Posizioni organizzative: limite di spesa negli Enti privi di dirigenza

Posizioni organizzative: limite di spesa negli Enti privi di dirigenza

Nella Delibera n. 20 del 30 gennaio 2019 della Corte dei conti Lombardia, un Sindaco ha formulato una richiesta di parere avente ad oggetto la disciplina relativa ai limiti finanziari della spesa inerente le posizioni organizzative in un Comune privo di dirigenza. In particolare chiede se: “In riferimento ai limiti previsti dall’art. 23 del Dlgs. n. 75/17 per un Comune privo di dirigenza si chiede se il valore di spesa determinato per l’anno 2016 per le posizioni organizzative è pari alle somme a tale titolo stanziate nel bilancio di previsione 2016. Inoltre, in caso di presenza di una posizione organizzativa non a tempo pieno, ad esempio in convenzione ex art. 14 del Ccnl 22 gennaio 2004, la stessa debba essere computata per la somma stanziata in bilancio ovvero per la somma che potenzialmente avrebbe preso in caso di presenza a tempo pieno sulla base della graduazione delle posizioni”. La Sezione ha chiarito che il valore della spesa da considerare ai fini del rispetto del tetto per il trattamento accessorio delle posizioni organizzative è, nei Comuni privi di dirigenza, quello stanziato direttamente in bilancio sempre che il valore della stessa sia corrispondente al valore complessivo contrattualmente previsto da attribuire ai dipendenti titolari delle posizioni organizzative. Per quanto riguarda il secondo quesito, ovvero, se sia possibile considerare non il valore effettivo della spesa sostenuta per un dipendente titolare e di posizione organizzativa non a tempo pieno (in convenzione con il rimborso ovviamente della quota da parte dell’altro Ente convenzionato per l’espletamento del servizio del dipendente), ma quello virtuale che sarebbe dovuto per il tempo pieno, la Sezione ritiene di riscontrare negativamente il quesito, ciò perché la norma sancisce il rispetto di quanto effettivamente determinato per la costituzione della spesa relativa al trattamento accessorio. Pertanto, ne consegue, come corollario del principio appena richiamato, che sono da escludere altre soluzioni non compatibili con il principio stabilito dall’articolo in esame.


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