Revisori dei conti di Azienda speciale: i compensi devono essere definiti nell’atto di nomina

Revisori dei conti di Azienda speciale: i compensi devono essere definiti nell’atto di nomina

Nell’Ordinanza n. 24084 del 26 settembre 2019 della Corte di Cassazione, la questione controversa riguardava il compenso del Revisore dei conti di un’Azienda speciale. In particolare, i Giudici di legittimità hanno rilevato che l’art. 52 del Dpr. n. 902/1986, dopo avere previsto la competenza del Consiglio comunale alla nomina del Collegio dei Revisori dei conti, le cause di incompatibilità ostative alla nomina o, se sopravvenute, implicanti decadenza dall’incarico, all’ultimo comma stabilisce, “al Presidente ed ai Membri del Collegio dei revisori è corrisposta una adeguata indennità il cui ammontare è deliberato dal Consiglio comunale, tenuto conto delle dimensioni dell’Azienda e delle tariffe professionali vigenti”. La Suprema Corte ha chiarito che il compenso spettante ai Revisori deve essere determinato in relazione ad ogni singola e specifica nomina. Ciò, discende dalla lettura della disposizione sopra richiamata, che disciplina l’atto di nomina come un atto unitario, con l’effetto che la designazione del soggetto incaricato deve necessariamente essere accompagnata dalla determinazione dell’indennità prevista a suo favore. In tale senso depone, oltre il dato testuale, una interpretazione costituzionalmente orientata della norma, considerato che il Principio di buona amministrazione, posto dall’art. 97, comma 1, della Costituzione, comporta che il conferimento di un incarico non gratuito ad un privato da parte della Pubblica Amministrazione sia accompagnato dall’indicazione della spesa e della conseguente rimunerazione prevista. Inoltre, che la determinazione di tale rimunerazione costituisca elemento necessario della Delibera di nomina appare discendere dalla considerazione che la particolare disciplina dettata dall’art. 52 del Dpr. citato qualifica tale spettanza, in ragione della natura pubblicistica dell’incarico, come indennità e non come corrispettivo o onorario, escludendo in tal modo che essa possa essere eterodeterminata sulla base della tariffa professionale per i Dottori commercialisti. L’inapplicabilità del sistema tariffario risulta altresì confermata dalla precisazione normativa che essa deve essere “adeguata”, rimandando essa ad un criterio di sufficienza che è diverso da quello seguito nell’ambito della tariffa professionale. Tuttavia, al caso di specie deve essere applicato l’art. 2233 del Cc., secondo cui il compenso per il prestatore d’opera intellettuale, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe e usi, è determinato dal Giudice.


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