Pagamenti P.A.: alla luce delle recenti novità normative, le fatture con scadenza superiore a 60 giorni sono da considerarsi valide?

di Calogero Di Liberto

Il testo del quesito:
“Come si deve comportare l’Ente con le fatture che (molto spesso) riportano una scadenza superiore a 60 giorni? Possono essere considerate valide sempre ai sensi dell’art. 4 del Dlgs. n. 231/02 ? Sono previste deroghe ai termini di 30/60 giorni in caso di servizi di tipo ‘privatistico’ come le farmacie o rilevanti ai fini Iva ?”

La risposta dei ns. esperti.
Con riguardo al quesito inerente alle fatture recanti una scadenza superiore a 60 giorni, riteniamo preliminarmente opportuno richiamare quanto previsto dalla normativa di riferimento, di cui al Dlgs. n. 231/02, rubricato “Attuazione della direttiva 2000/35/Ce relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”; le disposizioni del Decreto si applicano ai pagamenti effettuati a titolo di corrispettivo nelle transazioni commerciali, ossia quelle derivanti da contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese e Pubbliche Amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo (art. 2, Dlgs. n. 231/02).
L’art. 4, comma 2, del Dlgs. n. 231/02, come modificato dal Dlgs. n. 192/12, ha disposto che, “ai fini della decorrenza degli interessi moratori, si applicano i seguenti termini:
a) 30 giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente [nel caso di una P.A., riteniamo occorra fare riferimento alla data di protocollo in entrata]. Non hanno effetto sulla decorrenza del termine le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento;
b) 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
c) 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
d) 30 giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente prevista dalla Legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data”.
In base a quanto previsto all’art. 4, comma 4, del Dlgs. n. 231/02, nel caso in cui il debitore sia una Pubblica Amministrazione, quando lo giustifichino la natura o l’oggetto, ovvero le circostanze esistenti al momento della sua conclusione, le Amministrazioni pubbliche potranno concordare, definendoli in forma scritta, tempi di pagamento diversi di quelli di cui all’art. 4, del Dlgs. n. 231/02, purché gli stessi non siano comunque superiori a 60 giorni. Le parti inoltre potranno concordare modalità di pagamento rateizzato, fermi restando gli obblighi e le sanzioni per ritardato pagamento delle singole rate.
Il comma 7 dispone che, nel caso in cui le parti concordino modalità di pagamento rateizzato, gli interessi e il risarcimento dovuti, in caso di ritardo del pagamento di una rata alla data pattuita, sono calcolati esclusivamente sulla base degli importi scaduti.
Nelle transazioni commerciali tra imprese, le parti possono pattuire anche termini superiore a 60 giorni, a condizione che siano espressamente pattuiti (e provati per iscritto) e che non siano gravemente iniqui per il creditore, pena la nullità (art. 7, Dlgs. n. 231/02). Sono infatti nulle le clausole relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero crediti, a qualunque titolo previste o introdotte nel contratto, allorché siano gravemente inique per il creditore.
L’art. 7, del Dlgs. n. 231/02, recante “nullità”, dispone che sono nulle:
la clausola che prevede l’esclusione dell’applicazione di interessi di mora,
la clausola che esclude il risarcimento dei costi di recupero credito è nulla per grave iniquità, salva prova contraria,
nei contratti con la P.A., la clausola che predetermina o modifica la data di ricevimento della fattura.
Chiarito che non risultano legittimi per le Pubbliche Amministrazioni pagamenti superiori a 30 giorni (ovvero 60, allorché contrattualmente previsti), è appena il caso di evidenziare che la normativa nulla dispone in merito alla validità di fatture o richieste equivalenti di pagamento recanti tempi di pagamento superiori a quelli consentiti dal Dlgs. n. 231/02.
A parere di chi scrive, una fattura trasmessa ad una P.A. contenente tempi di pagamento superiori a 30 (60) giorni conserva la propria legittimità, fermo restando l’obbligo dell’Ente a provvedere al pagamento dovuto entro i termini prescritti dalla norma.
Con riguardo alla possibilità di ammettere tempi di pagamento superiori a 60 giorni nel caso di servizi di tipo privatistico, ovvero rilevanti ai fini Iva, facciamo presente che, come sopra rappresentato, il Dlgs. n. 231/02 ammette pagamenti oltre i 60 giorni nelle transazioni commerciali tra imprese (non qualificabili come P.A.).
Pertanto, ai sensi della norma richiamata, rileva la natura pubblica del soggetto contraente e non la rilevanza Iva della prestazione afferente al pagamento.
In conclusione, per le transazioni tra imprese e Pubbliche Amministrazioni si applicano i tempi di pagamento di cui all’art. 4, comma 2, del Dlgs. n. 231/02 (30 o 60 giorni), mentre per le transazioni tra imprese sono ammessi tempi di pagamento superiori a 60 giorni, purché non iniqui per il creditore.


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