Referendum: Quagliariello, ‘correttivi non urgenti ma assolutamente necessari’

Di fronte al proliferare delle richieste di referendum, anche grazie all’utilizzo della firma digitale, occorre pensare sicuramente a dei correttivi, anche se il problema non è urgente. Lo dice all’Adnkronos il senatore Gaetano Quagliariello, già ministro delle Riforme e vicepresidente di Coraggio Italia. “Bisogna distinguere -spiega- il problema contingente da quello strutturale: sono stati promossi alcuni referendum, facilitati dalla firma digitale, uno può essere d’accordo o meno sulle richieste referendarie, ma il problema non esiste, si devono fare. Tuttavia la finestra elettorale si chiude tra breve per la fine della legislatura, quindi nell’immediato non vedo un rischio eccessivo”. 

“Da un punto di vista strutturale dobbiamo decidere se vogliamo diventare una democrazia mista, referendaria e rappresentativa, oppure no. Sotto questo aspetto -rimarca Quagliariello- è assolutamente chiara la volontà del Costituente, che ha concepito il referendum come un importante strumento di integrazione e non concorrente della volontà popolare, che si esprime attraverso le elezioni e gli strumenti della democrazia rappresentativa”. “E’ altrettanto evidente -prosegue l’ex ministro delle Riforme- che 500mila firme raccolte nel ’46, in un Paese di tipo agricolo, soltanto nelle segreterie comunali, ne valgono 5 milioni raccolte con lo spid a voler essere generosi. Questa questione deve risolta attraverso una modifica, anche non urgente, della legge sul referendum, che richiede una serie di correttivi”. 

“Innanzi tutto, come detto, l’innalzamento del numero di firme, certo non 5 milioni, ma almeno un po’ superiore rispetto a quello previsto attualmente; il secondo, la necessità di un parere preventivo della Corte costituzionale che dica se il quesito è ammissibile o meno prima di raccogliere le firme; infine, una scheda compilata dal promotori, perchè chiariscano bene l’oggetto del referendum in modo che il cittadino si esprima su qualcosa di chiaro”. “Mi sembrano -conclude Quagliariello- proposte non punitive, per garantire un equilibrio di sistema, rispettare l’utilizzo degli strumenti con i quali si esprime la volontà popolare ed evitare che l’attività principale della Corte costituzionale diventi il giudizio di ammissibilità dei referendum”.  


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