Riaccertamento: economie di spesa date da rinegoziazione mutui non possono essere usate per ripianare il disavanzo

Riaccertamento: economie di spesa date da rinegoziazione mutui non possono essere usate per ripianare il disavanzo

Con la Delibera n. 122 del 24 settembre 2015, la Corte dei conti Umbria si è espressa in materia di riaccertamento straordinario dei residui.

Con un primo quesito un Comune chiede alla Sezione citata della Corte se il termine dei 45 giorni, stabilito dall’art. 2, comma 2, del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 2 aprile 2015, entro il quale il Consiglio comunale deve definire le modalità di recupero del maggiore disavanzo in attuazione dell’art. 3, comma 7 del Dlgs. n. 118/11, decorre dalla data di adozione della Delibera di Giunta concernente il predetto riaccertamento straordinario ovvero dalla data del 30 aprile, termine entro cui il Consiglio comunale è tenuto ad approvare il rendiconto ai sensi dell’art. 227 del Tuel.

La Sezione afferma che, in applicazione dei canoni ermeneutici di cui all’art. 12, comma 1, delle disposizioni preliminari al Codice civile, il “dies a quo” per l’approvazione della Delibera consiliare va individuato nella data di effettiva adozione della Delibera di Giunta di riaccertamento straordinario dei residui, sebbene successiva al 30 aprile 2015, termine entro il quale deve essere approvato, contestualmente, il rendiconto dell’esercizio 2014, ai sensi  dell’art. 3, comma 7, del citato Dlgs. n. 118/11.

Il secondo quesito proposto attiene alla possibilità di utilizzare, al fine di ripianare il disavanzo risultante dal riaccertamento straordinario dei residui, le economie di spesa derivanti dalla minore quota capitale sui mutui in ammortamento che l’Ente ha realizzato a decorrere dall’esercizio 2014 a seguito della rinegoziazione dei mutui. In tal modo l’Ente interpellante ritiene di poter rientrare nel campo di applicazione dell’art. 2, comma 8, lett. b), del citato Dm. 2 aprile 2015, laddove prevede di ripianare il maggiore disavanzo anche attraverso “la cancellazione del vincolo di generica destinazione agli investimenti, escluse le quote finanziate da debito”, considerando sussistente per le anzidette risorse un vincolo di generica destinazione agli investimenti sulla scorta dei principi recati dall’art. 119 della Costituzione, ai sensi del quale le economie derivanti dal minore esborso annuale in linea capitale, conseguente alla rinegoziazione del debito, sono destinate annualmente alla copertura di spese per investimenti o alla riduzione del debito in essere. Invero, l’art. 2, comma 8, del citato Decreto Mef 2 aprile 2015 consente di destinare alla copertura del disavanzo in questione anche le risorse che si sono rese disponibili perché non più destinate ad investimento “purché non finanziate da debito”.

La fattispecie ipotizzata nella richiesta di parere concerne il risparmio annuale realizzato a seguito della rinegoziazione di mutui con conseguente “minore quota capitale sui mutui in ammortamento che l’Ente ha realizzato a decorrere dall’esercizio 2014”. 

Pertanto, la Sezione ritiene che le economie di spesa realizzate dall’Amministrazione attraverso la rinegoziazione dei mutui non si sottraggono al vincolo di destinazione posto dall’art. 119 della Costituzione alle risorse derivanti da indebitamento, risorse che debbono essere “destinate dagli Enti Locali alla copertura di spese di investimento o alla riduzione del debito in essere”.

Delibera n. 122 del 24 settembre 2015 – Corte dei conti Umbria


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