Obbligo di apertura delle buste in seduta pubblica: non si applica alle concessioni di servizi

Obbligo di apertura delle buste in seduta pubblica: non si applica alle concessioni di servizi

 

Con questa innovativa Sentenza il Tar Sicilia Palermo, Sezione I, 18 giugno 2015, n. 1485, ha affermato la non automatica estensibilità dell’obbligo di pubblicità delle sedute alle gare di concessioni di servizi: ciò deriva dalla peculiare disciplina di tale tipologia di procedure, che si rinviene all’art. 30 Dlgs. n. 163/06, a mente del quale “la scelta del Concessionario deve avvenire nel rispetto dei principi desumibili dal Trattato e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità, previa gara informale a cui sono invitati almeno cinque concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione all’oggetto della concessione, e con predeterminazione dei criteri selettivi”.

Si tratta quindi di un ambito sostanzialmente escluso dall’applicazione delle norme del “Codice dei contratti”: tuttavia, il richiamo a determinati principi (trasparenza, parità di trattamento ecc.) ha fatto ritenere alla giurisprudenza l’applicabilità in ogni caso di taluni articoli del Dlgs. n. 163/06, ed in particolare di quelli che costituiscono attuazione pratica di tali principi.

Valorizzando tuttavia la fase di apertura delle buste in sede pubblica come precipitato del solo principio di pubblicità (scelta a ben vedere discutibile, posto che l’obbligo di pubblicità predetto è messo anche a tutela della trasparenza e della par condicio, tanto da essere ritenuto applicabile, ad esempio, alle gare di cottimo fiduciario, anch’esse di per sé sottratte alla pedissequa applicazione del “Codice dei contratti”), ed evidenziando che tale pubblicità debba essere solo “adeguata” ai sensi dell’art. 30, la decisione in commento perviene a ribadire che, “ritenere … che a fronte dell’espressa esclusione dell’integrale applicazione delle norme del ‘Codice degli appalti’ alle fattispecie relative alle mere ‘concessioni’ discenda, comunque, una sostanziale omogeneità della disciplina afferente la pubblicità di tutte le fasi in cui si articola la ‘procedura’ selettiva appare al Collegio non debitamente supportato sul piano normativo laddove – ripetesi – il Legislatore ha previsto, per le concessioni, la garanzia di una mera “adeguata pubblicità” della procedura informale per l’individuazione del Concessionario”.

La ratio di tale approdo interpretativo risiede anche nella circostanza che, “diversamente opinando non sussisterebbe, sul piano del procedimento, alcuna differenziazione tra appalti e concessioni e non troverebbe giustificazione l’espressa esclusione (ex comma 1 art. 30 Dlgs. n. 163/06) dell’applicabilità delle norme del Codice (fatto salvo quanto previsto dal comma 3 dello stesso art. 30 cit.) alle materia delle concessioni”.

Questa Sentenza quindi avvalora la lettura delle gare per concessioni di servizi come vere e proprie “zone franche” rispetto al “Codice dei contratti”, dunque più convenienti per le Amministrazioni stante l’informalità della procedura selettiva rispetto alle comuni gare d’appalto.

di Mauro Mammana

Tar Sicilia Palermo, Sezione I, 18 giugno 2015, n. 1485


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