Responsabilità: condanna di un Dirigente di una Provincia per non aver ottemperato a diverse disposizioni del Giudice amministrativo

Responsabilità: condanna di un Dirigente di una Provincia per non aver ottemperato a diverse disposizioni del Giudice amministrativo

Corte dei conti – Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello – Sentenza n. 255 del 2 ottobre 2020

Oggetto

Condanna Dirigente Settore “Ambiente” di una Provincia per non aver ottemperato a diverse disposizioni del Giudice amministrativo: conferma Sentenze della Sezione territoriale per la Puglia n. 760, n. 761, n. 762 e n. 763, del novembre/dicembre 2018.

Fatto

Nel 2009, il Tribunale amministrativo per la Puglia “aveva accolto il ricorso proposto da una Società eolica, avverso il silenzio della Provincia in ordine all’Istanza dell’Impresa, di valutazione di impatto ambientale e di incidenza ambientale del Progetto dalla stessa predisposto per la realizzazione di un Parco eolico nel Comune di C., ordinando alla Provincia di pronunciarsi, entro 90 giorni, sull’Istanza. Decorso inutilmente il termine, su ricorso della Società, il Tribunale amministrativo regionale aveva nominato, con Ordinanza del 2010, un Commissario ad acta per l’esecuzione della Sentenza, nella persona di un Dirigente della Provincia, a riposo. Con successiva Ordinanza del 2012 aveva liquidato il compenso spettante al Commissario in Euro 3.000, oltre accessori, ponendolo a carico della Provincia, la quale, in data… aprile 2013, aveva emesso un mandato di pagamento dell’importo di Euro 3.244,80”.Si è proceduto nello stesso modo per altre 3 Ordinanze, con il costo, per ogni Ordinanza, per il Commissario ad acta, di Euro 3.244,80.

La Procura contabile contesta al Dirigente del Settore “Ambiente” della Provincia, un danno “per colpa grave” per non aver ottemperato ai 4 adempimenti disposti dal Giudice amministrativo, per l’importo di Euro 2.500 per ogni singola fattispecie.

La Sezione territoriale per la Puglia, con 4 distinte Sentenze – n. 760, n. 761, n. 762 e n. 763, del novembre/dicembre 2018 – condanna il Dirigente, riducendo l’importo del danno ad Euro 2.000 per ogni singola Sentenza (quindi complessivamente Euro 8.000).

L’interessato presenta ricorso, che viene respinto.

Sintesi della Sentenza

Nel ricorso di appello, il Dirigente sostiene “l’insussistenza della condotta illecita; insussistenza del danno erariale; insussistenza del nesso causale tra la condotta tenuta dal Dott. D. e il contestato danno patrimoniale arrecato all’Ente provinciale; insussistenza del dolo o della colpa grave; ingiusta determinazione del quantum debeatur; omessa Pronuncia; mancata applicazione dell’art. 1, comma 1-quater della Legge n. 20/1994; omessa Pronuncia; richiesta di ulteriore riduzione dell’addebito.”Il Procuratore generale ha depositato le proprie conclusioni ove, dopo aver contrastato tutte le tesi propugnate dalla difesa, conclude per il rigetto dell’appello, con condanna dell’appellante al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio.

I Giudici di appello preliminarmente dispongono “la riunione di tutti i giudizi ai sensi dell’art. 84 del Cgc., poiché gli appelli sono stati proposti dal medesimo soggetto avverso Sentenze che presentano identità oggettiva”.

Nel merito i Giudici, sull’assunto del Dirigente, “dall’esclusione della colpa grave a suo carico – che si sostanzia nella carenza di organico e, comunque, nella mancanza di un’organizzazione adeguata del Settore di competenza nell’Ente, non merita condivisione. Come anche non condivisibile si manifesta la motivazione fornita a sostegno dell’insussistenza del danno erariale o, ancora, in ordine al quantum debeatur addebitatogli, in ordine al quale il Giudice di prime cure non avrebbe tenuto conto del vantaggio conseguito dall’ente per essersi avvalso dell’apporto del commissario ad acta. Né, infine, condivisibile appare quanto evidenziato in relazione alla mancata considerazione del concorso causale dell’inerzia del Comitato tecnico di Via e della mancata costituzione della Provincia nel giudizio amministrativo che non avrebbe consentito di richiedere al Tribunale amministrativo regionale di ‘far rinnovare il procedimento di Via alla Regione Puglia.

I Giudici affermano che “è appena il caso di ricordare che il pregiudizio derivato all’Erario provinciale scaturisce dall’ingiustificata e reiterata inottemperanza all’ordine del Giudice amministrativo da parte del Dirigente del Settore ‘Ambiente’ della Provincia che ha comportato la nomina del Commissario ad acta il cui compenso, come ha espressamente affermato il Giudice di prime cure, ‘costituisce indubbiamente un’indebita spesa per l’Ente’. Quindi, conseguenza di un’omissione che da parte dell’appellante si vuole invece ricondurre ad prius – quale la situazione asseritamente deficitaria dell’organizzazione dell’Ente – assolutamente ininfluente rispetto a quanto ordinato dal Giudice amministrativo perché, se alle 2 Ordinanze fosse stata data regolare esecuzione, l’Amministrazione non avrebbe sopportato l’esborso complessivo di cui alle quattro Sentenze in epigrafe.

Concludono che “le plurime condanne conseguite dall’Amministrazione provinciale per la questione in commento dimostrano, qualora ve ne fosse bisogno, la condotta gravemente colposa dell’appellante che ha disatteso immotivatamente e, quindi, per colpa grave, le disposizioni del Giudice amministrativo causando il danno contestato.

Circa l’ammontare del danno, il Collegio giudicante afferma che “la richiesta di riduzione dell’ammontare del danno, peraltro, generosamente decurtato in prime cure di una percentuale pari al 20% che riduce ulteriormente il danno subìto dalla Provincia, non soltanto nella misura richiesta da parte attrice (in Euro 2.500,00 per ogni fattispecie), ma addirittura in quella effettivamente subìta dalla Provincia di Euro 3.244,80 (per ognuno degli interventi del Commissario).

Commento

Non risulta chiaro perché, dopo la prima contestazione (e quindi, con la nomina di un Commissario ad acta) il Dirigente della Provincia non ha poi ottemperato ai successivi 3 adempimenti richiesti dal Tar. Sicuramente sono mancati tutti i controlli interni, sia amministrativi che politici. Si può quindi ipotizzare che l’orientamento politico della Provincia fosse quello di evitare assolutamente di adempiere alle Ordinanze del Tar. In questo caso, si giustifica la “generosa decurtazione” del danno operata dai Giudici territoriali (come hanno rilevato i Giudici di appello).


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