Nuovo regime sanzionatorio, “CU 2016” e ravvedimento: i chiarimenti AdE forniti nell’incontro con la stampa specializzata

Nuovo regime sanzionatorio, “CU 2016” e ravvedimento: i chiarimenti AdE forniti nell’incontro con la stampa specializzata

Con la Circolare n. 12/E dell’8 aprile 2016, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su diversi quesiti, in ambito fiscale, posti dalla stampa specializzata nelle consuete videoconferenze di inizio anno.

Di seguito riportiamo i quesiti di maggior interesse per gli Enti Locali, divisi per argomenti, rinviando per tutte le altre problematiche alla lettura del Documento di prassi:

Contribuenti minimi

Decorrenza del regime di vantaggio:

i soggetti che applicano il regime dei contribuenti minimi di cui all’art. 27, Dl. n. 98/11, possono continuare ad applicarlo fino alla scadenza naturale (il quinquennio oppure il raggiungimento del 35° anno di età), tenuto conto che il comma 88, della Legge n. 190/14 non è stato abrogato ?

L’Agenzia delle Entrate precisa che il comma 88 della “Legge di stabilità 2015”, non avendo subìto alcuna modifica, permette ai contribuenti rientranti nel “regime dei minimi” di cui all’art. 27, comma 1, del Dl. n. 98/11, di “continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al trentacinquesimo anno di età”. Stessa concessione è stata data a coloro che si sono avvalsi della proroga del regime di vantaggio disposta dal comma 12-undecies dell’art. 10, della Legge n. 11/15 di conversione del Dl. n. 192/14.

Regime forfetario:

Com’è noto, l’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/14 ha introdotto, dal 1° gennaio 2015, il regime forfetario e ha abrogato tutti i precedenti regimi di favore riservati alle attività economiche di ridotte dimensioni. Il comma 88 del suddetto art. 1 ha, tuttavia riconosciuto ai soggetti che nel 2014 applicavano il regime fiscale di vantaggio (art. 27, commi 1 e 2, del Dl. n. 98/11), la possibilità di continuare ad avvalersene per il periodo residuo. Tenuto conto delle rilevanti modifiche apportate al regime forfettario dalla ‘Legge di stabilità 2016, coloro che nel 2015 hanno optato per continuare ad applicare il regime di vantaggio, ovvero hanno optato per il regime ordinario, possono revocare la suddetta opzione nel 2016 e applicare il regime forfettario?

L’Agenzia delle Entrate chiarisce la questione, confermando che i contribuenti che nel periodo d’imposta 2014 applicavano il “regime fiscale di vantaggio” sono transitati di diritto nel 2015 nel “regime forfettario”.

Come seconda possibilità, i contribuenti possono:

  • valutare l’opzione di applicazione dell’Iva e delle Imposte sul reddito nei modi ordinari;
  • scegliere di applicare il regime fiscale di vantaggio per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e, comunque, fino al compimento del trentacinquesimo anno di età;
  • applicare il regime agevolato del comma 65, introdotto per favorire la costituzione di nuove attività produttive, per il periodo che residua dalla data di inizio dell’attività (comma 87).

A partire dal 1° gennaio 2016, con la “Legge di stabilità 2016” sono state apportate modifiche al regime forfettario, e più nel dettaglio:

  • è aumentato il limite massimo dei ricavi o compensi percepiti nell’anno precedente cui fare riferimento per l’accesso al regime;
  • è stata abrogata la normativa che prevedeva l’esclusione dal regime di coloro che, nell’anno precedente, avevano percepito reddito d’impresa, arte o professione prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente e assimilati;
  • possono passare al “regime forfettario” i lavoratori dipendenti e pensionati con reddito massimo di Euro 000.

Per quanto riguarda invece le modifiche alle agevolazioni previste per l’inizio di attività produttive ai sensi dell’art. 1, comma 65, della “Legge di stabilità 2015”, viene precisato che:

  • è stato abolito l’abbattimento di un terzo del reddito determinato forfetariamente ai fini della determinazione del reddito imponibile;
  • è stata ridotta la misura dell’Imposta sostitutiva dal 15% al 5%;
  • il periodo di applicazione del beneficio passa da 3 a 5 anni a partire da quello in cui l’attività è iniziata.

L’Agenzia delle Entrate conclude rammentando che, in deroga dell’art. 3, del Dpr. n. 442/97, l’art. 1 del citato Decreto prevede che “è comunque consentita la variazione dell’opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative.”

