Responsabilità: condanna del Presidente di una Opera Pia per mancata restituzione di fondi regionali non usati per lo scopo previsto

Responsabilità: condanna del Presidente di una Opera Pia per mancata restituzione di fondi regionali non usati per lo scopo previsto

Corte dei conti – Sezione prima giurisdizionale centrale d’appello, Sentenza n. 425 del 26 giugno 2013

Oggetto

Condanna del Presidente di una Opera Pia per mancata restituzione alla Regione di fondi non utilizzati per corsi di formazione: conferma con riduzione della Sentenza territoriale per la Puglia n. 850/10.

Premessa

Nel giugno 2007, la Procura regionale cita il Presidente di un’Ipab Opera Pia, lamentando un danno complessivo di Euro 423.000, di cui Euro 268.000 a favore dell’Ipab stessa ed Euro 155.000 a favore della Regione. Infatti, la Opera Pia aveva disposto, dal 2001 al 2006, con specifici atti del Consiglio di amministrazione, l’utilizzo di fondi propri e regionali a favore di una Cooperativa per la commercializzazione di prodotti agricoli e per altri motivi, oltre ad aver concesso alla stessa Cooperativa la gestione di terreni di proprietà dell’Ipab senza ottenere il pagamento degli affitti. Inizialmente l’Ipab aveva eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti per la natura privatistica della stessa (Ente retto da un’Assemblea di soci tutti privati). I Giudici territoriali, citando molte Sentenze delle Ssrr della Cassazione (ultima, l’Ordinanza n. 4511/06), respingono tale eccezione. Entrando nel merito, ritengono fondata la richiesta della Procura e condannano il Presidente dell’Opera Pia per gli addebiti formulati. L’interessato presenta ricorso, lamentando che la pronuncia delle Ssrr della Cassazione “non impediva di affermare che almeno per le poste riferibili al patrimonio dell’Opera Pia non sussistevano il carattere pubblico del danno, stante la natura di persona giuridica privata dell’Ente medesimo”. La conclusione è la condanna a pagare alla Regione Puglia la somma di Euro 155.000 relativa alla mancata restituzione dei fondi regionali che il presidente dell’Opera Pia “aveva materialmente e malamente gestito, spendendo tutte le risorse regionali anche per altri fini non attinenti alla gestione dei corsi di formazione”; nessun addebito per l’utilizzo e la gestione dei fondi propri.

Sintesi della Sentenza

I Giudici d’appello esaminano gli 8 addebiti formulati dalla Procura, suddividendoli in 2 casistiche ben distinte.

Un primo gruppo comprende:

–          l’affidamento alla Cooperativa dei servizi relativi alla coltivazione di un certo terreno, “nella piena consapevolezza di una pianificazione produttiva e gestionale carente e, inoltre, omettendo di richiedere un preventivo di spesa e determinando in tal guisa di comparare offerte diverse”. Tale danno era consistito nell’omessa ripetizione dell’anticipo versato e nel mancato introito dei ricavi della vendita dei prodotti ortofrutticoli non versati dalla Cooperativa;

–          il mancato introito dei canoni di altri terreni affittati alla Cooperativa suddetta per la durata di 15 anni, con colpa dell’odierno appellante che, in sostanza, aveva trascurato di esigere e curare la riscossione di dette entrate, in violazione dell’art. 19 dello statuto dello stesso Ente morale in questione;

–          la mancata riscossione di altri crediti verso la stessa Cooperativa;

–          l’anticipazione di fondi pubblici versati alla stessa nonostante le sue condizioni finanziarie di decozione;

–          il pagamento a detta Cooperativa indebitamente di acconti Iva per acquisto di macchinari e impianti;

–          il pagamento di un effetto agrario per conto della Cooperativa suddetta in relazione all’acquisto di beni strumentali, in qualità di avallante della cambiale agraria;

–          al pagamento della prestazione di servizi.

L’addebito mosso a carico del convenutoappellante è di avere assunto autonome decisioni, ancor prima che il Consiglio di amministrazione adottasse le proprie Deliberazioni (che si erano risolte in mera approvazione o ratifica), e di aver avuto un ruolo determinante nel proporre il “piano di sviluppo aziendale”, pur nella consapevole carenza dei presupposti per il buon esito.

L’appellante ha in modo specifico argomentato in ordine all’insussistenza delle singole poste di danno.

In ordine al primo ordine di doglianze formulate dall’appellante – quelle per le quali egli è stato condannato a risarcire il danno alla stessa Opera Pia – occorre innanzitutto rilevare che l’affermazione della giurisdizione pronunciata dall’anzidetta Ordinanza della Corte regolatrice poggia sulla considerazione che la posta di maggiore entità del danno erariale – quella di Euro 154.721,23 – proveniva da fondi regionali e comunitari accreditati alla Opera Pia in questione dalla Regione Puglia.

