“Recovery fund” e territori: le regole di ingaggio per i Comuni al centro del primo Tavolo tecnico del Progetto “Next Generation EU – EuroPA Comune”

“Recovery fund” e territori: le regole di ingaggio per i Comuni al centro del primo Tavolo tecnico del Progetto “Next Generation EU – EuroPA Comune”

PRESENTI AL TAVOLO TECNICO ORGANIZZATO DA CENTRO STUDI ENTI LOCALI ANCHE LA SOTTOSEGRETARIA AL MEF ALESSANDRA SARTORE E LA SEGRETARIA GENERALE ANCI VERONICA NICOTRA 

Semplificazione amministrativa per accorciare i tempi di intercettazione delle risorse da parte dei Comuni e aumentare la capacità di spesa del Paese, revisione del circuito finanziario che regola l’erogazione dei fondi e rafforzamento degli organici e delle competenze dei tecnici che operano nelle fila degli enti territoriali. Sono alcuni dei punti sui quali c’è stata una pressocché unanime convergenza da parte dei rappresentanti dei membri delle istituzioni e del mondo accademico che si sono confrontati sul tema “Next generation Eu e finanza locale italiana: stato dell’arte e prossimi passi attesi” nell’ambito del primo Tavolo tecnico del Progetto informativo e divulgativo denominato “Next Generation EU – EuroPA Comune” organizzato da Centro Studi Enti Locali e Dipartimento di Economia e Management.

Il confronto virtuale, svoltosi nella mattina del 9 aprile 2021, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni come il Segretario generale Anci Veronica Nicotra, la Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Alessandra Sartore, e Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria e delegato Anci al Mezzogiorno e Politiche per la coesione territoriale.

Come ha spiegato la Sottosegretaria al Mef Sartore, saranno due le strade maestre attraverso i quali gli Enti Locali potranno accedere alle risorse del “Next generation Eu”: “I progetti che sono oggi all’interno del Piano prevedono delle risorse assegnate direttamente a città metropolitane ed enti di dimensioni elevate ma anche altre che sono assegnate, per il tramite delle amministrazioni centrali, anche a comuni che possono avere progetti di dimensioni più piccole”. Parola chiave sarà comunque l’aggregazione, in maniera tale che anche i Comuni più piccoli e meno strutturati dal punto di vista dell’organico, riescano a gestire progetti e relative rendicontazioni.

La Segretaria generale Anci Veronica Nicotra ha messo l’accento sulla necessità di avere “finanziamenti diretti e non intermediati ai Comuni e alle Città. Con questo intendiamo, il più possibile, procedure snelle, accelerate e semplificate, con riduzione al minimo di passaggi burocratici formali: abbiamo un’esperienza sul campo che suggerisce come tutti i finanziamenti ripartiti direttamente, sulla base dei parametri di legge, ai Comuni, senza mediazioni soprattutto regionali, siano quelli che funzionano meglio. Su questo non ci sono dubbi, dati alla mano. Noi spesso perdiamo molti mesi in attesa di Decreti, firme dei Ministri, Decreti interministeriali o in attesa della Corte dei conti. Sono mesi che diventano veramente strategici, in questo caso, per il rispetto della scadenza del 2026. Non ci possiamo permettere di aspettare 6 mesi per la registrazione di un Decreto dalla Corte dei conti e poi chiedere al povero Comune di realizzare in sei mesi l’opera, perché purtroppo in questo Paese avviene anche questo. Proviamo a cambiare tutti insieme, con una assunzione di responsabilità collettiva”.

Il “Recovery Fund” potrebbe essere, secondo Giuseppe Falcomatà, anche un potenziale mezzo per colmare quell’annoso gap infrastrutturale, economico e in termini di servizi e opportunità che fa sì che questo Paese vada a due velocità. A patto però che le regole di ingaggio siano chiare, eque ed atte a superare questi squilibri storici che si perpetuano nel tempo. “Finché il Governo – ha detto il Primo cittadino di Reggio Calabria – non prenderà atto che si deve mettere da parte il criterio della spesa storica e definire, invece, i livelli minimi delle prestazioni noi, sempre e comunque, a prescindere dalle risorse che arriveranno, saremo in qualche modo di fronte a una discriminazione data dalla residenza, dal luogo di nascita. Finché lo Stato non definirà i livelli minimi delle prestazioni un bambino che nasce a Reggio Calabria non avrà le stesse possibilità, le stesse opportunità e gli stessi servizi di un bambino che nasce in una qualsiasi altra città del centro nord”.