Conseguentemente a quanto sopra, i contribuenti che nel 2015 avevano scelto il regime ordinario o avevano scelto di applicare il “regime fiscale di vantaggio” possono dal 1°gennaio 2016 revocare detta opzione e accedere al “regime forfettario”.

Dichiarazione precompilata e CU 2016

Termine di trasmissione della ‘CU’ da parte dei sostituti d’imposta

La scadenza del prossimo 7 marzo per la trasmissione telematica della CU’ da parte dei sostituti d’imposta che hanno erogato redditi soggetti a ritenuta nel corso del 2015 è perentoria anche se la certificazione riguarda redditi esenti o che possono essere dichiarati nel Modello 730 (tipicamente, quindi, redditi d’impresa e di lavoro autonomo)? La Circolare n. 6/E del 2015 (punto 2.9) ha chiarito che ‘nel primo anno l’invio delle certificazioni contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il Modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) può avvenire anche dopo questa data, senza applicazione di sanzioni. Al fine di semplificare ulteriormente l’adempimento della trasmissione della CU’, per il primo anno gli operatori potranno scegliere se compilare la Sezione dedicata ai dati assicurativi relativi all’Inail e se inviare o meno le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti. Tale chiarimento è ancora valido per la prossima scadenza per l’invio delle CU’ ?

L’Agenzia delle Entrate tiene a precisare che l’invio delle “CU” non contenenti dati da utilizzare per l’elaborazione della Dichiarazione precompilata può avvenire anche successivamente al 7 marzo senza applicazioni di sanzioni, purché entro il termine di presentazione dei quadri riepilogativi (“ST”, “SV”, “SX”, “SY”) del Modello “770”.

Valore dichiarativo della ‘CU’

In che termini la nuova CU’ può avere valore dichiarativo? In relazione ai redditi esenti, i 2 adempimenti (‘CU’ e 770) sono in tutto e per tutto alternativi e può essere lasciata al contribuente la scelta di quale Modello inviare telematicamente entro la scadenza del 31 luglio, visto considerato anche la loro irrilevanza ai fini della precompilata ?

In seguito alle modifiche apportate alla “Legge di stabilità 2016” all’art. 4, del Dpr. n. 322/98, è stato dato valore dichiarativo alla “CU”.

Per evitare una duplicazione delle informazioni, il Modello “770/2016” approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 15 gennaio 2016, è composto dei soli Quadri riepilogativi (“ST”, “SV”, “SX”, “SY”) o non contiene più i dati di dettaglio delle singole “CU,” le quali sono trasmesse all’Agenzia delle Entrate autonomamente. Pertanto, i 2 adempimenti non possono essere considerati alternativi, atteso che le informazioni contenute nella “CU” non sono più ricomprese nel Modello “770”.

Nuovo regime sanzionatorio

Favor rei

Il nuovo sistema sanzionatorio decorrente dal 2016 sarà applicabile alle violazioni commesse dal 1° gennaio 2016 ovvero dagli atti emessi da tale data anche se riferiti a violazioni commesse in precedenza ?

Per gli atti già notificati ai contribuenti e non ancora definitivi è applicabile il favor rei in base alle nuove sanzioni previste ?

In conformità al principio del “favor rei” di cui all’art. 3, del Dlgs. n. 472/97, le modifiche delle disposizioni sanzionatorie con effetti favorevoli per il contribuente rispetto alla disciplina precedente sono applicate a violazioni commesse anche prima del 1° gennaio 2016, relativamente alle situazioni non ancora rese definitive.

Il citato principio, in un ottica di favore per il contribuente, prevede infatti che “nessuno possa essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una Legge posteriore, non costituisce violazione punibile e che, se la Legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applichi la Legge più favorevole, salvo che il Provvedimento sia divenuto definitivo”.

Pertanto, le sanzioni più favorevoli al contribuente si applicano anche in relazione alle violazioni contestate in atti notificati prima della decorrenza degli effetti della nuova normativa (1°gennaio 2016), a condizione che non siano divenuti definitivi.

Le sanzioni più favorevoli previste dalla nuova disciplina sanzionatoria trovano applicazione anche in sede di “ravvedimento operoso” in relazione alle violazioni commesse prima del 1° gennaio 2016.

Ravvedimento

Richiesta di documentazione necessaria alla verifica dei dati indicati nella Dichiarazioni dei redditi

La prima comunicazione inviata dagli Uffici per avviare i controlli formali (ex art. 36-ter del Dpr. n. 600/73), con la quale è normalmente richiesta la documentazione ai fini della verifica dei dati indicati nella Dichiarazione, è ostativa al ravvedimento di eventuali irregolarità scoperte in sede di reperimento dei documenti richiesti ?