Al di fuori di questa partita finanziaria, la Opera Pia, come la stessa Cassazione ha affermato, ha un patrimonio costituito prevalentemente dalle proprie rendite, nonché da sussidi provenienti da soggetti esterni pubblici o privati.

Orbene, per quanto attiene alle attività relative ai corsi di formazione finanziati dalla Regione, non vi è dubbio circa la natura pubblica delle risorse e la possibilità di configurare un danno erariale nel loro uso non conforme alle finalità pubbliche sottese.

Per quanto concerne invece le altre vicende dannose accertate dalla Sentenza di primo grado, ritiene la Sezione d’appello che la Pronuncia della Cassazione a cui si è più volte accennato non esime il Collegio dall’esaminare se in concreto ed effettivamente i contestati fatti di mala gestio si siano tradotti in una lesione di interessi pubblici affidati istituzionalmente alla cura dell’Opera Pia o abbiano riguardato danaro proveniente comunque da contributi pubblici, perche solo in tal caso sussisterebbero gli estremi della responsabilità per danno erariale.

Risultano peraltro carenti gli indici della sussistenza della colpa grave, non potendosi ritenere sufficiente, a tal fine, il mero asserto della Sentenza impugnata secondo cui sarebbe stato affidato alla Cooperativa l’esecuzione di determinati servizi nella piena consapevolezza di una pianificazione produttiva e gestionale carente.

Dubbio sussiste poi sull’effettività di una lesione all’Erario pubblico, dal momento che si è trattato di mancate entrate relative all’affitto di un terreno di proprietà della stessa Opera Pia.

La conclusione dei Giudici d’appello riguardano quindi la posta di danno relativa “all’attività svolta dall’Ipab nella formazione professionale e non ancora restituite”.In questo caso, non vi è dubbio sulla sussistenza del danno erariale, trattandosi di un finanziamento della Regione Puglia non impiegato in modo corrispondente al programma e alla finalità del contributo stesso. Si tratta di accertare se sia giusto l’addebito di tale danno dal convenuto, come statuito dalla prima Sentenza.

Il Cda dell’Opera Pia deliberò di rimborsare solo Euro 133.765,22, pari alla metà dell’anticiporicevuto.Tuttavia, l’adempimento dell’Opera Pia non vi è stato, e la Regione ha intimato la restituzione del finanziamento con interessi, ma il Consiglio di amministrazione dell’Opera Pia ha deliberato di ricorrere al Tar, comportamento ritenuto dalla Procura attrice e dalla Sentenza di primo grado animato da intenti dilatori.

In sintesi, ha esposto il requirente che, in seguito ad attività ispettiva della Regione, erano state rilevate varie irregolarità: carenza nei fascicoli personali dei corsisti, con impossibilità di verificare i requisiti richiesti per l’ammissione ai corsi; mancata firma dei contratti per il personale docente; carenza di sottoscrizioni di presenza del tutor del corso, né l’esistenza del contratto del medesimo, con conseguente impossibilità di conteggiare le ore di lezione; dal registro presenze non risultavano effettuate 20 ore di visite guidate non previste dalla proposta di progetto del corso.

In tale situazione, avendo gestito il convenuto il finanziamento concesso dalla Regione, spettava a lui stesso dimostrare i motivi della mancata restituzione o provare che essa era divenuta impossibile per fatto a lui non imputabile.

Correttamente, la Sentenza di prime cure ha addebitato l’intera posta di questo danno al convenuto, fermo restando che le eventuali somme che la Regione dovesse recuperare a titolo di restituzione del finanziamento dall’Opera Pia, potranno essere in sede esecutiva scomputate dall’importo della condanna.

Commento

Questa Opera Pia pugliese, che è proprietaria di molti terreni agricoli, decide di affidarne la gestione ad una Cooperativa (si presume una Cooperativa sociale): questa non paga gli affitti ed ha continuamente bisogno di interventi finanziari dell’Opera Pia. Il Presidente dell’Ente è coinvolto perché “non ha riscosso gli affitti”. Contemporaneamente, la stessa Opera Pia ottiene un notevole contributo dalla Regione per svolgere 2 corsi di formazione, di cui uno non viene realizzato e l’altro viene rendicontato con molte lacune. I Giudici territoriale addebitano tutti questi 2 eventi dannosi al Presidente; i Giudici d’appello invece solamente quello relativo al rimborso alla Regione.

Sicuramente questa Opera Pia è stata carente amministrativamente, sia per la gestione dei fondi propri che per la gestione dei fondi regionali.

E’ molto interessante la diversa competenza della Corte dei conti per la valutazione delle 2 gestioni ambedue irregolari (una con fondi propri, la seconda con fondi pubblici).

di Antonio Tirelli


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