Re Carlo da Trump, royal editor Jobson: “È la prova del fuoco del suo regno”

(Adnkronos) – “Il vento tra Regno Unito e Stati Uniti è cambiato, si è fatto molto più burrascoso, e Re Carlo è consapevole che avrà l’arduo compito di tenere il timone ben saldo per non rischiare di intaccare ulteriormente i delicati rapporti tra Londra e Washington”. Intervistato dall’Adnkronos, Robert Jobson, tra i più acuti osservatori delle dinamiche della Corona, non usa giri di parole per descrivere la complessità della visita di Stato che il Monarca si appresta a compiere da oggi negli Stati Uniti, ospite del presidente Donald Trump. Il riferimento non è solo a quanto accaduto nei giorni scorsi in occasione della cena dei corrispondenti, un evento che ha alzato ulteriormente il livello di sicurezza attorno al presidente degli Stati Uniti, rendendo ancora più complessa la macchina organizzativa proprio in vista dell’arrivo dei Windsor.  

“L’aria che si respira oltreoceano sembra carica di un’elettricità che va ben oltre il protocollo diplomatico. Si tratta di una visita che cade in un momento di fragilità geopolitica senza precedenti”, sottolinea Jobson, firma storica del The Sun, Daily Express e News of the World, e volto noto di “Good Morning America” sul canale americano Abc, secondo cui nei prossimi quattro giorni il mondo assisterà a una coreografia istituzionale impeccabile che dovrà però fare i conti con una realtà brutale: “Non si sarebbe potuto scegliere un tempismo migliore. Nemmeno un romanziere di successo del New York Times avrebbe osato tanto”.  

Il riferimento è alla coincidenza quasi surreale tra l’arrivo del Re e le recenti fughe di notizie dal Pentagono che hanno scosso le fondamenta dell’alleanza atlantica, compreso anche il ruolo di Londra agli occhi di Washington. L’agenda ufficiale prevede i massimi onori, dalla cena di Stato alla Casa Bianca fino al discorso congiunto al Congresso, il primo per un monarca britannico dal 1991, quando a tenerlo fu proprio la madre Elisabetta II ospite dell’allora presidente George W. Bush. Jobson lo definisce “il momento di soft-power più importante e delicato del giovane regno del Re”.  

Tuttavia, dietro le quinte del cerimoniale, il clima a Londra è tutt’altro che sereno. Molte voci autorevoli avevano suggerito di rimandare il viaggio, temendo che la Corona possa essere strumentalizzata in un momento di scontro aperto tra Downing Street e Washington. Citando le preoccupazioni espresse da figure come David Dimbleby, storico presentatore di ‘Question Time’, programma di dibattito politico della Bbc, e Sir Ed Davey, leader dei Liberal Democratici britannici, Jobson sottolinea come molti considerino la visita “un uso improprio del Monarca da parte del governo di Keir Starmer in un pessimo momento politico. Il timore è che il Re possa trovarsi coinvolto, suo malgrado, in quello che potrebbe essere un colpo diplomatico a favore di Donald Trump”.  

Il nodo della questione è squisitamente costituzionale. Il Re agisce su consiglio dei suoi ministri e la sua figura dovrebbe restare protetta dalle contese politiche. Invece, Jobson osserva che “mandare Sua Maestà a Washington, dove il presidente ha passato settimane a insultare il nostro Primo Ministro, le nostre truppe e la nostra capacità militare, spinge la Corona proprio laddove la costituzione era stata concepita per tenerla fuori. La situazione è precipitata ulteriormente negli ultimi giorni con la diffusione di una email interna del Pentagono in cui si ipotizzano ritorsioni contro gli alleati Nato restii a sostenere il conflitto in Iran, arrivando persino a mettere in discussione il supporto americano su territori storicamente sensibili come le Falkland”. 

Per Carlo III, il compito si preannuncia arduo come sottolinea ulteriormente il royal editor: “Si troverà a brindare con un leader che ha definito il Primo Ministro britannico codardo e che sembra pronto a riaprire ferite che Londra considerava chiuse dal 1982. Eppure, nonostante le provocazioni e il fatto che Sir Keir Starmer sia stato escluso dalla lista degli ospiti, Carlo III non ha margine di manovra politica. Il Re conosce il suo lavoro. Sorriderà. Leggerà il discorso. Alzerà il calice. La diplomazia reale, in questo contesto, diventa un atto di resistenza stoica”. 

Mentre il mondo si interroga se queste frizioni siano solo passeggere o il preludio a uno smantellamento di decenni di cooperazione atlantica, il Re entra direttamente nell’occhio del ciclone. “Il vento è cambiato: il Re deve navigare queste acque turbolente senza compromettere la neutralità della Corona. Sarà la vera prova del fuoco del suo regno in un momento in cui la musica, tra i due Paesi, è decisamente cambiata”. (di Alessandro Allocca)