Corte di Cassazione, Ordinanza n. 29823 del 19 novembre 2024
Nella fattispecie in esame, la questione controversa riguarda un ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro una Sentenza che aveva annullato un avviso di accertamento emesso nei confronti della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. L’avviso riguardava la rettifica della rendita catastale di un immobile adibito a culto pubblico, portata da zero a 62.436,60 euro, in seguito a modifiche dichiarate tramite la procedura “Docfa” per ristrutturazione, frazionamento e fusione.
L’Agenzia delle Entrate chiede alla Corte di Cassazione di valutare se sia legittimo attribuire una rendita catastale ad un immobile censito nella Categoria “E/7” (destinata a edifici con funzioni pubbliche), che generalmente esclude la rendita per edifici adibiti a culto pubblico, salvo che siano utilizzati a fini locativi. La Congregazione dal canto suo sostiene che il Giudice di appello abbia correttamente applicato la normativa catastale, confermando che l’immobile non è produttivo di reddito e quindi esente da rendita catastale. La Congregazione ha inoltre richiesto che la causa venga discussa in pubblica udienza per affrontare le questioni giuridiche relative all’iscrizione catastale degli immobili nella Categoria “E/7”, sottolineando la mancanza di un orientamento giurisprudenziale uniforme. L’obiettivo dell’Agenzia è ottenere la cassazione della Sentenza d’appello e il ripristino della validità dell’avviso di accertamento.
La Suprema Corte chiarisce che dal punto di vista normativo, gli edifici destinati al culto pubblico non sono obbligatoriamente iscritti in catasto, ma possono esserlo facoltativamente. Tuttavia, se viene presentata una dichiarazione per l’iscrizione o la variazione, questi immobili non rientrano tra quelli esenti da rendita catastale, come previsto dal Dm. n. 28/1998. In questi casi, è necessario indicare una Categoria catastale e una rendita, trattandosi di immobili con una “destinazione particolare“. Le Dichiarazioni sono soggette a verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria, anche per determinare la rendita definitiva a fini statistici e inventariali, secondo il Dm. n. 701/1994.






