Personale P.A.: il contenimento della spesa a seguito dell’entrata in vigore del Dl. n. 90/14

Personale P.A.: il contenimento della spesa a seguito dell’entrata in vigore del Dl. n. 90/14

Nella Delibera n. 281 del 10 novembre 2014, della Corte dei conti Lombardia, il Sindaco di un Comune chiede se possa, nel rispetto dei vincoli imposti dalla legislazione vigente alla spesa per il personale, assumere a tempo indeterminato (part-time di 22 ore) personale della stessa qualifica (Categoria B) di un dipendente che, originariamente assunto per 36 ore, risulta impiegato sin dal 2011 con contratto part-time di 14 ore. Il Comune dà atto che, così facendo, non si determina un incremento, né degli oneri per il personale, né del monte ore complessivo d’impiego, fornendo anche un’analitica ricostruzione della vicenda che ha condotto alla riduzione del monte ore relativo al primo contratto da 36 a 14 ore e riferendo di aver inoltrato analogo quesito al Ministero dell’Interno. La Sezione osserva che i vincoli generali alla spesa di personale sono sanciti da una serie di previsioni normative di stretta interpretazione, a cui deve riconoscere carattere imperativo, e che, quanto agli Enti sottoposti al Patto di stabilità interno, l’art. 1, comma 557 della Legge n. 296/06 e il successivo comma 557-bis, per espressa disposizione normativa, in caso di mancato rispetto del comma 557 si applica il divieto di cui all’art. 76, comma 4, del Dl. n. 112/08, convertito con modificazioni dalla Legge n. 133/08, ovvero, al pari di quanto avviene nel caso di mancato rispetto del Patto di stabilità interno nell’esercizio precedente, è fatto divieto agli enti di “procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto” (comma 557-ter). Il comma 557-quater della medesima disposizione, introdotto dall’art. 3, comma 5-bis del Dl. n. 90/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 114/14, stabilisce inoltre che gli Enti Locali sottoposti al Patto di stabilità “assicurano, nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni di personale, il contenimento delle spese di personale con riferimento al valore medio del triennio precedente alla data di entrata in vigore della presente disposizione”. Per gli Enti non sottoposti alle regole del Patto di stabilità interno, l’art. 1, comma 562 della Legge n. 296/06 stabilisce invece che “le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell’Irap, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell’anno 2008”. Tali Enti “possono procedere all’assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno”. Al riguardo la Sezione rileva che l’art. 3, comma 5, del Dl. n. 90/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 114/14, ha abrogato l’art. 76, comma 7, del Dl n. 112/08, convertito con modificazioni dalla Legge n. 133/08, il quale stabiliva fra l’altro, per tutti gli Enti Locali, limiti alle assunzioni in dipendenza del rapporto sussistente fra spesa di personale e spesa corrente. La Sezione rileva che l’opzione del dipendente per il part-time, peraltro sempre reversibile, con cadenza biennale, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva applicabile alla fattispecie (art. 4, comma 14, Ccnl. 14 settembre 2000), non può esser qualificata come una cessazione (parziale) del rapporto di lavoro, ma costituisce, piuttosto, una rimodulazione delle modalità d’esecuzione dell’originario contratto di lavoro, tuttora in essere, dipendente da una libera scelta del lavoratore. Di tali enunciati il Comune richiedente terrà dunque conto nella valutazione della fattispecie concreta di applicazione del quadro normativo oggi vigente in materia di contenimento della spesa per il personale, al fine di addivenire, nel caso di specie, al migliore esercizio possibile del proprio potere di autodeterminazione, anche con riferimento all’eventuale decisione di ricorso transitorio a forme diverse d’impiego pubblico (quali quelle a tempo determinato) secondo le previsioni legislative attualmente in essere.


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