Processo tributario: il Giudice può esporre le motivazioni di una Sentenza limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte

Processo tributario: il Giudice può esporre le motivazioni di una Sentenza limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte

Nella Sentenza n. 13285 del 26 maggio 2017 della Corte di Cassazione, il Giudice ha chiarito che, nel Processo civile ed in quello tributario, la Sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), eventualmente anche senza nulla aggiungere e senza indicare la fonte, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano in ogni caso attribuibili all’Organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che tale tecnica di redazione non può ritenersi di per sé vietata (e neppure sintomatica di un difetto d’imparzialità del Giudice), non essendo prescritta da alcuna norma (sostanziale o processuale) la originalità della Sentenza nelle sue modalità espositive (e tanto meno nei contenuti).

In sostanza, una volta assunta la decisione ed individuate le ragioni, giuridiche e di fatto, che sostengono la Sentenza, deve pertanto riconoscersi al Giudice la possibilità di esporle nel modo che egli reputi più idoneo, perciò anche attraverso le “voci” dei soggetti che hanno partecipato al processo (parti, periti). E può farlo, sia richiamando i relativi atti, sia direttamente riportandoli (in tutto o in parte) nella Sentenza, e, in quest’ultimo caso, utilizzando indifferentemente le virgolette o la tecnica del discorso indiretto perché, trattandosi di atti anch’essi non costituenti opere letterarie e non protetti dalla disciplina del diritto d’autore, non rileva che ne sia riportato esattamente il testo virgolettato con indicazione della fonte, e, al contempo, non importa che possano sorgere equivoci in ordine alla “paternità” di quanto riportato.

 


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