Limiti alla stabilizzazione del personale

Tar Valle d’Aosta, Sentenza n. 22 dell’8 maggio 2024

Nella Sentenza in epigrafe indicata, il ricorrente contestava la decisione di un Comune di indire un concorso pubblico anziché stabilizzarlo nel ruolo tramite colloquio selettivo, come previsto dall’art. 3, comma 5, del Dl. n. 44/2023 e dall’art. 28, comma 1-bis, del Dl. n. 75/2023. I Giudici rilevano che la possibilità di “stabilizzare” il personale a tempo determinato, ai sensi dell’art. 28, comma 1-bis, del Dl. n. 75/2023, convertito in Legge n. 112/2023, non prevede alcuna deroga al reclutamento tramite concorso pubblico. La norma stabilisce infatti che i Comuni possono riservare una quota, non eccedente il 50% dei posti a concorso, per il personale interno che abbia maturato almeno trentasei mesi di servizio negli ultimi cinque anni, e che sia stato assunto a tempo determinato tramite procedure selettive e comparative pubbliche, o per il personale non dirigenziale in servizio a tempo indeterminato per lo stesso periodo di tempo. Tuttavia, questa riserva è limitata e non esclude l’obbligo di svolgere concorsi pubblici per il reclutamento del personale. Il Parere del Ministero della Pubblica Amministrazione, Prot. n. 63059 del 23 ottobre 2023, non contraddice questa interpretazione. Esso chiarisce che la riserva opera “nell’ambito dei meccanismi concorsuali” e che tale facoltà può essere esercitata attraverso “procedure concorsuali diverse” purché “bandite contestualmente”. Quando c’è un unico posto messo a concorso, non può esserci alcuna riserva a beneficio del personale interno. Questa conclusione deriva dal tenore letterale della norma, che circoscrive la quota di riserva in misura “non superiore al 50%”. In sintesi, i Giudici hanno confermato che la stabilizzazione del personale non elimina la necessità di concorsi pubblici e che eventuali riserve devono essere applicate nel rispetto dei limiti e delle condizioni stabilite dalla legge.

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