L’Agenzia delle Entrate richiama inizialmente il comma 1, dell’art. 13, del Dlgs. n. 472/97, il quale consente l’applicazione del “ravvedimento”, “sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza”.

Per effetto del comma 1-ter del medesimo art. 13, tuttavia, la suddetta preclusione non opera per i Tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, “salva la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, salva la notifica degli atti liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi degli artt. 36-bis e 36-ter, del Dpr. n. 600/73, e successive modificazioni”.

In altri termini, per quanto riguarda il controllo formale, l’accesso al “ravvedimento” è precluso dal recapito della Comunicazione degli esiti del controllo effettuato ai sensi dell’art. 36-ter, recante l’indicazione delle somme dovute al contribuente, e non dall’eventuale richiesta di documentazione, finalizzata alla verifica dei dati indicati nella Dichiarazione dei redditi.

Pertanto, le Comunicazioni con cui è richiesta la documentazione, inviate al soggetto che ha prestato l’assistenza fiscale (Caf o Professionista abilitato) e/o al contribuente, non costituiscono una preclusione all’esercizio del “ravvedimento” da parte del contribuente, purché lo stesso avvenga prima della ricezione della Comunicazione degli esiti del controllo effettuato ai sensi dell’art. 36-ter.

Registro

Accordi di riduzione del canone di locazione

L’art. 19, del Dl. n. 133/04 prevede che la registrazione dell’atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere è esente dalle Imposta di registro e di bollo. E’ giusto ritenere che l’esenzione vale anche nel caso di atti che prevedono una riduzione per un certo periodo di tempo, ad esempio per un anno? Nel caso in cui la registrazione dell’accordo preveda la riduzione del canone per l’intera durata del contratto è giusto ritenere esente anche la registrazione di un eventuale nuovo accordo con il quale, in un momento successivo, si riporta il canone al livello originariamente pattuito ?

Con l’art. 19 del Dl. n. 133/14, convertito con la Legge n. 164/14, viene stabilito che la registrazione dell’atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione in essere è esente dall’Imposta di registro e di bollo.

Secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate, tale agevolazione spetta anche nell’ipotesi in cui le parti concordino la riduzione del canone per l’intera durata contrattuale e sia riportato il canone al valore inizialmente pattuito, in quanto la citata norma agevolativa trova applicazione “esclusivamente per l’accordo di riduzione”.

Tematiche afferenti il contenzioso e la riscossione

Riforma del contenzioso: conciliazione

In seguito alla nuova disciplina, la conciliazione giudiziale valevole anche in grado di appello opera per i giudizi pendenti alla data del 1° gennaio 2016, in compatibilità con l’art. 12, comma 1, del Dlgs. n. 156/15.

La conciliazione “fuori udienza”, che si realizza attraverso il deposito in giudizio, non oltre l’ultima udienza di trattazione, di un’istanza congiunta è esperibile qualora, alla data del 1° gennaio 2016, non sia ancora tenuta l’ultima udienza di trattazione del giudizio di appello, senza che possa assumere rilevanza la data di notifica dell’appello e/o la pendenza del termine per la proposizione del gravame.

La conciliazione in “udienza” può essere esperita nei casi in cui, alla data del giudizio di appello oppure sia ancora possibile presentare istanza di discussione di pubblica udienza.

Ammissibilità delle liti riguardanti atti catastali e il diniego di agevolazioni

Sono conciliabili anche le liti relative alle operazioni catastali, aventi ad oggetto la modifica del classamento o della rendita.

Interessi relativi a rimborso conseguente a conciliazione

Nei casi di conciliazione giudiziale o la mediazione tributaria riguardano la restituzione di Tributi indebitamente versati dal contribuente, spettano gli interessi di cui all’art. 1, del Dm. 21 maggio 2009 recante “Interesse per ritardato rimborso delle Imposte”.

Reclamo

Rimangono valide le indicazioni, contenute nel punto 1.3.1. della Circolare n. 9/E del 19 marzo 2012, relative alle modalità di calcolo del valore della controversia nel caso in cui l’avviso di accertamento rettifichi le perdite dichiarate, in quanto in proposito non sono state apportate modifiche all’art. 17-bis del Dlgs. n. 546/92.

Rateazione per avvisi bonari

In seguito alle modifiche apportate all’art. 3-bis del Dlgs. n. 462/97, le somme dovute a seguito di comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e formale delle Dichiarazioni dei redditi (cd. “avvisi bonari”) possono essere dilazionate esclusivamente in rate trimestrali di pari importo.


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