Riscossione: illegittimità degli avvisi non sottoscritto o sottoscritto sulla base di una “delega in bianco”

Riscossione: illegittimità degli avvisi non sottoscritto o sottoscritto sulla base di una “delega in bianco”

In materia di sottoscrizione degli avvisi di accertamento, la Suprema Corte ha emanato la Sentenza 9 novembre 2015, n. 22803, nella quale viene contestata la mancanza di valida delega rilasciata dal capo dell’ufficio al funzionario firmatario del provvedimento.

Nella Sentenza in commento, i Giudici si sono espressi sull’assenza della sottoscrizione dell’atto di accertamento e alla legittimità degli ordini di servizio privi dell’identificazione del funzionario legittimato a sottoscrivere gli avvisi (cd. “delega in bianco”).

In merito, la Corte ha statuito che in materia tributaria non è direttamente applicabile il regime normativo di diritto sostanziale e processuale dei vizi di nullità dell’atto amministrativo, atteso che l’ordinamento tributario costituisce un sottosistema del diritto amministrativo, con il quale è in rapporto di species ad genus. Le norme generali in merito agli atti amministrativi, quindi, trovano applicazione solamente quando non sono incompatibili o non siano derogate da norme speciali di diritto tributario.

Il Legislatore, con riferimento agli atti tributari, ha optato per ritenere ricompresi nella categoria della nullità tutti i vizi che invalidano l’atto tributario. Detti vizi sono ricondotti alla generale categoria dell’invalidità-annullabilità, poiché devono essere rilevati dal contribuente in sede di impugnazione ai sensi dell’art. 21, del Dlgs. n. 546/92. Qualora il provvedimento tributario non venga impugnato, esso diviene definitivo, legittimando l’Amministrazione a riscuotere le somme ivi contenute, anche se affetto da vizio nullità.

Il citato art. 42, del Dpr. n. 600/73, impone che gli avvisi di accertamento notificati devono contenere la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro dirigente da lui delegato.

Per tale motivo, sulla base delle sopra citate premesse, la Corte ha dedotto che si pone in oggettivo conflitto con il sistema normativo tributario l’affermazione secondo cui, in difetto di tempestiva impugnazione dell’atto impositivo affetto da nullità, tale vizio possa comunque essere fatto valere per la prima volta dal contribuente con la impugnazione dell’atto consequenziale.

In conclusione nella Sentenza n. 22803/15 la Suprema Corte ha chiarito che qualora l’atto di accertamento sia privo della sottoscrizione del soggetto all’uopo preposto deve essere considerato nullo, in quanto il contribuente non può verificare se il delegatario ha il potere di sottoscrivere l’atto. Il medesimo vizio si concretizza anche qualora un funzionario sottoscriva un avviso di accertamento sulla base di una “delega in bianco”, in quanto devono “ritenersi illegittime le deleghe ‘impersonali’, anche ‘ratione officii’, senza indicare nominalmente il soggetto delegato e tale illegittimità si riflette sulla nullità dell’atto impositivo”.


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