Lavori socialmente utili: stabilizzazione personale utilizzato

Lavori socialmente utili: stabilizzazione personale utilizzato

Nella Delibera n. 56 del 12 luglio 2019 della Corte dei conti Basilicata, un Sindaco ha chiesto un parere riguardante la capacità assunzionale degli Enti Locali con specifico riguardo alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. La Sezione ricorda che il “Piano triennale del fabbisogno di personale” costituisce lo strumento programmatorio fondamentale per le politiche assunzionali, in quanto deve operare ex ante rispetto alle decisioni dell’Ente in materia di assunzioni. Tuttavia, il combinato disposto dell’art. 6 con il successivo art. 35, comma 4, del Dlgs. n. 165/2001, a mente del quale tutte le “determinazioni relative all’avvio delle procedure di reclutamento sono adottate […] sulla base del piano triennale dei fabbisogni”, attribuisce, infatti, a tale Provvedimento la natura di condicio sine qua non per ogni eventuale procedura assunzionale di personale nella Pubblica Amministrazione, indipendentemente dalle modalità di acquisizione.  Detto Piano deve tenere conto delle indicazioni operative di carattere generale fornite dal Dm. 8 maggio 2018, con cui il Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione ha definito, ai sensi e per gli effetti dell’art. 6-ter del Dlgs. n. 165/2001 e seguenti, le “Linee di indirizzo per la predisposizione dei piani dei fabbisogni di personale da parte delle pubbliche amministrazioni”. Ne consegue che le Amministrazioni pubbliche non possono procedere ad assunzioni di personale al di fuori di quelle programmate prima del 27 luglio 2018, data di efficacia del suddetto Decreto.

Le stesse procedure di stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili non possono che essere realizzate in coerenza con quanto stabilito nel “Piano triennale del fabbisogno di personale”, indicando la relativa copertura finanziaria. L’art. 1, comma 446, della Legge n. 145/2018, nel consentire e disciplinare le assunzioni dei lavoratori socialmente utili a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, ha stabilito che le Amministrazioni pubbliche “…possono procedere all’assunzione nei limiti della dotazione organica e del piano di fabbisogno del personale, nel rispetto delle seguenti condizioni: (omissis) g) calcolo della spesa di personale da parte degli enti territoriali e degli enti pubblici interessati, ai fini delle disposizioni di cui all’art. 1, commi 557, 557-quater e 562, della Legge n. 296/06, al netto dell’eventuale cofinanziamento erogato dallo Stato e dalle Regioni…”. Ciò significa che non è possibile andare in deroga alle norme relative ai vincoli in materia di spesa del personale neanche per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. Al fine di poter ricorrere allo strumento delle stabilizzazioni è necessario, ai sensi dell’art. 20, comma 4 del Dlgs. n. 75/2017, che l’Amministrazione abbia rispettato per tutto il quinquennio 2012-2016 i vincoli di finanza pubblica, ossia il rispetto del patto di stabilità, il pareggio di bilancio e il rispetto del tetto di spesa del personale. La Sezione ritiene che il personale utilizzato dall’Ente nell’ambito della macrocategoria dei lavori socialmente utili possa beneficiare delle procedure di stabilizzazione nei termini e nei limiti codificati dalla normativa vigente. Il tutto fermo restando il rispetto dei presupposti e dei vincoli di legge e finanziari vigenti in materia di assunzioni a tempo indeterminato alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, fatta eccezione per le deroghe espressamente previste dalla normativa nazionale, tempo per tempo, vigente e nei limiti in cui le stesse risultino conformi ai principi costituzionali in materia.


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