Nell’anno nero della pandemia gli incassi hanno superato di oltre 3 miliardi quelli dell’anno precedente: così lo Stato ha “salvato” i Comuni

Nell’anno nero della pandemia gli incassi hanno superato di oltre 3 miliardi quelli dell’anno precedente: così lo Stato ha “salvato” i Comuni
I risultati dello studio condotto da Centro Studi Enti Locali e dal Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, basato sull’analisi dei dati messi a disposizione da Banca d’Italia sul portale Siope

DOSSIER A CURA DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI

Gli enti locali italiani hanno potuto contare, nel 2020, su incassi superiori per oltre 3 miliardi di euro rispetto a quelli dell’anno precedente. Il totale delle entrate correnti 2020 è stato pari, complessivamente, a euro 61.284.948.067 contro i 58.197.118.094 del 2019.

E’ quanto è emerso da uno studio condotto da Centro Studi Enti Locali e dal Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, basato sull’analisi dei dati messi a disposizione da Banca d’Italia sul portale “Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici” (Siope).


Può sembrare quasi paradossale il fatto che le casse dei comuni abbiano avuto maggiore respiro – rispetto all’anno precedente – proprio nel 2020, anno in cui sono state varate tutta una serie di misure, di per sé, erano fortemente penalizzanti per gli enti locali, allo scopo di contenere i danni arrecati alle attività economiche più penalizzate dalle restrizioni imposte per combattere la diffusione del Covid-19.

Basti pensare allo stop a Cosap, Tosap, imposta di soggiorno e Imu concessi, tra gli altri, a ristoratori, albergatori, gestori di stabilimenti balneari, cinema e teatri.

Ma il sistema sembra aver tenuto e i numeri dimostrano che il massiccio intervento delle amministrazioni centrali ha ampiamente compensato quegli ammanchi che, a un certo punto, stando agli allarmi lanciati dai rappresentati delle istituzioni locali, si era temuto potessero paralizzare i servizi pubblici essenziali.

La ricerca ha messo in evidenza come il comparto in questione non abbia subito sostanziali variazioni negative di liquidità rispetto all’esercizio precedente ma, al contrario, abbia registrato maggiori incassi correnti (primi 3 Titoli delle entrate comunali) per euro 3.087.829.973 grazie all’ampio aumento dei trasferimenti statali e, in minima parte, regionali.

La variazione più significativa (+77,58%) è stata rilevata sul Titolo II dell’entrata (trasferimenti correnti) che nel corso del 2020 son aumentati da 9,7 a 17,3 miliardi con una variazione assoluta di 7,5 miliardi a fronte di variazioni negative pari a -2,3 miliardi per il Titolo I (entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa) pari a circa il -6% e 2,1 per il Titolo III (entrate extra-tributarie) pari a circa il -18%.

Indagando sino al quarto livello del piano finanziario, emerge che i citati trasferimenti provengono in larga maggioranza dalle amministrazioni centrali e in particolar modo dai ministeri che hanno aumentato la dotazione finanziaria dei contributi a pioggia da 2,9 miliardi a 8,7 miliardi facendo registrare un +200%; le Regioni e Province Autonome, invece, hanno aumentato la dotazione di un solo miliardo facendo registrare un +20%.

In merito all’antica diatriba dell’Italia a due marce, si evidenzia che ad avere la meglio è stato il centro Italia con una media pro-capite di trasferimenti elargiti dai ministeri nei confronti dei comuni pari a circa 185 euro, seguito da nord-ovest (150 euro), isole (140 euro). A chiudere la classifica, a pari punteggio, il nord-est e il sud con un trasferimento pro-capite di 127 Euro.

Guardando alla tipologia di enti, salta all’occhio come i comuni in assoluto più penalizzati, in termini di entrate tributarie, contributive e perequative, siano stati quelli a vocazione turistica che hanno chiuso il 2020 con un meno -14% rispetto all’anno precedente e una flessione del 27% delle entrate extratributarie. Anche questi ammanchi sono stati però abbondantemente compensati dal Governo che ha più che triplicato i trasferimenti verso questi enti, passando dai 144.189.629 euro del 2019 ai 503.542.749 dell’anno successivo (+71.36%).

In termini assoluti, i cali di gettito più ampi sono stati registrati nelle casse delle grandi Città, che hanno chiuso il 2020 con entrate tributarie, contributive e perequative inferiori all’anno precedente per quasi un milione di euro (13.741.094 contro i 14.734.457 euro del 2019). Ma anche in questo caso il provvidenziale intervento delle amministrazioni centrali ha riportato il bilancio in attivo e ha fatto sì che l’anno si chiudesse con una variazione positiva pari al 4,92% (+1.193.107.051 euro).

Chiaramente questo non significa che gli enti locali si siano “arricchiti” nel corso dell’emergenza sanitaria. Molte delle risorse aggiuntive arrivate dal Governo centrale sono meramente transitate per le casse comunali. In molti casi – basti pensare al caso dei buoni spesa, recentemente rifinanziati dal Decreto Sostegni bis – i comuni non hanno fatto altro che gestire queste risorse al fine di distribuirle ai cittadini indigenti in possesso dei requisiti per beneficiarne.

Come evidenziato nel recente referto della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti locali, “la gestione della cassa 2020 non ha registrato le temute tensioni e ciò sia per il più che adeguato sostegno alle immediate esigenze di risorse, reso disponibile sin dal marzo 2020 con l’erogazione di acconti, che per le contenute erogazioni di maggiore spesa corrente emergenziale. Resta aperto e da verificare il discorso sull’allineamento della stima della perdita di gettito, in termini di competenza e cassa, nel senso di accertare quanta parte delle risorse erogate per compensare la perdita di gettito abbiano effettivamente assolto a questa funzione ed invece non siano andate oltre misura; discorso questo che potrà essere affrontato in sede di certificazione della perdita di gettito, gestita dall’ apposito procedimento”.

Dalla stessa relazione si evince anche che il calo più drastico in assoluto è stato quello che ha riguardato le entrate da Tasi, diminuite quasi del 90% (da 1 milione e 107.719 euro del 2019 a 119.407 euro dell’anno successivo). Pesante anche la contrazione del gettito da imposta di soggiorno, praticamente dimezzata (da 463.522 euro a 235.378). Nell’ordine del 20% circa, le flessioni che hanno interessato la tassa sulle concessioni comunali, la Tosap e l’imposta comunale sulle pubblicità e le pubbliche affissioni.
Più contenuto il calo che ha interessato la Tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbano (-17%) e Tari, il cui gettito è passato da 2.607.854 a 3.321.643 (-11%).

Uniche due voci in attivo sono: Imposta municipale propria (+ 4,2%) e Addizionale comunale Irpef (+2,4%).


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