Riconoscibilità di un debito fuori bilancio in assenza di contratto in forma scritta: il parere della Corte Trentino Alto Adige

Riconoscibilità di un debito fuori bilancio in assenza di contratto in forma scritta: il parere della Corte Trentino Alto Adige

Nella Delibera n. 35 del 25 luglio 2018 della Corte dei conti Trentino Alto Adige, viene chiesto un parere sulla possibilità, da parte dell’Amministrazione comunale, di riconoscere un debito fuori bilancio, ai sensi dell’art. 194, comma 1, lett. e), del Dlgs. n. 267/00, in assenza di un contratto redatto in forma scritta, qualora si sia verificato un evidente arricchimento dell’Ente nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni.

La Sezione rileva che i contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione richiedono la forma scritta ad substantiam. La forma scritta, “assolve una funzione di garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa, permettendo d’identificare con precisione il contenuto del programma negoziale, anche ai fini della verifica della necessaria copertura finanziaria e dell’assoggettamento al controllo dell’Autorità tutoria”. Ne consegue, che in assenza della forma scritta, “…non si è in presenza di un ‘contratto’, ancorché invalidamente concluso, ma a un comportamento di fatto privo di rilievi di sorta, sul piano giuridico, mancando – in radice – quell’accordo tra le parti, presupposto dall’art. 1321 del Cc. anche per il costituirsi di un contratto invalido o non opponibile ai terzi”. Chiarito che i contratti dei Comuni richiedono la forma scritta ad substantiam, la mancanza di questo elemento determina la deficienza strutturale dell’atto, ossia la mancanza e l’impossibilità originaria di un elemento costitutivo. La nullità del contratto per difetto di forma comporta la definitiva inidoneità dello stesso a produrre gli effetti suoi propri nei confronti dell’Amministrazione pubblica. Pertanto, è pacifico che il difetto di forma scritta nei contratti con il Comune determina la mancata costituzione dell’obbligazione contrattuale nei confronti dell’Amministrazione, con la conseguenza che non vi può essere “debito” fuori bilancio da riconoscere. Inoltre, la Sezione chiarisce che la disciplina dell’art. 194 del Tuel per la riconoscibilità del debito presuppone l’esistenza di un’obbligazione giuridicamente perfezionata nei confronti dell’Ente Locale, obbligazione che difetta dell’osservanza delle procedure contabili poste a garanzia del rispetto del principio di programmazione della spesa e dell’universalità del bilancio, nonché a presidio degli equilibri finanziari complessivi. Nel caso di specie, proprio perché il contratto che difetta di forma scritta ad substantiam non costituisce un’obbligazione giuridicamente perfezionata, “non risulta applicabile l’art. 194 del Tuel che rappresenta una disciplina eccezionale, relativa ad ipotesi tassative e di tendenziale stretta interpretazione”. La Suprema Corte, con la Sentenza n. 3844/17, afferma infatti che “il riconoscimento di un debito fuori bilancio … costituisce un procedimento discrezionale che consente all’Ente Locale di far salvi nel proprio interesse – accertati e dimostrati l’utilità e l’arricchimento che ne derivano, per l’Ente stesso, nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza – gli impegni di spesa di copertura contabile, ma non introduce una sanatoria per i contratti nulli o, comunque invalidi – come quelli conclusi senza il rispetto della forma scritta ‘ad substantiam’”.


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