“PagoPA”: è possibile esporre l’Iban come mezzo alternativo per riscuotere debiti di cittadini stranieri ?

“PagoPA”: è possibile esporre l’Iban come mezzo alternativo per riscuotere debiti di cittadini stranieri ?

Il testo del quesito.

In merito a ‘PagoPA’, so che gli Enti non devono esporre in alcun modo l’Iban né sul sito web istituzionale né sugli avvisi di pagamento. Per quanto riguarda le fatture elettroniche emesse siamo già operativi, in quanto come metodo di pagamento inseriamo esclusivamente ‘PagoPA’.

Abbiamo però un dubbio per i verbali che il nostro Corpo di Sorveglianza emette per sanzioni amministrative. Vorremmo sapere se è possibile esporre oltre alle indicazioni per ‘PagoPA’ anche l’Iban, anche perché spesso i sanzionati sono cittadini stranieri. Mi potrebbe anche indicare i riferimenti di legge a proposito dell’indicazione dei metodi di pagamento ?

La risposta dei ns. esperti.

In primis, occorre fare una precisazione: l’Iban non deve essere esposto sul sito istituzionale in quanto l’art. 5 del Dlgs. n. 82/2005 (“Cad”) non lo prevede più dal 14 settembre 2016, per effetto delle modifiche introdotte dal Dlgs. n. 179/2016, articolo questo a cui fa riferimento l’art. 36 del Dlgs. n. 33/2013 (“Foia”).
Non è mai stato previsto invece l’Iban all’interno dell’avviso di pagamento. L’obiettivo del Legislatore dal 2016 è stato quello di incanalare i pagamenti dell’Ente in “PagoPA”, disincentivando l’utilizzo di altri canali.

Come ricordato anche al paragrafo 1.5 delle Linee-guida, l’adozione di “PagoPA” resta un obbligo di adesione e adozione solo per le Pubbliche Amministrazioni come stabilito dall’art. 65 del Dlgs. n. 217/2017, ferma la facoltà all’utilizzo da parte del privato cittadino nel rispetto del diritto alla cittadinanza digitale affermato dall’art. 3 del “Cad”. In pratica, l’Ente ha l’obbligo di mettere a disposizione il canale digitale, ma nel rispetto del digital divide il cittadino può decidere o meno di avvalersene.

In merito alla fattispecie indicata – riscossione di un debito da parte di un cittadino straniero – con “PagoPA” è possibile essendo presente tra i prestatori di pagamento anche Nexy. In pratica, occorre accedere al Portale dei pagamenti dell’Ente messo a disposizione dall’Intermediario, indicare il numero dell’avviso e scegliere la modalità di pagamento con carta di credito. La procedura potrebbe essere automatizzata leggendo con lo smartphone il QR code stampato sull’avviso. 

Unico problema del pagamento con carta di credito è l’importo, che se superiore al plafond delle comuni carte non è tecnicamente possibile. In tal caso, potrebbe essere richiamato il punto c) del paragrafo 1.5 delle Linee-guida, nel quale si prevede tra i pagamenti esclusi da “PagoPA”, oltre agli “F24”, i Rid e contanti, anche “eventuali altri servizi di pagamento non ancora integrati e che non risultino sostituibili con quelli erogati in ‘PagoPA’ per previsione di legge”.

In sintesi, quindi, l’Ente deve produrre un avviso “PagoPA”, notificarlo all’interessato indicando la procedura di pagamento (per gli stranieri magari anche in lingua inglese), e solo nei casi in cui si riscontrino impossibilità, importi superiori ai plafond delle carte di credito, o non disponibilità di carta di credito da parte del debitore si potrà procedere con la comunicazione dell’Iban avvalendosi del punto c) del Paragrafo 1.5 delle Linee-guida.

In merito al pagamento delle fatture, che anch’esso dovrà avvenire mediante “PagoPA”, l’Ente potrà procedere in 2 modi:

  • allegare alla fattura l’avviso “PagoPA”;
  • digitalizzare l’intero processo, producendo in prima istanza l’avviso di pagamento e contestualmente alla ricezione della ricevuta di pagamento emettere fattura nel rispetto del Principio “dell’effettuazione dell’operazione” disposto dall’art. 6 del Dpr. n. 633/1972.

La prima modalità è più semplice da applicare ma non ha benefici operativi, mentre la seconda presenta una forte semplificazione gestionale, permettendo l’intera automazione del processo nel rispetto del Principio once only previsto dal “Piano triennale per l’informatica della Pubblica Amministrazione” a cui tutte le PP.AA. si devono nel tempo adeguare. 

di Cesare Ciabatti


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