“Piano di riequilibrio finanziario”: applicazione dell’art. 1, comma 714–bis, della Legge n. 208/15

“Piano di riequilibrio finanziario”: applicazione dell’art. 1, comma 714–bis, della Legge n. 208/15

Nella Delibera n. 9 del 12 aprile 2017 della Corte dei conti Autonomie, la Sezione è chiamata a pronunciarsi sulla corretta interpretazione della disciplina prevista dall’art. 1, comma 714-bis, introdotto dall’art. 15 del Dl. n. 113/16, convertito dalla Legge n. 160/16, che ha integrato la Legge n. 208/15. Secondo la richiamata disposizione, gli Enti Locali che hanno presentato il “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale” o ne hanno conseguito l’approvazione ai sensi dell’art. 243-bis del Tuel, con Delibera da adottarsi dal Consiglio dell’Ente entro la data del 30 settembre 2016, potevano provvedere a rimodulare o riformulare il Piano stesso, fermo restando la sua durata originaria e quanto previsto nell’art. 243-bis, comma 7, per tenere conto dell’eventuale disavanzo risultante dal rendiconto approvato o dei debiti fuori bilancio, anche in deroga agli artt. 188 e 194 del Tuel.

La Sezione chiarisce che l’art. 1, comma 714-bis, della Legge n. 208/15, ha assegnato agli Enti Locali la facoltà di effettuare, entro il termine del 30 settembre 2016, una sostanziale modifica del “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale”, per effetto dell’inclusione di un ulteriore disavanzo o di ulteriori debiti fuori bilancio. La suddetta facoltà è rivolta essenzialmente a considerare l’ipotesi in cui il disavanzo o i debiti fuori bilancio siano successivi alla Deliberazione o all’approvazione del “Piano di riequilibrio”. Non è ammissibile la successiva inclusione nel “Piano” originario di quote di disavanzo o di debiti fuori bilancio già esistenti e conoscibili dall’Ente alla data di presentazione o approvazione del “Piano”,in violazione dei principi di veridicità, trasparenza ed attendibilità. L’inclusione di ulteriori poste passive comporta una nuova quantificazione dell’intero disavanzo e dell’intera situazione debitoria destinata a ripercuotersi sulle misure di risanamento previste dal “Piano” originario e, quindi, sostanziali variazioni del “Piano di riequilibrio” che richiedono l’applicazione della disciplina generale in materia.

Pertanto, il “Piano” rimodulato o riformulato, corredato del parere dell’Organo di revisione contabile, dovrà essere oggetto di apposita istruttoria da parte della Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti Locali, al fine di accertare la natura ditali modifiche, l’insorgenza di un nuovo ed ulteriore disavanzo o ulteriori debiti fuori bilancio, la effettiva impossibilità di rilevarli tempestivamente e l’idoneità del percorso di risanamento. Il termine di legge del 30 settembre 2016 ha natura perentoria e la sua inosservanza implica la decadenza dalla facoltà di avvalersi della possibilità di modificare il “Piano”originario. In sostanza, la modifica del “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale” entro il termine del 30 settembre 2016 era ammessa solo nel caso in cui il disavanzo o i debiti fuori bilancio erano stati rinvenuti successivamente alla Deliberazione o all’approvazione del “Piano di riequilibrio”, mentre sono inammissibili se già esistenti o conoscibili alla data di presentazione o approvazione del “Piano di riequilibrio”.


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