà in piazza contri i vitalizi. Tensione nella maggioranza

Sarà una piazza contro i vitalizi o contro il Governo? Il quesito, da quando l’ex leader Luigi Di Maio è sceso in campo trasformando la protesta M5S del 15 febbraio in una manifestazione contro la “restaurazione”, serpeggia ormai incessantemente nei corridoi di Camera e Senato, che, su un evento potenzialmente riunificatore delle varie anime del Movimento, registrano l’ennesima tensione interna. Con uno scenario sullo sfondo: la frattura tra filo-Pd e filo-populisti; e con un’incognita dai risvolti delicatissimi: il rischio che la piazza si trasformarmi in un attacco, anche velato, al premier Giuseppe Conte. Il Capo del Governo, non a caso, si muove con prudenza rispetto a un Movimento percepito in forte difficoltà. In Aula difende in maniera netta il reddito di cittadinanza rispetto all’ennesimo attacco renziano, poi mostra attenzione sulla manifestazione di febbraio, ricordando come il M5S scenda in piazza per delle battaglie che lo caratterizzano sin dalle origini.  

Parole misurate, insomma, nella consapevolezza che, dopo le dimissioni di Di Maio, qualsiasi intervento scomposto potrebbe far venire giù il castello pentastellato, il cui capo politico, Vito Crimi, mantiene un suo rigore filo-governativo ma deve fare i conti con una parte del Movimento per nulla incline a cedere di un solo centimetro alle richieste del Pd sui temi bandiera dei Cinque Stelle. Tanto che perfino Roberta Lombardi, tra i capifila dell’ala filo-Dem, chiede a Nicola Zingaretti di venire incontro al Movimento su revoca a Autostrade e prescrizione. La protesta di piazza San Silvestro è nata “dal basso, dagli attivisti, da un gruppo Facebook, un po’ come le Sardine”, raccontano fonti del M5S, ed è specificamente anti-vitalizi. Non a caso in mattinata Vito Crimi precisa il senso dell’iniziativa: “Si tratta di una manifestazione spontanea, non c’è nessun collegamento con il Governo”, spiega in mattinata il capo politico.  

Proseguono le votazioni al Milleproroghe. Stop a emendamenti su plastic tax

Italia Viva ha ritirato gli emendamenti al Milleproroghe contro la plastic tax e la sugar tax. La mossa è arrivata nel corso delle votazioni in Commissione congiunta Affari costituzionali e Bilancio, dopo che il viceministro all’Economia Antonio Misiani aveva assicurato che il Governo è al lavoro per “verificare gli spazi di rimodulazione delle imposte”. Nulla da fare, invece, per la proroga della cedolare secca al 21% per gli affitti dei negozi, chiesta dall’opposizione: Misiani ha spiegato che la misura comporterebbe per ora un “onere molto impegnativo”, però “credo che entrerà nel novero degli interventi di politica economica della manovra 2021”. Temi che dividono Italia viva dal resto degli alleati, comunque, ne rimangono: ci sono le concessioni autostradali e c’è la prescrizione, tanto che l’approdo del provvedimento in Aula alla Camera, previsto per lunedì, sembra destinato a slittare a metà settimana.  

La mattinata in Commissione era cominciata con un paio di retromarce, che hanno cancellato i 900 mila euro nel 2020 per la Casa internazionale delle donne di Roma e la possibilità per i truffati dalle banche di avere un anticipo del 40% degli indennizzi. I due emendamenti sono stati infatti dichiarati inammissibili. Sulla Casa si è accesa la polemica fra la maggioranza, che con Iv ha parlato di decisione “grave e politica”, e l’opposizione. Il Milleproroghe è comunque in piena fase di riscrittura visti i numerosi emendamenti presentanti da relatori e Governo.

Zingaretti convoca la Direzione Nazionale del Partito Democratico

Nicola Zingaretti riunirà oggi la Direzione del Partito Democratico. Ci sarà, o almeno viene dato tra i presenti, anche Stefano Bonaccini, reduce dalla vittoria in Emilia Romagna. E parte proprio da quel successo l’analisi che farà il segretario, sul Pd, sulle prossime sfide alle regionali, sul Governo, su cui dem spingono perché ci sia un’accelerazione. “Si passa dalle parole ai fatti o il Governo s’indebolisce”, ha rimarcato Zingaretti in radio. “Una grande alleanza che vuole salvare il Paese non si arena nella polemica quotidiana. Fermare le destre non significa spaventare le persone di Salvini, vuol dire dimostrare che si può fare molto meglio di quando lui governa”. 

Ma oltre ai temi di governo, la questione delle prossime regionali e le eventuali alleanze, saranno affrontati anche temi organizzativi interni. Intanto la convocazione dell’assemblea nazionale a breve: in quella sede dovrebbe essere eletto il nuovo presidente dopo la nomina di Paolo Gentiloni a Commissario Ue. L’unica cosa certa è che sarà una donna: si era parlato di Roberta Pinotti e poi di Debora Serracchiani. Era uscita anche l’ipotesi di una personalità esterna come la scrittrice Chiara Gamberale ma nelle ultime ore, a quanto si apprende, circola invece un’altra ipotesi: quella di un’amministratrice locale alla presidenza del Pd. 

Poi c’è il tema congresso. Subito dopo le regionali, Nicola Zingaretti aveva lasciato intendere tempi non brevissimi visto il referendum e le elezioni amministrative di primavera. Tuttavia, in ambienti dem, molti scommettono sulla volontà del segretario di stringere i tempi, magari prima delle regionali. Zingaretti non ha accennato mai in modo esplicito a questa ipotesi ma l’ha fatto il vicesegretario Andrea Orlando. Se effettivamente fosse questa la volontà, potrebbe aprire qualche frizione all’interno del Pd, anche nella maggioranza, in Areadem: Base Riformista, già quando a metà gennaio Zingaretti su Repubblica aveva anticipato l’intenzione di aprire una fase congressuale, aveva chiesto si tenesse comunque dopo il ciclo elettorale. 

Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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