Riforma P.A. e formazione dei dipendenti pubblici tra i punti chiave del Discorso programmatico del Presidente del Consiglio Mario Draghi

Riforma P.A. e formazione dei dipendenti pubblici tra i punti chiave del Discorso programmatico del Presidente del Consiglio Mario Draghi

 

La ripartenza economica del Paese e la ricostruzione degli equilibri socio-economici stravolti dalla pandemia passano anche per la formazione dei dipendenti pubblici e per una radicale riforma della Pubblica Amministrazione. Questo uno dei Principi affermati nel suo Discorso programmatico dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in occasione del suo Discorso di insediamento che ha preceduto il voto di Fiducia a Palazzo Madama.

Occorre investire– ha detto il Premier – sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei Funzionari pubblici per permettere alle Amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel ‘Programma nazionale di ripresa e resilienza’”.

Dopo aver fatto una lunga premessa sull’impatto del “Covid-19” e sulla necessità, per la Politica, di affrontare in maniera compatta e responsabile questa difficile e cruciale fase, Mario Draghi ha indicato come immediate priorità per la ripartenza:

a. il Piano di vaccinazione – una volta ottenute le quantità sufficienti, la sfida del Governo sarà la distribuzione più rapida ed efficiente possibile, facendo ricorso a tutti i canali e le collaborazioni possibili: Strutture pubbliche e private; collaborazione di Protezione civile, Forze armate e Volontari.

b. la Scuola – tornare prima possibile a un orario scolastico normale, anche attraverso fasce orarie scaglionate e adoperarsi perché vengano recuperate le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto dove la Didattica a distanza ha incontrato più difficoltà a partire.

Per quanto riguarda il post-emergenza sanitaria, il Programma del neo-Presidente del Consiglio ha messo al centro della ricostruzione temi come la lotta al cambiamento climatico, l’occupazione, la parità di genere e il Mezzogiorno.

Di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi del discorso.

Gli investimenti pubblici: Particolare attenzione va posta agli investimenti in manutenzione delle opere e nella tutela del territorio, incoraggiando l’utilizzo di tecniche predittive basate sui più recenti sviluppi in tema di Intelligenza artificiale e Tecnologie digitali. Il Settore privato deve essere invitato a partecipare alla realizzazione degli Investimenti pubblici apportando più che finanza, competenza, efficienza e innovazione per accelerare la realizzazione dei Progetti nel rispetto dei costi previsti.

Next Generation EU: La strategia per i Progetti del ‘Next Generation EU’ non può che essere trasversale e sinergica, basata sul Principio dei co-benefici, cioè con la capacità di impattare simultaneamente più Settori, in maniera coordinata. Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che ‘ogni azione ha una conseguenza’. Come si è ripetuto più volte, avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di 6 anni. Queste risorse dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra Economia. La quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del Programma, lo Strumento per la ripresa e resilienza, dovrà essere modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica. Il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul ‘Programma di ripresa e resilienza’ (‘Pnrr’). Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione Europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile. Gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di ‘Programma’ presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale. Voglio qui riassumere l’orientamento del nuovo Governo. Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti Documenti del Governo uscente, ovvero l’Innovazione, la Digitalizzazione, la Competitività e la Cultura; la Transizione ecologica; le Infrastrutture per la mobilità sostenibile; la Formazione e la Ricerca; l’Equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la Salute e la relativa filiera produttiva. Dovremo rafforzare il ‘Programma’ prima di tutto per quanto riguarda gli Obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano.

