Riscossione: pubblicata la Nota di approfondimento Ifel sulla ripresa della notificazione degli avvisi di accertamento dei tributi locali

Riscossione: pubblicata la Nota di approfondimento Ifel sulla ripresa della notificazione degli avvisi di accertamento dei tributi locali

È stata pubblicata sul sito web della Fondazione Ifel la Nota di approfondimento sulla Risoluzione Mef 15 giugno 2020, n. 6/Df, rubricata “La ripresa della notifica degli atti di accertamento dal 1° giugno 2020”.

La Nota mira a fornire agli Enti chiarimenti interpretativi in merito ai contenuti della Risoluzione, con riguardo non solo alle norme contenute nel Decreto “Cura Italia” ma anche alle recenti disposizioni emanate dal Legislatore con il Decreto “Rilancio” (vedi Entilocalinews n. 21 del 25 maggio 2020).

Secondo Ifel, la Risoluzione, oltre al confermare la possibilità di ripresa dell’invio degli avvisi di accertamenti, contiene in particolare un’interpretazione sistematica degli artt. 67 e 68 del Dl. n. 18/2020

Nel merito, l’art. 67, comma 1, ha previsto la sospensione dall’8 marzo al 31 maggio 2020 dei termini di tutte le attività di liquidazione, controllo, accertamento e riscossione e di contenzioso da parte degli Enti impositori. Sul punto, il Ministero ha chiarito che: “Al riguardo, occorre evidenziare che tale norma non sospende l’attività degli enti impositori ma prevede esclusivamente la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza delle predette attività nel periodo individuato; l’effetto della disposizione in commento, pertanto, è quello di spostare in avanti il decorso dei suddetti termini per la stessa durata della sospensione”. In questo senso, secondo Ifel, la disposizione funge da salvaguardia di tutti gli Rnti impositori, impedendo il verificarsi di decadenze che, per ragioni derivanti dalla emergenza epidemiologica, in molti casi non avrebbero potuto essere rispettate.

Per il richiamo operato dall’art. 67, comma 4, all’art. 12, comma 1, del Dlgs. n. 159/2015, lo spostamento del decorso dei termini di decadenza per un periodo pari alla sospensione, comporta un periodo ulteriore pari a 85 giorni che gli Enti potranno utilizzare per espletare le attività considerate dalla norma. In altre parole, per tutti gli atti accertabili nel 2020, il termine di decadenza non è più il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui si è verificata la violazione, ma 85 giorni dopo. Quindi, per l’anno 2015 il nuovo termine è il 26 marzo 2021, mentre per il 2016 il 26 marzo 2022.

L’art. 68 dello stesso Dl. n. 18/2020, sospende invece i termini per i versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, relativi ad entrate tributarie e non tributarie, derivanti da cartelle di pagamento, da atti di accertamento esecutivo notificate, nonché dalle ingiunzioni di pagamento e dagli atti di accertamento esecutivo, emessi dagli Enti territoriali.

Secondo Ifel, da un’interpretazione letterale si potrebbe desumere un blocco delle attività relative agli atti emessi dai Comuni o dai loro soggetti affidatari della gestione delle entrate, e cioè ingiunzioni di pagamento e atti di accertamento esecutivo.

Tuttavia, a parere di Ifel, sia dalla rubrica dell’articolo in questione, “Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione”, e sia dal primo comma che si riferisce alle cartelle di pagamento ed agli accertamenti esecutivi dell’Agenzia delle Entrate affidati in carico all’Agenzia Entrate-Riscossione (AdE-R), e quindi agli atti di accertamento non pagati nei termini per la proposizione del ricorso, si può desumere (come ha evidenziato anche il Mef) che la disposizione riguarda solamente gli atti della riscossione forzata.

Con riferimento al comma 2, possono essere fatte le medesime conclusioni, fatto salvo il caso degli avvisi di accertamento esecutivi di cui all’art. 1, comma 792, della Legge n. 160/2019. Caso che poi è stato chiarito dalla Risoluzione n. 6/Df del Mef, il quale ha precisato che la sospensione fino al 31 agosto dei termini di versamento opera solo con riferimento agli atti che hanno acquistato efficacia di titolo esecutivo, in quanto non pagati e non impugnati nei termini per proporre ricorso. Sul punto il Mef ha chiarito che “l’avviso di accertamento è suscettibile di acquisire natura di titolo esecutivo decorso il termine per la proposizione del ricorso (per i tributi), ovvero decorsi sessanta giorni dalla notifica dell’atto per il recupero delle entrate patrimoniali. Ciò vuol dire che non occorre più la preventiva notifica della cartella di pagamento (se la riscossione è affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione) o dell’ingiunzione fiscale (in caso di servizio svolto direttamente dall’ente o da società private concessionarie). Al contempo, per effetto dello stesso art. 68, per il contribuente è prevista la sospensione dei versamenti”.

Sulla base di tali considerazioni, il Mef ritiene quindi possibile notificare gli atti di accertamento anche durante il periodo di sospensione previsto dall’art. 68, che termina il 31 agosto 2020.

Un altro aspetto che il Ministero ha chiarito, seppur indirettamente, è relativo alla disposizione dell’art. 157, del Dl. n. 34/2020, posto che il Mef non ha imposto alcuna limitazione alle annualità accertabili. Secondo Ifel, l’art. 157 non è applicabile ai tributi locali posto che gli Enti Locali non sono stati citati espressamente e i commi 5 e 6 dettano indicazioni solo con riferimento all’Agenzia delle Entrate, come di spettanza della stessa sono le tipologie di atti indicate nei commi 2 e 3.

In conclusione, Ifel ritiene che alla luce dei chiarimenti forniti dal Ministero, i Comuni possono riprendere la notifica degli avvisi di accertamento con riferimento a tutte le annualità accertabili.


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