“Legge di delegazione europea 2014”: i chiarimenti del Mef sulle novità introdotte dalla Direttiva Ue

“Legge di delegazione europea 2014”: i chiarimenti del Mef sulle novità introdotte dalla Direttiva Ue

 

Con il Comunicato 2 luglio 2015, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito alcuni chiarimenti relativi alla “Legge di delegazione europea 2014”, approvata quello stesso giorno dalla Camera dei Deputati.

La Legge reca i criteri di delega per la trasposizione nell’ordinamento nazionale di importanti Direttive europee, tra cui la Direttiva 2014/59/Ue che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli Enti creditizi e delle Imprese di investimento.

La Direttiva istituisce un regime armonizzato per la gestione delle crisi delle banche, che comprende: a) misure per prevenire l’insorgere di crisi e misure di intervento precoce idonee ad affrontare con successo casi di banche in difficoltà; b) misure preparatorie perché una eventuale risoluzione possa essere condotta rapidamente e con i minimi rischi per la stabilità finanziaria del Paese; c) strumenti di risoluzione comuni a tutti i Paesi membri per risolvere efficacemente le crisi in alternativa alla liquidazione quando la crisi stessa potrebbe avere un impatto sull’intero settore; d) istituzione del “Fondo nazionale di risoluzione”.

La finalità della Direttiva è quella di evitare liquidazioni disordinate, che amplifichino gli effetti e i costi della crisi, dotando l’Autorità di risoluzione di strumenti che consentano un intervento precoce e efficace, riducendo al minimo l’impatto del dissesto sull’economia e sul sistema finanziario. In Italia, l’Autorità di risoluzione è la Banca d’Italia.

Con le nuove norme che derivano dal recepimento di tale Direttiva, la legge nazionale disciplinerà la procedura di risoluzione, di nuova introduzione, in alternativa alla liquidazione coatta amministrativa. La possibilità di attuare misure di sostegno pubblico risulterà fortemente limitata, in modo da ridurre il rischio che vengano utilizzate risorse dei contribuenti per salvataggi di singole Istituzioni bancarie.

Il Ministero ha inoltre fatto chiarezza sul concetto di “bail-in”, precisando che si tratta di “uno strumento di risoluzione che si attiva qualora l’azzeramento del capitale non sia sufficiente a coprire le perdite. Questo strumento consente alla Banca d’Italia (l’Autorità nazionale di risoluzione) di svalutare alcune categorie di crediti vantati da terzi nei confronti della banca, così come di convertire quei crediti in azioni al fine di soddisfare esigenze di ricapitalizzazione. Proprio come oggi una liquidazione coatta amministrativa potrebbe chiamare i creditori a sopportare perdite a causa della crisi della banca. Con le nuove norme nessun creditore può subire perdite maggiori di quelle che avrebbe sopportato in caso la banca fosse stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa secondo la normativa oggi in vigore.

La Direttiva invece esclude esplicitamente alcune categorie di crediti escluse dal contributo alla risoluzione della crisi bancaria. Ad esempio, oltre che i depositi protetti (cioè i depositi ammessi al rimborso da parte di un Sistema di garanzia dei depositi, fino a 100.000 Euro), sono escluse le passività garantite, le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente (per esempio, il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito), o i crediti da lavoro o dei fornitori. L’Autorità di risoluzione può escludere altre categorie di crediti, al ricorrere di determinate condizioni secondo una valutazione da fare caso per caso.

Il coinvolgimento nel processo di risoluzione di quei crediti non esclusi dalla Direttiva è applicato alle varie categorie secondo un ordine preciso, che prevede prima l’azzeramento del capitale e delle riserve (con perdite per gli azionisti) e poi (se necessario) la svalutazione o conversione degli strumenti aggiuntivi di capitale e delle altre categorie di debito subordinato. Successivamente, la svalutazione/conversione si applicherebbe ai crediti non subordinati e non garantiti.
La Banca di Italia può utilizzare anche le risorse del ‘Fondo nazionale di risoluzione’, tenendo quindi indenni talune categorie di creditori, purché sia soddisfatta la condizione che azionisti e creditori abbiano assorbito le perdite per un ammontare pari almeno all’8% del totale passivo. La condizione dell’8% di ‘bail-in’ minimo deve essere rispettata anche nel caso di sostegno finanziario pubblico
”.


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