Obiettivi strategici: Il ‘Programma’ è finora stato costruito in base ad Obiettivi di alto livello e aggregando proposte progettuali in Missioni, Componenti e Linee progettuali. Nelle prossime settimane rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli Obiettivi riguardanti la Produzione di energia da fonti rinnovabili, l’Inquinamento dell’aria e delle acque, la Rete ferroviaria veloce, le Reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la Produzione e distribuzione di Idrogeno, la Digitalizzazione, la Banda larga e le Reti di comunicazione ‘5G’. Il ruolo dello Stato e il perimetro dei suoi interventi dovranno essere valutati con attenzione. Compito dello Stato è utilizzare le leve della spesa per Ricerca e Sviluppo, dell’Istruzione e della Formazione, della Regolamentazione, dell’Incentivazione e della tassazione. In base a tale visione strategica, il ‘Programma nazionale di ripresa e resilienza’ indicherà obiettivi per il prossimo decennio e più a lungo termine, con una tappa intermedia per l’anno finale del ‘Next Generation EU’, il 2026. Non basterà elencare Progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione Europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti. Selezioneremo Progetti e iniziative coerenti con gli Obiettivi strategici del ‘Programma’, prestando grande attenzione alla loro fattibilità nell’arco dei 6 anni del ‘Programma’. Assicureremo inoltre che l’impulso occupazionale del ‘Programma’ sia sufficientemente elevato in ciascuno dei 6 anni, compreso il 2021. Chiariremo il ruolo del ‘Terzo Settore’ e del contributo dei privati al ‘Programma nazionale di ripresa e resilienza’ attraverso i meccanismi di finanziamento a leva (‘Fondo dei fondi’). Sottolineeremo il ruolo della Scuola che tanta parte ha negli Obiettivi di Coesione sociale e territoriale e quella dedicata all’Inclusione sociale e alle Politiche attive del lavoro. Nella Sanità dovremo usare questi Progetti per porre le basi, come indicato sopra, per rafforzare la Medicina territoriale e la Telemedicina. La governance del ‘Programma di ripresa e resilienza’ è incardinata nel Ministero dell’Economia e Finanza con la strettissima collaborazione dei Ministeri competenti che definiscono le Politiche e i Progetti di Settore. Il Parlamento verrà costantemente informato, sia sull’impianto complessivo, sia sulle Politiche di Settore.

Le riforme: Alcune riguardano problemi aperti da decenni ma che non per questo vanno dimenticati. Fra questi la certezza delle norme e dei Piani di investimento pubblico, fattori che limitano gli investimenti, sia italiani che esteri. Inoltre la concorrenza: chiederò all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, di produrre in tempi brevi come previsto dalla ‘Legge annuale sulla concorrenza’ (Legge 23 luglio 2009, n. 99) le sue proposte in questo campo. Negli anni recenti i nostri tentativi di riformare il Paese non sono stati del tutto assenti, ma i loro effetti concreti sono stati limitati. Il problema sta forse nel modo in cui spesso abbiamo disegnato le riforme: con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza. Nel caso del Fisco, per fare un esempio, non bisogna dimenticare che il Sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le Tasse una alla volta. Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il Governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli. Inoltre, le esperienze di altri Paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’Imposta. Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i Partiti politici e le Parti sociali e solo dopo presentò la sua relazione al Parlamento. Il Progetto prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’Imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata. Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il Governo affidò ad una Commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro Sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della Riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella Commissione l’introduzione dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della Politica di bilancio In questa prospettiva va studiata una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività. Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale. L’altra riforma che non si può procrastinare è quella della Pubblica Amministrazione. Nell’emergenza l’azione amministrativa, a livello centrale e nelle strutture locali e periferiche, ha dimostrato capacità di resilienza e di adattamento grazie a un impegno diffuso nel lavoro a distanza e a un uso intelligente delle tecnologie a sua disposizione. La fragilità del Sistema delle Pubbliche Amministrazioni e dei ‘servizi di interesse collettivo’ è, tuttavia, una realtà che deve essere rapidamente affrontata. Particolarmente urgente è lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia. Agli Uffici verrà chiesto di predisporre un ‘Piano di smaltimento dell’arretrato’ e comunicarlo ai cittadini. La riforma dovrà muoversi su 2 Direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di Piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati. Nel campo della Giustizia le azioni da svolgere sono principalmente quelle che si collocano all’interno del contesto e delle aspettative dell’Unione Europea. Nelle ‘Country Specific Recommendations’ indirizzate al nostro Paese negli anni 2019 e 2020, la Commissione, pur dando atto dei progressi compiuti negli ultimi anni, ci esorta: ad aumentare l’efficienza del Sistema giudiziario civile, attuando e favorendo l’applicazione dei Decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione. Nei nostri rapporti internazionali questo Governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione Europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal Dopoguerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale. […] Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo ‘Patto per le migrazioni e l’asilo’, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una Politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”.


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