Sul tema dell’Italia a due velocità è tornato anche Andrea Mazzillo, Economista ed esperto di finanza locale presso la Sezione Autonomie della Corte dei conti, che ha lanciato un allarme: “Per come funzionano i meccanismi di erogazione di questi fondi, i Comuni che avranno meno capacità di impegnare risorse e di destinarli ai territori, si ritroveranno paradossalmente penalizzati perché queste saranno magari trasferite ad Amministrazioni più efficienti”. 

Con riferimento alle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per il tramite del “Recovery Fund” e che saranno incardinate nel “Piano nazionale di ripresa e resilienza”,  Nicola Tonveronachi, Amministratore delegato di Centro Studi Enti Locali Spa, ha detto: “Riprendendo lo slogan forse più famoso fra quelli esposti all’inizio della pandemia per il Covid, ovvero ‘andrà tutto bene’, noi dobbiamo trasformarlo in un hashtag ancora più giusto e cioè ‘andrà tutto meglio’, nel senso che dobbiamo utilizzare in maniera forte le risorse riservate all’Italia e che il nostro Paese ha saputo conquistarsi, per sciogliere alcuni nodi: non possiamo fallire, perché non possiamo permettercelo per le prossime generazioni: fallire sarebbe davvero un crimine”.

Sulla portata epocale della sfida e sull’opportunità senza precedenti che questo Piano rappresenta ha messo l’accento anche Antonia Carparelli, Docente Lumsa e già Dirigente alla Commissione Europea, che ha evidenziato come “Dal secondo dopoguerra, dopo il Piano Marshall, non ci siano stati interventi sovranazionali di questa portata”. La Dott.ssa Carparelli ha messo in evidenza la necessità del Paese di affrancarsi dal passato, non soltanto dai molti decenni di crescita sottodimensionata e di perdita di terreno rispetto ai competitor europei e nazionali ma anche dai dati disastrosi sulla nostra capacità di spesa dei fondi strutturali. Questa, ha evidenziato Antonia Carparelli, deve essere la battaglia: non occorre focalizzarci tanto su come saranno ripartiti questi fondi quanto su come le risorse del fondo vengano spese. C’è, tra le altre cose, un “problema di fondo di connessione con la dimensione europea, di piena appropriazione di come funzionano le istituzioni e una necessità di ancorare gli obiettivi nazionali con le regole e le richieste europee”.

“Nonostante sia molto complicato parlare oggi di Recovery in quanto l’emergenza sanitaria è tutt’altro che superata – ha detto il Prof. Iacopo Cavallini – Dem Unipi – siamo chiamati a farlo con la responsabilità e la consapevolezza di non poter mancare l’appuntamento e nemmeno di sbagliare. L’Università di Pisa, il Dipartimento di Economia e Management e il mondo accademico sono pronti ad aiutare a far sì che questa grande, e forse ultima, opportunità non sia mancata, per fare diventare il nostro Paese solo un po’ più moderno e un po’ più normale. Ce lo chiedono le nuove generazioni e ce lo meritiamo anche noi”.

Ben venga dunque l’assoldamento di nuove e giovani risorse nelle P.A. affinché ci sia personale in numero e con preparazione sufficiente per affrontare la sfida rappresentata dal “Recovery” ma attenzione, ha messo in guardia il Professor Carlo Conte, Componente dello Standard Setter Board – RgS: “Un provvedimento come quello promosso dai Ministri Brunetta e Carfagna, che dovrebbe immettere nelle Amministrazioni 200mila persone in 4 mesi è positivo ma bisogna tener conto del fatto che si tratta di persone  che ‘vengono dalla strada’ e sono completamente sguarniti di qualsiasi cognizione della P.A. Una persona capace non si costruisce in 4 mesi. Sicuramente saranno una risorsa utile e importante ma dobbiamo tenere a mente che questo deve essere uno degli elementi del sistema di rinascita della P.A. e del sistema paese, ma non l’unico”.


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