Riscossione: l’Iva sulle spese postali anticipate dalla Società concessionaria del servizio sono a carico del Comune?

Riscossione: l’Iva sulle spese postali anticipate dalla Società concessionaria del servizio sono a carico del Comune?

Il testo del quesito:

A seguito di un rapporto contrattuale di tipo concessorio tra una Società e il Comune, nel quale si prevede che la Società provveda al ‘Servizio di riscossione coattiva’ di avvisi di accertamento emessi e non pagati dai contribuenti, sono da assoggettare ad Iva le spese postali anticipate dalla Società o rientrano nei casi di esclusione dal computo della base imponibile ai sensi dell’art. 15, comma 1, n. 3, del Dpr. n. 633/72?

 

La risposta dei ns. esperti.

Al fine di rispondere al quesito in esame, è necessario in primo luogo operare una distinzione, dal punto di vista giuridico-fiscale, tra “spese anticipate” (del tipo di quelle rappresentate nell’atto inviato unitamente al quesito) e “spese sostenute in nome e per conto” della controparte ai sensi dell’art. 15, comma 1, n. 3, del Dpr. n. 633/72.

Soltanto le seconde sono escluse dalla base imponibile in base a tale ultima norma, mentre le prime non rientrano nei casi di esclusione dal computo della base imponibile.

Nel caso di specie, la Società concessionaria del “Servizio di riscossione coattiva” di avvisi di accertamento emessi dal Comune anticipa, in qualità di Concessionario, come risulta chiaro dal contratto, delle spese in nome proprio e non in nome del Comune, che poi riaddebita (a lordo dell’Iva, come previsto dal contratto) al Comune medesimo.

Tale fattispecie non rientra nell’art. 15, comma 1, n. 3, del Dpr. n. 633/72.

Da un punto di vista civilistico, il rapporto in questione si qualifica come mandato senza rappresentanza. L’art. 1703 Cc. definisce il concetto di “mandato“ come “il contratto con il quale una parte (il mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (il mandante)” prevedendo 2 figure tipiche:

  • ll mandato con rappresentanza” disciplinato all’art. 1704 Cc., dove il mandatario agisce in nome e per conto del mandante;
  • il mandato senza rappresentanza” disciplinato all’art. 1705 Cc., dove il mandatario agisce in nome proprio e per conto del mandante.

Con la Risoluzione n. 6/E del 11 febbraio 1998, l’Amministrazione finanziaria è intervenuta sull’argomento, specificando che, da un punto di vista civilistico, il rapporto intercorrente tra il soggetto attivo e passivo del riaddebito deve qualificarsi come mandato senza rappresentanza.

Ai fini Iva, l’operazione di riaddebito rientra nella fattispecie prevista all’art. 3, comma 3, Dpr. n. 633/72, secondo cui le prestazioni rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra mandante e il mandatario.

L’Amministrazione finanziaria, con successive Risoluzioni, ha confermato che il riaddebito costituisce il corrispettivo di una prestazione di servizi e che mantiene la stessa natura intrinseca dell’operazione ricevuta dal mandatario e successivamente ribaltata dal mandante.

Dunque, pur consapevoli della sottile differenza tra spesa sostenuta in nome e per conto e spesa anticipata, nel caso in esame è da ritenere che si rientri in questa seconda fattispecie e, quindi, reputiamo che l’Iva sulle spese di notifica in questione debba risultare a carico del Comune.

La Società procederà a riaddebitare al Comune le spese postali in questione secondo il regime Iva previsto per le stesse, in generale aliquota ordinaria 22% tranne i casi di esenzione di cui all’art. 10, n. 16, Dpr. n. 633/72 (norma che ricomprende, tra i casi di esenzione, “le prestazioni del Servizio postale universale, nonché le cessioni di beni a queste accessorie, effettuate dai soggetti obbligati ad assicurarne l’esecuzione. Sono escluse le prestazioni di servizi e le cessioni di beni ad esse accessorie, le cui condizioni siano state negoziate individualmente”).

Per inciso, anche la Sentenza della Cassazione Civile, Sezione III, Ordinanza n. 8223 dell’8 aprile 2014, intervenuta sulla questione dell’assoggettabilità ad regime Iva degli importi addebitati dalla Telecom agli utenti relativamente al rimborso delle spese postali anticipate per conto degli stessi clienti, pare confermare quanto sopra affermato.

di Alessio Malucchi e Francesco Vegni


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